Unicredit si è portata a un passo dalla soglia limite del 30% nel capitale di Commerzbank, superata la quale dovrà presentare un’offerta pubblica. Piazza Gae Aulenti ha comunicato di aver convertito in azioni buona parte dei derivati, raggiungendo una partecipazione del 26% che “a tempo debito” verrà portata intorno al 29%. La notizia, che ha nuovamente messo in allarme il governo tedesco, è contenuta in un passaggio sibillino del comunicato: “Sebbene al momento non intenda chiedere una rappresentanza nel consiglio di amministrazione, UniCredit continuerà a monitorare attentamente i progressi di Commerzbank nel rafforzamento sostenibile della propria attività e nella creazione di valore per i propri azionisti, clienti e dipendenti”.
I timori di Berlino
Quella della banca italiana è una partecipazione da investimento puro, aveva dichiarato l’amministratore delegato Andrea Orcel, ma la prospettiva che Unicredit resti estranea alle decisioni del management di Commerzbank potrebbe essere solo temporanea (“al momento”). Da un lato, Unicredit ha rafforzato la sua posizione di azionista di maggioranza relativa; dall’altro, a Berlino cresce il timore di un conflitto di interessi, dal momento che HypoVereinsbank — controllata tedesca di Piazza Gae Aulenti — è concorrente diretta di Commerzbank nel credito a piccole e medie imprese.
L’ipotesi era stata evocata già lo scorso marzo dalla CEO di Commerzbank, Bettina Orlopp: “Gli investitori sono investitori e i concorrenti sono concorrenti… E naturalmente apprezziamo una situazione in cui tutti gli interessi siano allineati verso gli stessi obiettivi”.
Tra mercato, occupazione e politica
Poco più di un mese fa, nella conference call sui conti del primo semestre, Orcel aveva rassicurato gli analisti: “In Commerzbank rimarremo un investitore. Non c’è un piano per trasformare questa posizione in una di controllo”.
Il governo tedesco teme che un’eventuale offerta pubblica, finora esclusa nei piani ufficiali di Unicredit, possa tradursi in forti tagli occupazionali. Tuttavia, lo scorso febbraio lo stesso board di Commerzbank ha deciso di giocare d’anticipo, annunciando un piano di riduzione di 3.900 posti a tempo pieno entro il 2028 per aumentare la redditività. Se questa mossa convincesse il mercato del valore aggiunto, il titolo potrebbe salire ulteriormente, rendendo più onerosa un’ipotetica acquisizione.
Il punto non è secondario: da inizio anno le azioni Commerzbank sono già cresciute del 132%, contro il +80% di Unicredit. Poiché in caso di offerta Unicredit potrebbe proporre uno scambio azionario, l’ampliamento del divario di prezzo a favore di Commerzbank rende l’operazione più difficile e costosa.
Mentre il cancelliere Friedrich Merz difende una Commerzbank “forte e indipendente” e il Ministero delle Finanze bolla come “scoordinate e ostili” le mosse di Unicredit, le istituzioni europee potrebbero rivelarsi l’alleato inatteso. Sia l’Antitrust nazionale sia la Banca centrale europea avevano infatti già autorizzato una partecipazione fino alla soglia critica del 30%, ormai a un passo, in attesa della prossima mossa di Orcel.

