La rivincita dei mercati emergenti al centro di strategie e portafogli

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Primo piano di un mappamondo in stile vintage con l'Oceano Indiano in evidenza, che evidenzia parti dell'Africa, dell'Asia e dell'Australia - regioni centrali per i mercati emergenti Carmignac - su uno sfondo sfocato.

I mercati emergenti non sono più la periferia dei portafogli. Grazie a innovazione, riforme e stabilità, Cina, India e America Latina offrono leadership industriale, solidità macro e crescita strutturale, spostando il baricentro degli investimenti globali

La prima metà del 2025 offre agli investitori un’America alle prese con le proprie fragilità interne una crescente sfiducia verso le sue istituzioni e un panorama globale che cambia asse di conseguenza. A beneficiarne sono in particolare i mercati emergenti, non più terre esotiche da pesare nei portafogli con cautela, ma aree strategiche in grado di attrarre grandi capitali. Cina, India e diversi Paesi dell’America Latina si impongono come nuove colonne portanti dell’economia globale, grazie a una combinazione di innovazione, stabilità e visione strategica di lungo periodo. Un vero e proprio cambio di paradigma che non può essere ignorato, spiegano Xavier Hovasse e Naomi Waistell, Co-Gestori del Fondo Carmignac Portfolio Emergents.

Cina: da fabbrica a laboratorio d’innovazione del mondo

Tra i diversi Paesi emergenti ad aver approfittato della crisi di identità statunitense, la Cina sembra essere il maggiore beneficiario. Il caso cinese, infatti, è emblematico. Non si tratta più del gigante manifatturiero che sforna beni a basso costo per i consumatori occidentali. La Cina di oggi guida l’innovazione industriale mondiale. Domina le energie rinnovabili, l’industria delle batterie, i veicoli elettrici e ha preso il comando anche nel campo dell’intelligenza artificiale.
“Con aziende come BYD, che in Europa ha superato Tesla in termini di vendite, la Cina sta dimostrando di non essere più solo parte della catena di montaggio globale“, spiega Hovasse.
Questo passaggio da forza lavoro a forza tecnologica ha implicazioni profonde: Pechino controlla oggi l’intera filiera produttiva delle rinnovabili e sta esportando know-how, capitale e standard, costringendo i competitor occidentali — come l’automotive tedesco — a rincorrere.

L’AI come nuovo terreno di sfida globale

Ma è nell’intelligenza artificiale che la Cina ha compiuto uno dei salti più spettacolari. Se due anni fa Nvidia rappresentava il cuore tecnologico della trasformazione IA, oggi il panorama si è ampliato.
DeepSeek è un esempio concreto di come la Cina possa sviluppare soluzioni di intelligenza artificiale autonome e competitive, anche in un contesto di restrizioni sulle esportazioni di semiconduttori da parte degli Stati Uniti“, sottolinea Waistell.
Nonostante i controlli USA, la Cina ha avviato un processo di autosufficienza nella produzione di chip e sta investendo massicciamente in formazione scientifica, infrastrutture e cloud domestici. Le quote di mercato nei settori avanzati — dall’IA alle biotecnologie, fino alla sanità tech — confermano un vantaggio competitivo crescente.

Il ruolo crescente dell’Asia oltre ex-Cina

Accanto a Pechino, anche altre economie asiatiche giocano un ruolo determinante nella ridefinizione dei mercati emergenti. Taiwan, attraverso TSMC, e la Corea del Sud, con Hynix, rappresentano i cardini della filiera dei semiconduttori avanzati su scala globale.
“L’intera rivoluzione dell’intelligenza artificiale si basa su componenti che vengono quasi totalmente dall’Asia“, osserva Hovasse.
Mentre l’amministrazione Trump tenta di riportare parte della produzione tech negli Stati Uniti, i Paesi asiatici continuano a guidare l’innovazione grazie a un vantaggio di scala, capitale umano altamente specializzato e investimenti in ricerca applicata. L’Asia, inoltre, si distingue anche nei settori dell’e-commerce, del fintech e della sanità digitale, con tassi di adozione e penetrazione molto più elevati rispetto all’Occidente.

India: la nuova promessa strutturale

Se la Cina è già un protagonista affermato, l’India è il futuro in costruzione. Con una crescita stimata dal Fondo Monetario Internazionale tra il 6% e il 7% annuo su un orizzonte di 10-15 anni, una popolazione giovane e istruita, una leadership politica stabile e orientata all’industria nazionale, Nuova Delhi si propone come alternativa strutturale al duopolio USA-Cina.
“Guardiamo l’India come si guardava alla Cina vent’anni fa, con la differenza che oggi c’è più consapevolezza della necessità di diversificare“, commenta Waistell.
Il modello “Made in India” promosso dal governo Modi ha spinto aziende locali verso l’autosufficienza industriale, stimolato i consumi interni e attratto investimenti stranieri. A livello aziendale, il paese presenta una selezione crescente di imprese ben gestite, redditizie, non esposte a sovracapacità e con governance solida.

