Nomen omen. Nel linguaggio botanico, la talea è un rametto che, tagliato dalla pianta e ripiantato, può dar vita a un nuovo organismo autonomo. Nella visione di TALEA – Tax Legal Advisory, la metafora si trasforma in approccio professionale: una consulenza che parte da un nucleo – il patrimonio familiare – e, grazie a competenze trasversali e sinergiche, cresce e si struttura per durare nel tempo. “Il nostro lavoro consiste nel coltivare equilibrio tra interessi familiari e aziendali, affinché la ricchezza non si disperda ma generi continuità”, spiega Sergio Pellone, dottore commercialista. “In ogni passaggio generazionale non c’è solo una questione di numeri, ma di identità e ruoli: e lì la giusta architettura giuridica può fare la differenza”, aggiunge l’avvocato Enrico Del Sasso.
Abbiamo intervistato i due partner di TALEA per comprendere come si evolva oggi la gestione del wealth familiare, tra sfide normative e nuove opportunità “domestiche”.
La gestione del patrimonio familiare richiede competenze trasversali. Qual è l’approccio distintivo di TALEA nell’affrontare situazioni complesse che coinvolgono più ambiti, dal fiscale al successorio?
Sergio Pellone: L’approccio è olistico, nel senso che affrontiamo ogni situazione partendo non solo dal bisogno immediato – che può essere fiscale, successorio, societario – ma da una visione complessiva del patrimonio familiare, imprenditoriale e personale. In TALEA collaborano fiscalisti, avvocati, consulenti d’impresa: lavoriamo insieme per costruire soluzioni coerenti nel tempo, che non rispondano a logiche emergenziali ma a una vera pianificazione strategica. La gestione della complessità non può essere segmentata.
Enrico Del Sasso: Esattamente. Il nostro punto di forza è la capacità di leggere i rapporti familiari e aziendali nella loro interezza, con una forte attenzione alla governance, alla sostenibilità giuridica delle scelte e all’equilibrio tra i diritti patrimoniali e i ruoli effettivi dei soggetti coinvolti. Le famiglie imprenditoriali hanno bisogno di regole chiare, flessibili ma condivise. Noi le aiutiamo a scriverle.
In un contesto economico e normativo in continua evoluzione, come cambia oggi la pianificazione fiscale per famiglie imprenditoriali e HNWI?
Pellone: La grandissima novità è che l’estero non è più il paradigma. Quando ho iniziato a fare questo mestiere, era di moda avere una holding estere: era quasi uno status symbol. Oggi non è più così. E questo per tre motivi. Primo: l’Italia ha una delle normative successorie più favorevoli d’Europa, se non del mondo, oggetto di attenzione anche da parte di family office stranieri.. Secondo: le riforme sulla governance, dal voto multiplo alla flessibilità delle SRL, rendono inutile ricorrere a giurisdizioni estere per costruire strutture societarie sofisticate. Terzo: oggi finalmente abbiamo una disciplina fiscale chiara e organica per strumenti come i trust, grazie alla circolare del 2022. Tutto ciò rende il nostro ordinamento molto più competitivo. Quindi la vera novità è che la pianificazione “domestica” funziona: i trust e le holding di famiglia sono oggi gli strumenti più efficaci e sempre più utilizzati per gestire e trasmettere patrimoni in modo efficiente e sostenibile.
Il passaggio generazionale è spesso un momento critico per le famiglie imprenditoriali. Quali sono gli errori più comuni che riscontrate e come aiutate i vostri clienti a prevenirli?
Enrico Del Sasso: L’errore più frequente è la mancanza di pianificazione: si rimanda, spesso per evitare conflitti o per convinzione che “c’è tempo”. Ma è proprio l’assenza di regole che genera conflitti quando il passaggio si rende necessario. Il nostro lavoro consiste nel disegnare un assetto che tenga conto del ruolo concreto dei diversi familiari, delle loro aspettative, dei meriti e dei rapporti affettivi, mettendo tutto in equilibrio con la sostenibilità economica e fiscale. Gli strumenti sono diversi: testamenti, donazioni della nuda proprietà, patti di famiglia. Oppure trust – che oggi in Italia hanno una dignità fiscale maggiore e che, se ben spiegati al pater familias, possono essere davvero efficaci. Serve però un lavoro culturale, un’educazione patrimoniale. La consulenza inizia lì.
Nel caso di riassetti societari, quanto è importante il coordinamento tra la governance aziendale e la pianificazione familiare?
Del Sasso: È cruciale. Gli strumenti di governance oggi sono estremamente flessibili, anche in Italia. Le SRL permettono di modellare statuti su misura: con quote che danno più diritti di voto, diritti di veto, nomine personalizzate degli amministratori. Anche le SPA, con voto plurimo e azioni con diritti speciali, offrono molte opportunità. Tutto questo, però, deve essere coordinato con la pianificazione successoria. Perché se da una parte si può fare molto sul piano societario, dall’altra esistono vincoli – come la quota legittima – che non si possono aggirare. L’integrazione fra statuti, patti parasociali e pianificazione ereditaria è il cuore del nostro lavoro.
Pellone: Confermo. La possibilità di scrivere statuti flessibili è oggi una leva fondamentale per evitare che la governance dell’azienda venga destabilizzata da eventi successori. La vera innovazione è la possibilità di costruire architetture giuridiche e fiscali che rispecchino la realtà dei ruoli familiari, premiando chi genera valore, tutelando l’impresa e mantenendo l’unità del patrimonio.
La gestione del patrimonio richiede anche una visione di lungo termine. Come integrate la consulenza legale e fiscale? Collaborate con altri professionisti in questo senso?
Pellone: Assolutamente sì. Noi crediamo molto nel lavoro in team. Collaboriamo con private banker, asset manager, consulenti finanziari e coach familiari. Il nostro ruolo è quello di architetti della struttura: disegniamo lo scheletro legale e fiscale, ma poi serve chi lo abita, chi lo anima e lo fa crescere.
Del Sasso: La chiave è la multidisciplinarietà, senza gelosie professionali. Nessuno può avere tutte le competenze necessarie: servono tavoli condivisi e confronto continuo. Le famiglie imprenditoriali sono sistemi complessi: solo una consulenza integrata può guidarle nel lungo termine.
Qual è la vostra visione del futuro per il wealth management in Italia e quale ruolo pensate possa giocare uno studio come TALEA in questo scenario in evoluzione?
Pellone: Il futuro è nella trasparenza, nella pianificazione strutturata e nella valorizzazione del sistema Italia. Le famiglie italiane hanno capito che non serve più andare all’estero per proteggere o trasmettere il proprio patrimonio. Lo si può fare qui, con competenza e legalità. TALEA vuole essere un punto di riferimento per questo tipo di cultura.
Del Sasso: Condivido. Vedo una crescente consapevolezza: le famiglie chiedono consulenza, non solo operazioni. Vogliono comprendere, decidere, pianificare. In questo contesto, il nostro ruolo è accompagnare, chiarire, strutturare. La talea, per riprendere la nostra metafora, cresce solo se le radici sono forti. E noi ci occupiamo proprio di quelle.

