Private equity, sola andata: le exit non sfociano più in Borsa

3 MIN

Le dismissioni tornano a crescere in Europa, ma sempre meno attraverso le IPO. Sponsor-to-sponsor e secondari assorbono oltre metà del valore delle exit, trattenendo capitale e aziende nel perimetro dei mercati privati. Con valutazioni più alte, multipli superiori a quelli dei corporate buyer e un modello sempre più orientato alle commissioni, il private equity cambia natura: più resiliente, ma con rendimenti futuri potenzialmente meno straordinari.

Indice

La Borsa non è più la via d’uscita naturale del private equity. Sempre più spesso le aziende restano nel perimetro dei mercati privati, passando da un fondo all’altro, lontano dallo scrutinio pubblico e con orizzonti temporali più lunghi. È il risultato di una trasformazione profonda dell’industria del private equity, con implicazioni rilevanti sia per il tipo di investitore che oggi partecipa ai mercati privati sia per le attese di rendimento.

La buona notizia è che in Europa il volume delle exit — il momento di realizzo dell’investimento — è tornato a crescere: nel 2025 il valore complessivo è aumentato del 10%, pur restando ancora nettamente inferiore al picco del 2021 (-27,6%), secondo l’ultimo Annual European PE Breakdown di PitchBook. Il punto, però, è come avvengono queste exit. Sempre meno tramite quotazione in Borsa, sempre più all’interno del mercato privato.

Nel 2025, infatti, il 53,6% del valore complessivo delle dismissioni è avvenuto da fondo a fondo, nelle operazioni sponsor-to-sponsor. I fondi che acquistano società non quotate da altri fondi sono sempre più disposti a pagarle care: il multiplo mediano EV/EBITDA riconosciuto dai compratori di private equity ha raggiunto quota 12,8x, contro 8,9x per gli acquirenti industriali.

Il circuito chiuso delle exit e lo squilibrio dei capitali

Questa apparente “manica larga” va letta insieme a un altro dato strutturale: la massa di capitali da investire. Il 2023 e il 2024 sono stati anni record per la raccolta del private equity europeo, rispettivamente a 135,9 e 146,7 miliardi di euro, prima del rallentamento del 2025 (circa 80 miliardi). Il risultato è che il capitale entra nel sistema più velocemente di quanto ne esca. “Il rapporto tra deal ed exit, che misura le dismissioni rispetto ai capitali investiti, è salito a 2,5 volte nel 2025, da 2,2 nel 2024, evidenziando un crescente squilibrio tra capitale impiegato e capitale restituito”, osserva PitchBook.

Unendo i puntini, emerge un quadro chiaro: i fondi di private equity dispongono di sempre più risorse, accettano valutazioni più elevate in fase di ingresso e, al momento di vendere, preferiscono spesso un altro fondo alla “sentenza” della Borsa, con la sua lente d’ingrandimento su prezzi, multipli e prospettive. In altre parole, il capitale esce dalle aziende, ma non esce dal mercato privato.

Questo modello riduce il ruolo del mercato pubblico come luogo di price discovery e rafforza l’idea di un ecosistema che tende ad autoalimentarsi, in cui sponsor e secondari assorbono una quota crescente delle dismissioni senza riportare le aziende sotto il giudizio degli investitori di Borsa.

Fee business, continuation fund e il realismo sui rendimenti futuri

La questione diventa ancora più rilevante se proiettata nel futuro dei rendimenti. Acquistare a prezzi più alti riduce, a parità di altre condizioni, il potenziale di sovraperformance. Il rischio è che dal private equity di oggi non ci si possano attendere gli stessi extra-rendimenti del passato.

“Tra il 2019 e il 2021, con l’enorme afflusso di capitale, il private equity ha subito una forte trasformazione”, racconta a We Wealth Martina Di Gioia, managing director e responsabile degli investimenti privati diretti di Samhita. In passato, i guadagni dei partner dei fondi erano molto più legati alla capacità di comprare a prezzi bassi e vendere a valutazioni più alte. Oggi, inveve, la commissione sulle masse gestite è spesso sufficiente a rendere sostenibile il modello anche con performance più contenute.