Messico: vicino di casa strategico

Nel quadro della ridefinizione delle catene produttive, il Messico occupa una posizione strategica. Beneficiario diretto del nearshoring statunitense, sta rafforzando la sua attrattiva industriale anche grazie alla moderazione politica della nuova presidente Claudia Sheinbaum.
“Il Messico è oggi molto più che una piattaforma di assemblaggio: è diventato un partner strutturale degli USA, in grado di attirare investimenti di lungo termine“, sottolinea Hovasse.
Il mercato locale si arricchisce di REIT industriali, banche domestiche e aziende orientate all’export, tutte favorite dal ridisegno delle catene globali di fornitura.

Brasile: rendimenti e sottovalutazione

Il Brasile, dal canto suo, si distingue per un mix di fondamentali economici favorevoli e rendimenti reali elevati. Le utility locali, le infrastrutture energetiche e i titoli di stato denominati in real offrono premi al rischio particolarmente competitivi, anche grazie a un tasso reale superiore al 7%.
“Con una popolazione imprenditoriale dinamica e una produzione agricola e petrolifera in crescita, il Brasile è una delle storie emergenti più sottovalutate“, afferma Waistell.
Le elezioni del prossimo anno potrebbero aprire spazi per una riforma fiscale strutturale, mentre la resilienza dell’economia offre già oggi opportunità selettive per gli investitori.

Argentina: stabilità fiscale e rientro nei radar

Un’ulteriore sorpresa positiva arriva dall’Argentina, che ha registrato un passaggio da un ampio deficit a un surplus fiscale sotto la guida di Javier Milei.
“È una svolta importante, che ha già avuto un impatto visibile sui prezzi dei titoli governativi“, osserva Hovasse.
Pur restando un mercato complesso, con rischi politici legati alle imminenti elezioni di medio termine, l’Argentina torna nei radar dei gestori globali come mercato potenzialmente in transizione verso maggiore stabilità.

Una nuova geografia economica globale

Il 2025 segna un punto di svolta nella configurazione degli investimenti globali. La spinta verso mercati emergenti non è più una scelta opportunistica, ma una necessità strategica.
“Queste economie non sono più ai margini, sono al centro della nuova traiettoria globale di crescita“, conclude Waistell.
Con un mix di innovazione tecnologica, fondamentali macroeconomici robusti e dinamismo imprenditoriale, Cina, India e America Latina rappresentano oggi i cardini di una nuova geografia del capitale, destinata a durare.




Per tutti i rischi e le avvertenze complete, si prega di visitare il sito web di Carmignac.

di Antonio Murtas

Laureato in Giurisprudenza presso l’Università Bocconi di Milano. Ha scritto per We Wealth di private insurance, asset management, private banking e private markets.

Domande frequenti su La rivincita dei mercati emergenti al centro di strategie e portafogli

Qual è il contesto temporale e la ragione principale del crescente interesse verso i mercati emergenti?

Nella prima metà del 2025, l'America affronta fragilità interne e una crescente sfiducia, portando a un cambiamento nell'asse economico globale. Questo scenario favorisce i mercati emergenti, che diventano aree strategiche capaci di attrarre grandi capitali.

Come è cambiata la percezione degli investitori riguardo ai mercati emergenti secondo l'articolo?

I mercati emergenti non sono più considerati 'terre esotiche' da pesare con cautela nei portafogli. Sono ora visti come aree strategiche fondamentali, in grado di attrarre significativi investimenti.

Quali sono i principali Paesi o regioni emergenti menzionati come nuove colonne portanti dell'economia globale?

L'articolo evidenzia Cina, India e diversi Paesi dell'America Latina come nuove colonne portanti. Vengono specificamente menzionati anche Messico, Brasile e Argentina.

Quali sono i fattori chiave che rendono la Cina e l'India particolarmente rilevanti nel nuovo panorama economico?

La Cina è descritta come un 'laboratorio d'innovazione del mondo', evolvendo dalla sua precedente funzione di fabbrica. L'India, invece, è presentata come una 'nuova promessa strutturale'.

Quali opportunità specifiche vengono evidenziate per i Paesi dell'America Latina menzionati?

Il Messico è considerato un 'vicino di casa strategico', mentre il Brasile offre 'rendimenti e sottovalutazione'. L'Argentina, infine, rientra nei radar grazie alla sua 'stabilità fiscale'.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

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