Banche, filiali in calo anche se utili elevati: cambio strutturale

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Facciata di una filiale bancaria europea con ingresso chiuso, simbolo della riduzione delle reti fisiche nel settore bancario

Nel 2025 in Italia sono state chiuse 268 filiali bancarie nei primi nove mesi dell’anno, mentre in Europa la rete fisica si è ridotta di oltre il 35% nell’ultimo decennio. Un fenomeno che prosegue anche in una fase di elevata redditività bancaria e che sposta il valore dalla filiale alla relazione, con implicazioni dirette per il lavoro e il ruolo dei wealth manager.

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Un trend globale che rafforza una dinamica europea

La notizia statunitense sulla possibile chiusura di 76 filiali legate all’operazione Fifth Third-Comerica conferma che la riduzione della presenza fisica delle banche è un fenomeno globale. In Europa, tuttavia, questa dinamica ha già superato la fase emergenziale per diventare strutturale, con implicazioni che vanno ben oltre il retail banking. Per il wealth management, la chiusura degli sportelli non rappresenta una semplice razionalizzazione dei costi, ma un segnale chiaro di come stia cambiando il modello di relazione banca-cliente.

Italia: dai numeri alla struttura

Secondo l’ultimo rapporto di First Cisl, 268 filiali bancarie sono state chiuse in Italia nei primi nove mesi del 2025, con una riduzione di circa l’1,4% rispetto alla fine del 2024. Questo dato, coerente con le rilevazioni di Banca d’Italia e Abi, non indica un’accelerazione improvvisa, ma conferma una continuità del trend. L’elemento rilevante per i wealth manager non è tanto la velocità delle chiusure, quanto il fatto che la contrazione prosegua anche in una fase di redditività bancaria elevata, segno che la rete fisica non è più considerata un asset strategico.

Meno sportelli non significa meno clienti

Associare la chiusura delle filiali a una riduzione della clientela è una lettura parziale. I dati mostrano che, mentre la rete fisica si riduce, la clientela affluent e private rimane sostanzialmente stabile. Ciò che cambia è il modo in cui interagisce con la banca. La filiale perde centralità operativa, mentre cresce il peso della consulenza dedicata, del contatto digitale e della relazione continuativa con il wealth manager. In questo contesto, la chiusura degli sportelli diventa un fattore che rafforza il valore del servizio ad alto contenuto relazionale.

Il digitale spiega il “come”, non il “perché”

Le banche attribuiscono la riduzione delle filiali alla diffusione dei canali digitali, ma per il wealth management il punto centrale è un altro: il digitale non sostituisce la relazione, ne modifica la forma. Come ha spiegato Matt Hammerstein, Ceo di Barclays Uk,

“I profondi cambiamenti tecnologici e la facilità con cui i clienti possono accedere ai propri conti in modalità digitale fanno sì che la nostra rete di filiali fisiche stia registrando una riduzione strutturale e duratura della domanda.”

La filiale diventa così uno strumento residuale, mentre la relazione si sposta su modelli ibridi, in cui il contatto umano resta centrale ma non è più vincolato a un luogo fisico.

Il rischio operativo entra nella gestione patrimoniale

La razionalizzazione delle reti non è priva di effetti collaterali. Accorpamenti, migrazioni di clientela e turnover dei professionisti possono tradursi in discontinuità nel servizio. La Banca d’Italia segnala che i processi di riorganizzazione bancaria aumentano il rischio operativo e reputazionale, un aspetto che per i patrimoni elevati assume un peso crescente. Per il wealth manager, questo significa valutare non solo la solidità patrimoniale della banca, ma anche la sua capacità di garantire continuità relazionale nel tempo.

Un segnale anche per la lettura dei bilanci bancari

La chiusura delle filiali è anche un indicatore da leggere in chiave finanziaria. Le banche che riducono la rete migliorano l’efficienza operativa, ma spesso lo fanno per difendere la redditività futura in un contesto di pressione regolamentare, aumento dei costi tecnologici e normalizzazione dei tassi. La Bce sottolinea che la sostenibilità degli utili bancari nel medio periodo dipenderà sempre più dalla capacità di adattare il modello di business, non dalla dimensione della rete fisica. Per il wealth management, questo rafforza l’esigenza di una selezione più accurata del settore finanziario nei portafogli.

Dal territorio al capitale umano

In Italia, dove la relazione personale ha storicamente un peso rilevante, la chiusura delle filiali sposta definitivamente il valore dal territorio al capitale umano. Il wealth manager diventa il vero punto di continuità della banca, il riferimento che garantisce accesso, interpretazione e stabilità in un sistema meno visibile ma più concentrato. Questo passaggio aumenta la responsabilità del professionista e rende la qualità della consulenza il principale fattore competitivo.

Perché il tema è centrale oggi

La chiusura degli sportelli non è una notizia di cronaca bancaria, ma un cambio di paradigma. I dati italiani del 2025, coerenti con quelli già analizzati da We Wealth a novembre, mostrano che la contrazione della rete non si arresta e non dipende dal ciclo economico. Per il wealth management, questo significa operare in un sistema in cui la banca è meno fisica ma più selettiva, il cliente è più autonomo ma anche più esigente, e il valore del servizio si misura sempre meno in prossimità geografica e sempre più in fiducia, continuità e qualità della relazione.

Foto di Elisabetta Fabris, autrice We Wealth esperta di wealth managemen

di Elisabetta Fabris

Scrive di Wealth Management per We Wealth. Con esperienze nei mercati finanziari e un background in Finance presso Bocconi, si occupa di finanza raccontando mercati e private capital con uno sguardo ai trend che stanno ridisegnando la gestione patrimoniale.

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