Il nodo emerge con forza se si guarda alla crescita dei continuation fund e dei fondi secondari, che allungano l’orizzonte temporale di partecipazioni acquistate negli anni di abbondante liquidità post-Covid. “Se credo che la mia partecipata valga ancora un certo X, ha senso tenerla in portafoglio. Da qui nascono i continuation fund e l’esplosione dei fondi secondari”, spiega Di Gioia. “Tutto questo nasce dall’esigenza di gestire valutazioni fatte in un momento in cui c’era tantissimo capitale da mettere a terra”.

La democratizzazione del private equity rischia così di non democratizzare la parte più golosa: le sovraperformance del passato, che diventano più difficili da replicare con masse crescenti in cerca di opportunità fuori dalle Borse. Per semplice domanda e offerta, quegli affari un tempo fuori dai radar sono oggi mediamente meno vantaggiosi.

Domande frequenti su Private equity, sola andata: le exit non sfociano più in Borsa

Perché la Borsa non è più considerata la principale via d'uscita per gli investimenti di private equity?

La Borsa sta diventando meno frequente come 'exit' per il private equity perché le aziende rimangono più a lungo all'interno dei mercati privati, passando da un fondo all'altro, evitando la quotazione pubblica e beneficiando di orizzonti temporali di investimento più estesi.

Quali sono le implicazioni di questo cambiamento per gli investitori nei mercati privati?

La trasformazione del private equity implica che gli investitori devono considerare orizzonti temporali più lunghi e rivedere le proprie aspettative di rendimento, dato che le 'exit' tramite IPO sono meno comuni.

Cosa sono i 'continuation fund' e come si inseriscono in questo nuovo scenario?

I 'continuation fund' permettono alle aziende di rimanere all'interno del perimetro dei mercati privati, passando da un fondo di private equity a un altro, contribuendo al 'circuito chiuso' delle 'exit' descritto nell'articolo.

Qual è l'impatto di questo trend sulla trasparenza delle aziende partecipate da private equity?

Mantenendo le aziende all'interno dei mercati privati, si riduce lo scrutinio pubblico a cui sarebbero soggette se quotate in Borsa, influenzando la trasparenza delle loro operazioni e performance finanziarie.

Come influisce questo cambiamento sulle aspettative di rendimento nel settore del private equity?

Il minor ricorso alla Borsa come via d'uscita porta a un 'realismo sui rendimenti futuri', suggerendo che gli investitori potrebbero dover moderare le loro aspettative di guadagno rispetto al passato.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

Non sai come far rendere di più la tua liquidità e accrescere il tuo patrimonio? Scrivici ed entra in contatto con l’advisor giusto per te!

Compila il form ed entra in contatto gratuitamente e senza impegno con l’advisor giusto per te grazie a YourAdvisor.

Articoli più letti

Ultime pubblicazioni

Magazine
Magazine N°90 – maggio 2026

Abbonati al magazine N°90 · Maggio 2026 · Mensile Influencer Magazine della Consulenza Patrimoniale Cover ...

Magazine N°89 – aprile 2026

We Wealth · Magazine N°89 Aprile 2026 Cover Story · Franklin Templeton pag. 24 L’infrastruttura ridisegna la finan...

Guide
Uno sfondo blu con un grande testo bianco che recita "2026 TOP 200 Advisor del Wealth" e un piccolo cerchio nero in basso con la scritta "WE wealth" in bianco.
Top 200 Advisor del Wealth – 2026
Copertina di una rivista intitolata "Auto Classiche" con un'auto sportiva d'epoca rossa su sfondo nero, con il sottotitolo "Collezionismo e Passione" e "Volume 2" in basso.
Auto classiche: collezionismo e passione
Dossier, Outlook e Speciali
Dossier aprile 2026
A man in a suit and tie on a magazine cover.
Outlook 2026 | We Wealth