Banche italiane leader in Europa: Roe oltre il 15%, il driver 2026 è il wealth

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Skyline del distretto finanziario di Milano con la Torre UniCredit, simbolo della solidità e della redditività delle banche italiane nel nuovo ciclo 2026

Nel 2025 le banche italiane hanno guidato la redditività bancaria in Europa, superando Germania, Francia e Spagna. Secondo S&p Global Ratings, dal 2026 il ciclo cambia: crescita più selettiva e focus su wealth management, bancassicurazione e internalizzazione della fabbrica prodotto. Un’analisi tra capitale solido, dividendi elevati e nuovi rischi fiscali e cyber.

Indice

Le banche italiane entrano nel 2026 forti, ma con un modello di creazione del valore diverso

Il sistema bancario italiano entra nel 2026 da una posizione di forza rara nel panorama europeo, ma lo fa con un presupposto chiave: il ciclo che ha sostenuto gli utili record del triennio 2023-2025 è finito.

È questo il messaggio centrale dell’Italian Banking Outlook 2026 presentato il 15 gennaio 2026 da Mirko Sanna, Director e Lead Analyst Financial Institutions di S&p Global Ratings, nel corso dell’Italy Annual Press Conference.

Per wealth management, private banking, family office e investitori italiani, il punto non è se la redditività delle banche reggerà, ma come cambierà la sua composizione e quali modelli saranno in grado di generare valore nel nuovo regime.

Grafico a barre che confronta le previsioni di rendimento del capitale proprio (ROE) delle banche per il periodo 2024-2027 in alcuni Paesi europei, evidenziando che le banche italiane, insieme a Polonia e Portogallo, hanno il ROE più alto previsto per questo periodo.

Il 2025 come picco ciclico: un punto di arrivo, non di partenza

Secondo S&p Global Ratings, il 2025 si è chiuso come l’anno di massima redditività per le banche italiane, con un Roe medio superiore al 15%, ai vertici tra i grandi Paesi europei. La distanza rispetto alla Germania, dove la redditività resta strutturalmente più bassa, e rispetto alla Francia e ai Paesi nordici rimane evidente anche nelle stime forward.

Il report di S&p Global Ratings mostra che nel 2026 il ritorno sul capitale si riduce solo marginalmente, rimanendo comunque superiore a quello dei peer europei.

È un dato rilevante per gli investitori: non si tratta di un’inversione di ciclo, ma di una normalizzazione ordinata, influenzata soprattutto dall’aumento della tassazione e non da un deterioramento operativo.

Dal margine di interesse alle commissioni: la trasformazione della redditività

Il vero cambiamento dal 2026 in avanti riguarda la struttura degli utili.

Come evidenziato dal grafico qui riportato del report di S&p Global Ratings, il margine di interesse (Nei) è destinato a stabilizzarsi: la crescita dei volumi di credito compenserà solo in parte la compressione dei margini in un contesto di tassi più bassi. “Net interest income will likely stabilize during the year”, emerge dal report.

La tenuta della redditività dipenderà quindi sempre meno dal ciclo monetario e sempre più dalla capacità di generare commissioni ricorrenti. È un passaggio chiave per il mondo del wealth management, perché riduce la volatilità degli utili e aumenta la visibilità dei flussi di cassa bancari.

Grafico a barre che confronta cinque categorie finanziarie su sei anni (2021-2027F), mostrando l'andamento del margine di interesse, degli accantonamenti per perdite su crediti, delle commissioni, dei ricavi totali e dei costi operativi in miliardi di euro.

Il wealth management diventa il pilastro strutturale degli utili

Uno dei messaggi più chiari dell’intervento di Mirko Sanna riguarda il ruolo crescente del wealth management. Secondo le stime di S&p Global Ratings, nel 2026 le commissioni continueranno a crescere del 4-5%, nonostante uno scenario macroeconomico moderato. È un dato che distingue nettamente l’Italia da altri sistemi bancari europei.

Il grafico qui riportato del report di S&p Global Ratings mostra come i grandi gruppi italiani, e in particolare Intesa Sanpaolo, presentino un mix dei ricavi più orientato a asset management e bancassicurazione rispetto ai peer internazionali.

In Germania, ad esempio, il modello resta più legato al corporate lending, mentre in Italia la gestione del risparmio rappresenta una leva strutturale di crescita.

Grafico a barre che mostra il mix di ricavi da commissioni di Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banco BPM e BPER, suddivisi in asset management, assicurazioni, commissioni bancarie e altro. Il mix di ricavi di ciascuna banca varia in modo significativo a seconda della categoria.

La fabbrica prodotto come vero vantaggio competitivo

Dal confronto tra i gruppi emerge un discrimine sempre più netto: la capacità di internalizzare la fabbrica prodotto.

Secondo S&p, « l’internalizzazione di asset management e assicurazioni è un trend destinato a rafforzarsi, soprattutto nella bancassicurazione », ha spiegato Mirko Sanna durante la presentazione.

Il grafico qui riportato del report di S&p Global Ratings evidenzia come le banche di maggiori dimensioni continuino ad ampliare le proprie piattaforme di wealth management, beneficiando di economie di scala e di una maggiore integrazione tra prodotto e distribuzione.

Per contro, ricostruire una fabbrica prodotto richiede capitale, tempo e masse critiche, fattori che favoriscono il consolidamento e penalizzano gli operatori più piccoli.

