Unicredit verso il 29% di Commerzbank: le mosse di Orcel

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Due uomini in giacca e cravatta, uno con i capelli bianchi che guarda a sinistra e l'altro con gli occhiali che parla al microfono, sono ritratti in un'immagine di sfondo in bianco e nero e sfocata.

Unicredit sale al 26% di Commerzbank e punta al 29%. Orcel tiene aperta la partita: investitore (per ora) fuori dal Cda. Berlino teme conflitti e parla di “mossa ostile”

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Unicredit si è portata a un passo dalla soglia limite del 30% nel capitale di Commerzbank, superata la quale dovrà presentare un’offerta pubblica. Piazza Gae Aulenti ha comunicato di aver convertito in azioni buona parte dei derivati, raggiungendo una partecipazione del 26% che “a tempo debito” verrà portata intorno al 29%. La notizia, che ha nuovamente messo in allarme il governo tedesco, è contenuta in un passaggio sibillino del comunicato: “Sebbene al momento non intenda chiedere una rappresentanza nel consiglio di amministrazione, UniCredit continuerà a monitorare attentamente i progressi di Commerzbank nel rafforzamento sostenibile della propria attività e nella creazione di valore per i propri azionisti, clienti e dipendenti”.

I timori di Berlino

Quella della banca italiana è una partecipazione da investimento puro, aveva dichiarato l’amministratore delegato Andrea Orcel, ma la prospettiva che Unicredit resti estranea alle decisioni del management di Commerzbank potrebbe essere solo temporanea (“al momento”). Da un lato, Unicredit ha rafforzato la sua posizione di azionista di maggioranza relativa; dall’altro, a Berlino cresce il timore di un conflitto di interessi, dal momento che HypoVereinsbank — controllata tedesca di Piazza Gae Aulenti — è concorrente diretta di Commerzbank nel credito a piccole e medie imprese.

L’ipotesi era stata evocata già lo scorso marzo dalla CEO di Commerzbank, Bettina Orlopp: “Gli investitori sono investitori e i concorrenti sono concorrenti… E naturalmente apprezziamo una situazione in cui tutti gli interessi siano allineati verso gli stessi obiettivi”.

Tra mercato, occupazione e politica

Poco più di un mese fa, nella conference call sui conti del primo semestre, Orcel aveva rassicurato gli analisti: “In Commerzbank rimarremo un investitore. Non c’è un piano per trasformare questa posizione in una di controllo”.

Il governo tedesco teme che un’eventuale offerta pubblica, finora esclusa nei piani ufficiali di Unicredit, possa tradursi in forti tagli occupazionali. Tuttavia, lo scorso febbraio lo stesso board di Commerzbank ha deciso di giocare d’anticipo, annunciando un piano di riduzione di 3.900 posti a tempo pieno entro il 2028 per aumentare la redditività. Se questa mossa convincesse il mercato del valore aggiunto, il titolo potrebbe salire ulteriormente, rendendo più onerosa un’ipotetica acquisizione.

Il punto non è secondario: da inizio anno le azioni Commerzbank sono già cresciute del 132%, contro il +80% di Unicredit. Poiché in caso di offerta Unicredit potrebbe proporre uno scambio azionario, l’ampliamento del divario di prezzo a favore di Commerzbank rende l’operazione più difficile e costosa.

Mentre il cancelliere Friedrich Merz difende una Commerzbank “forte e indipendente” e il Ministero delle Finanze bolla come “scoordinate e ostili” le mosse di Unicredit, le istituzioni europee potrebbero rivelarsi l’alleato inatteso. Sia l’Antitrust nazionale sia la Banca centrale europea avevano infatti già autorizzato una partecipazione fino alla soglia critica del 30%, ormai a un passo, in attesa della prossima mossa di Orcel.

Domande frequenti su Unicredit verso il 29% di Commerzbank: le mosse di Orcel

Qual è l'attuale partecipazione di Unicredit nel capitale di Commerzbank e quale è l'obiettivo dichiarato?

Unicredit ha comunicato di aver raggiunto una partecipazione del 26% in Commerzbank, derivante dalla conversione di derivati. L'obiettivo dichiarato è di portare questa partecipazione intorno al 29% a tempo debito.

Cosa succede se Unicredit supera la soglia del 30% nel capitale di Commerzbank?

Superata la soglia limite del 30% nel capitale di Commerzbank, Unicredit sarà obbligata a presentare un'offerta pubblica di acquisto. Questo è un passaggio cruciale che potrebbe portare a un cambio significativo nella proprietà della banca tedesca.

Quali sono le implicazioni della mossa di Unicredit per il governo tedesco?

La notizia dell'aumento della partecipazione di Unicredit in Commerzbank ha nuovamente messo in allarme il governo tedesco. Questo suggerisce preoccupazioni riguardo al controllo e alla stabilità di una banca di importanza nazionale.

Unicredit intende richiedere una rappresentanza nel consiglio di amministrazione di Commerzbank?

Il comunicato di Unicredit afferma che, sebbene al momento non intenda chiedere una rappresentanza, la situazione potrebbe evolvere. Questo lascia aperta la possibilità di future richieste di influenza gestionale.

Quali sono le ragioni finanziarie dietro l'aumento della partecipazione di Unicredit in Commerzbank?

L'articolo suggerisce che l'aumento della partecipazione è legato alla conversione di derivati, indicando una strategia di investimento mirata a consolidare la posizione di Unicredit. L'obiettivo di avvicinarsi al 29% potrebbe essere finalizzato a ottenere un'influenza significativa o a preparare ulteriori mosse strategiche.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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