Le azioni giapponesi sono tornate a far parlare nel 2025, dopo una seconda metà del 2024 in sordina. Da luglio l’indice Topix ha messo a segno una robusta serie di rialzi che hanno ripetutamente aggiornato i massimi storici: solo nell’ultimo mese (al 19 agosto) ha realizzato un +9,89% contro il +2,28% dell’S&P 500 e il +2,44% dell’Euro Stoxx 50. Grazie a questo slancio, il Topix ha scavalcato i listini americani ed europei da inizio anno (anche se per l’investitore europeo la rivalutazione dell’euro sullo yen ribalta l’esito del confronto).
Il cambio di marcia ha avuto una data precisa: il 23 luglio, quando è stata annunciata l’intesa commerciale con gli Stati Uniti sui dazi, fissati al 15% contro il 25% inizialmente previsto. Nelle settimane successive si sono susseguite altre notizie positive per il Giappone: il Pil del secondo trimestre ha battuto le stime con un tasso annuo dello 0,3%, nonostante l’impatto dei dazi americani e con un contributo decisivo proprio dalle esportazioni nette.
Yen debole e aspettative sui tassi spingono il rally
A sostenere le azioni giapponesi, fortemente influenzate dal commercio estero, è stato anche lo yen debole rispetto al dollaro, con la Banca del Giappone cauta nell’adeguare al rialzo la politica monetaria nonostante l’inflazione viaggi da inizio anno stabilmente sopra il 3% – ben oltre l’obiettivo del 2%.
Gli economisti sondati da Bloomberg sono convinti all’unanimità che la BoJ non alzerà i tassi nel prossimo meeting di settembre. Al tempo stesso, la prospettiva di un taglio della Federal Reserve a fine estate ha dato nuovo slancio ai listini nipponici, complice anche l’allentamento delle tensioni commerciali tra Washington e Pechino. Il Nikkei 225 è salito oltre quota 43.421 punti a metà agosto, dopo che dati sull’inflazione statunitense migliori del previsto hanno rafforzato l’ipotesi di un taglio dei tassi da parte della Fed nella prossima riunione di settembre.
Dubbi sulla sostenibilità e prospettive di lungo periodo
Non tutti, però, sono convinti che il nuovo momento d’oro possa durare. “La velocità del rally degli ultimi giorni è eccessiva”, ha dichiarato Shoichi Arisawa, direttore generale del Dipartimento di ricerca di Iwaicosmo Securities, Tokyo, “è sorprendentemente rapida soprattutto perché non abbiamo visto nuovi catalizzatori positivi in grado di muovere il mercato”.
“Le azioni europee sono salite perché gli investitori hanno spostato l’attenzione lontano dagli Stati Uniti. Ora il Giappone è diventato un obiettivo perché le prospettive aziendali del Paese sono buone e l’impatto dei dazi statunitensi sembra meno grave di quanto il mercato si aspettasse”, aveva aggiunto Arisawa, “ci saranno più società che rivedranno al rialzo le proprie previsioni grazie al limitato impatto dei dazi Usa”.
Tuttavia, un funzionario di una società di intermediazione ha osservato che sarebbe “troppo presto per incorporare le prospettive per il prossimo anno fiscale”, concludendo che il rally “non può essere facilmente giustificato”. Un’altra fonte ha aggiunto che il rialzo sarebbe stato guidato da fondi esteri di breve periodo, e quindi “non durerà a lungo”.
Inoltre la BoJ, pur con la sua tradizionale cautela decisionale, potrebbe proseguire il percorso di rialzo dei tassi da qui a fine anno. A esserne convinto è anche il Segretario del Tesoro Usa, Scott Bessent, che la scorsa settimana aveva dichiarato a Bloomberg che la banca centrale giapponese si trovava già “dietro la curva”, e che, di conseguenza “avrebbe innalzato i tassi e portato il problema [dell’inflazione oltre i target] sotto controllo”.
Un rafforzamento dello yen dovuto a una stretta monetaria potrebbe tarpare le ali del rally giapponese nel breve periodo.
Se si guardano dinamiche di più ampio respiro, la stessa inflazione che potrebbe spingere la BoJ ai ripari sembra alla base della rinnovata attrattiva del mercato giapponese. “La rottura del ciclo deflattivo durato tre decenni sta spingendo le famiglie a tornare a guardare alle azioni domestiche e riporterà il Giappone su un sentiero di crescita nominale, migliorando l’ambiente per le imprese affinché possano crescere e investire”, scriveva lo scorso febbraio JPMorgan AM. “In questo contesto, la crescita salariale è accelerata nel 2024 e le aspettative sono che continui a crescere a un ritmo simile anche nel 2025. Riteniamo che la Bank of Japan continuerà a normalizzare la politica monetaria verso l’1,0%, anche se il ritmo della normalizzazione e il livello finale restano incerti e dipenderanno dai dati”.