Grafico a barre che mostra le attività finanziarie della clientela di varie banche a settembre 2025, classificate per depositi, AUM e AUC. Intesa Sanpaolo è in testa, seguita da Unicredit, BPER/Sondrio e altre.

Ricchezza privata e risparmio gestito: il vantaggio strutturale dell’Italia

Alla base di questo modello c’è un dato strutturale: l’elevata ricchezza finanziaria delle famiglie italiane in rapporto al Pil.

Rispetto alla Germania, dove una quota significativa della ricchezza resta immobilizzata, l’Italia presenta una maggiore propensione all’intermediazione finanziaria. Questo spiega perché le commissioni rappresentino una quota più rilevante dei ricavi bancari e perché il wealth management sia un motore di crescita più potente.

Per family office e investitori di lungo periodo, il messaggio è chiaro: in Italia la creazione di valore passa meno dalla crescita del Pil e più dalla capacità di gestire, proteggere e allocare il risparmio privato.

Capitale solido e distribuzioni elevate: banche di nuovo “income asset”

Il quadro resta solido anche sul fronte patrimoniale. Il grafico qui riportato del report di S&p Global Ratings mostra come il Risk-Adjusted Capital (Rac) sia destinato a crescere solo marginalmente nel 2026, nonostante politiche di distribuzione generose. Dividendi e buyback continueranno a rappresentare una componente centrale della remunerazione per gli azionisti, senza pressioni significative sul capitale.

Per gli investitori istituzionali e i family office orientati all’income, le banche italiane tornano così a configurarsi come asset con un profilo di rischio più leggibile rispetto al passato.

Grafico a barre che mostra il capitale corretto per il rischio (%) di S&P Global Ratings per 9 banche italiane nel 2024, 2025F e 2026F. La maggior parte delle banche mostra obiettivi di distribuzione del capitale in aumento, con barre colorate in base alla forza, da molto debole a molto forte.

I rischi del nuovo ciclo: sovrano e fiscalità prima del credito

Nel passaggio dal 2025 al 2026 cambia anche la gerarchia dei rischi. Il credito resta sotto controllo, con perdite attese intorno ai 50 punti base, mentre il principale elemento di incertezza è rappresentato dal rischio sovrano e fiscale.

L’aumento dell’Irap, stimato da S&p in circa un miliardo di euro di impatto sugli utili, evidenzia come una parte del rischio non derivi dal mercato, ma dalle esigenze di finanza pubblica.

A questo si affianca il rischio cyber, in crescita con la digitalizzazione. Gli impatti economici sono finora contenuti, ma S&p segnala un aumento del rischio operativo e reputazionale.

Cosa cambia davvero per wealth management e family office dal 2026

La sintesi dell’Outlook presentato da Mirko Sanna è netta: il 2025 è stato un punto di arrivo, non l’inizio di una nuova fase espansiva.

Dal 2026 il sistema bancario italiano entra in un ciclo più maturo, in cui la creazione di valore dipende dalla scala, dalla qualità del modello di wealth management e dalla capacità di trasformare la ricchezza privata in ricavi ricorrenti e sostenibili.

In un’Europa che cresce lentamente e in modo disomogeneo, l’Italia resta un caso peculiare: meno crescita macro, ma maggiore centralità del risparmio. È su questo terreno che si giocherà la partita tra banche, private banker, family office e investitori nel nuovo ciclo che si apre.

Domande frequenti su Banche italiane leader in Europa: Roe oltre il 15%, il driver 2026 è il wealth

Qual è la principale prospettiva per le banche italiane nel 2026 riguardo al ciclo economico?

Le banche italiane entrano nel 2026 da una posizione di forza, ma il ciclo che ha sostenuto gli utili record nel triennio 2023-2025 è terminato. Il 2025 è visto come un picco ciclico, un punto di arrivo piuttosto che di partenza per la crescita futura.

Come si sta trasformando la redditività delle banche italiane?

La redditività delle banche italiane sta passando da una dipendenza dal margine di interesse a un maggiore contributo dalle commissioni. Questa trasformazione è fondamentale per sostenere la creazione di valore nel nuovo contesto di mercato.

Quale segmento di business diventerà il pilastro strutturale degli utili bancari?

Il wealth management è destinato a diventare il pilastro strutturale degli utili per le banche italiane. Questo settore, insieme alla ricchezza privata e al risparmio gestito, rappresenta un vantaggio strutturale per il sistema bancario italiano.

Quali sono i principali rischi che le banche italiane dovranno affrontare nel nuovo ciclo?

I principali rischi nel nuovo ciclo per le banche italiane riguardano il contesto sovrano e la fiscalità, che si pongono prima del rischio di credito. Questi fattori richiederanno un'attenta gestione strategica.

Cosa cambia per il wealth management e i family office a partire dal 2026?

A partire dal 2026, il wealth management e i family office subiranno cambiamenti significativi, con il wealth management che assume un ruolo sempre più centrale nella strategia di creazione di valore delle banche. La 'fabbrica prodotto' diventa un vantaggio competitivo chiave in questo settore.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale
Foto di Elisabetta Fabris, autrice We Wealth esperta di wealth managemen

di Elisabetta Fabris

Scrive di Wealth Management per We Wealth. Con esperienze nei mercati finanziari e un background in Finance presso Bocconi, si occupa di finanza raccontando mercati e private capital con uno sguardo ai trend che stanno ridisegnando la gestione patrimoniale.

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