L’Intelligenza artificiale sta plasmando il nostro mondo a un ritmo senza precedenti.
Dall’economia alla cultura, dalla sanità all’etica, sta ridisegnando le nostre vite.
L’uomo si confronta da sempre con l’idea dell’esistenza di altre intelligenze, paragonabili alla propria. Con l’avvento della tecnologia, queste analisi si sono trasformate in tentativi di creare altre intelligenze, possibilmente simili alla propria. È quindi fuori discussione che l’IA sia ineluttabilmente legata allo sviluppo delle tecnologie digitali.
L’errore più grande che si può commettere di fronte alla diffusione dell’intelligenza artificiale è considerarla alla stregua di qualsiasi altra tecnologia, per quanto evoluta. Pensare, cioè, che si tratti di uno strumento tecnologico o informatico dal carattere “neutro”, e che quindi tutte le possibili problematiche riferibili al suo uso dipendano solo dalla buona o cattiva volontà di chi le utilizza.
In realtà, già l’ascesa di Internet a partire dagli anni ’90 ci ha mostrato che le tecnologie sono in grado di indurre trasformazioni sociologiche, linguistiche, culturali ed economiche che prescindono dalla volontà dei singoli. È importante evidenziare che l’aspetto che distingue un’IA a rete neurale da un qualunque altro applicativo per computer è che essa è in grado di adattare autonomamente le risposte alla medesima domanda basandosi sull’analisi delle risposte precedenti; ad esempio, verificando se l’operatore abbia o no scelto di validare una risposta precedentemente suggerita: qualsiasi tipo di risposta, compresa l’attivazione di un mezzo sotto il controllo dell’IA stessa, in grado di produrre effetti in un ambiente fisico o virtuale, come ad esempio nei mercati borsistici.
Nonostante una ancora poco chiara percezione da parte della popolazione, l’intelligenza artificiale oggi attraversa molteplici aspetti della società, dai trasporti alla finanza e alla sanità, e a mano a mano che questi modelli capaci di autoapprendere sono stati sostenuti con molti dati pubblici sempre più vasti, è venuta a galla una problematica importante: poiché vengono allestiti su dati sociali, questi modelli riflettono i pregiudizi presenti nei gruppi di dati di addestramento, rispecchiando pregiudizi sociali.
Quindi, gli algoritmi possono ingigantire i pregiudizi presenti nei dati su cui sono addestrati e, a seguito di questa inquietante scoperta, diverse società fornitrici di identici servizi hanno creato delle IA di controllo, propriamente dedicate al rilevamento dei pregiudizi. Tuttavia, il tema può ripresentarsi a qualsiasi livello, poiché i bias eventualmente immessi nei dati di addestramento possono essere facilmente acquisiti dall’IA ma non dall’essere umano. Per cui lo scopo dell’IA è quello di aiutare le persone a risolvere i problemi, non di assumersi responsabilità morali al loro posto.
Nel mondo bancario e assicurativo, l’IA sta rivoluzionando processi, personalizzando servizi e aprendo nuove opportunità di investimento. Lo scorso anno è stato pubblicato il Regolamento UE denominato AI Act, che stabilisce le regole riferibili all’IA. Obiettivo: migliorare il funzionamento del mercato europeo con riferimento allo sviluppo e all’utilizzo dell’IA, promuovere la diffusione di un’IA attendibile e credibile, garantire un alto livello di sicurezza e di tutela dei diritti ed infine proteggere gli Stati aderenti all’UE dagli effetti negativi dell’IA.

