Recessione globale, per il 73% degli economisti è probabile

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E’ quanto emerge dall’ultimo sondaggio Wef realizzato sui capi economisti di banche e aziende internazionali: sulla crescita futura graverà anche il debito

Indice

Il 93% degli intervistati si aspetta di vedere un’inflazione elevata sia negli Usa sia in Europa l’anno prossimo

Circa un terzo degli intervistati ha dichiarato che i Paesi ad alto reddito non hanno più lo spazio fiscale per affrontare un altro shock macroeconomico

Gli economisti non hanno buone notizie per gli investitori, con un outlook che resterà per diverso tempo influenzato dall’aumento dei debiti pubblici e dal costo crescente per finanziarli; ma anche dalla persistenza dell’inflazione, delle politiche monetarie restrittive e il rischio di instabilità politica nei Paesi a basso reddito. 

Secondo il nuovo sondaggio dei capi economisti di importanti banche e aziende internazionali, realizzato dal World Economic Forum, il 64% degli intervistati ritiene “abbastanza probabile” che l’economia globale vada in recessione nel corso del 2023, una percentuale che sale al 73% se si aggiunge anche la quota di economisti che ritiene tale scenario “molto probabile”. 

L’Europa, nello scenario mondiale, sarebbe l’area peggio posizionata in termini di crescita economica nel 2023: il 90% degli intervistati ritiene che essa sarà debole o molto debole. Parallelamente, le politiche monetarie del prossimo anno che dovrebbero osservare le maggiori strette, nel confronto con i livelli del 2022, dovrebbero essere proprio quelle delle banche centrali in Europa. L’80% degli economisti, infatti crede che nel 2023 i tassi saranno più alti nel Vecchio Continente, contro il 70% che afferma la stessa cosa per gli Usa e il 22% per la Cina.


L’outlook sull’inflazione

Il 93% degli intervistati si aspetta di vedere un’inflazione elevata sia negli Usa sia in Europa l’anno prossimo. I salari reali, ossia depurati dall’aumento del costo della vita, diminuiranno sia nel mondo sviluppato sia in quello a basso reddito e diventerà il maggior evento negativo per il potere d’acquisto dai tempi della crisi finanziaria, si legge nel report. Per l’80% degli economisti, questo potrebbe innescare tensioni sociali e instabilità politica nei Paesi a basso reddito. 

 

Il peso del debito sulla crescita 

Il problema del debito pubblico crescente sarà particolarmente forte in Europa e nei Paesi in via di sviluppo, con ripercussioni di lungo termine sulle prospettive di ripresa economica. “La gravità del momento attuale non sfugge ai leader politici di molte economie e molti hanno lanciato iniziative coraggiose per contenere l’aumento dei prezzi o per proteggere le popolazioni dagli impatti più forti. Alcuni di questi interventi saranno eccezionalmente costosi, soprattutto per paesi come quelli europei che si avviano verso l’inverno e quindi vedranno aumentare la domanda di energia”, si legge nel rapporto del Wef, “nel nostro sondaggio, circa un terzo degli intervistati ha dichiarato che i Paesi ad alto reddito non hanno più lo spazio fiscale per affrontare un altro shock macroeconomico” mentre “per i Paesi a basso reddito, questa preoccupazione è condivisa da quasi tre quarti degli intervistati”.

La questione inizia ad avere implicazioni importanti a livello operativo, quando si considerano le risposte su quello che potrebbe essere l’impatto del debito sulla crescita futura. Mentre solo un quarto dei capi economisti crede che il rischio di insolvenze statali sia in crescita nel mondo sviluppato, il 42% prevede che i costi di servizio del debito “eserciteranno un significativo freno alla crescita nei prossimi tre anni”.  Anche in questo caso, tuttavia, le economie a basso reddito sono considerate più vulnerabili: “oltre l’80% degli intervistati prevede che la crescita di questi Paesi risentirà dell’aumento dei costi di servizio del debito”. 

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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