La prossima emissione del Btp Italia, prevista da martedì 27 a giovedì 29 maggio, sarà conveniente? In parte la risposta dipenderà dal rendimento minimo garantito, che proveremo qui a ipotizzare. Ma a incidere sarà soprattutto il futuro andamento dell’inflazione che, come sempre, è difficile da immaginare in un orizzonte di sette anni. Il Btp Italia, infatti, nasce per offrire un rendimento che copra l’investitore dal rischio-erosione determinato dall’aumento dei prezzi. Se i prezzi salgono, com’è avvenuto nel 2022, la cedola e il capitale del titolo si rivalutano, proteggendo il potere d’acquisto. Picchi inflattivi come quello del 2022 non sono stati comuni negli anni precedenti, ma gli economisti della Bce sono piuttosto concordi nel ritenere che un certo livello di inflazione continuerà ad accompagnare l’economia europea anche nei prossimi anni. Il principale rischio – quello che l’inflazione crolli, riducendo la rivalutazione delle cedole del Btp Italia – non può essere escluso, in un contesto di crescenti tensioni commerciali con gli Stati Uniti. Come orientarsi allora?
Una lezione su quanto abbia pagato il Btp Italia può arrivare dal passato. “Dopo l’exploit del 2022, quando i Btp collegati all’inflazione avevano garantito rendimenti complessivi estremamente elevati (inclusivi sia delle cedole fisse che della componente di remunerazione legata alla crescita dei prezzi), negli ultimi due anni questa tipologia di obbligazioni ha invece offerto risultati meno interessanti, in media leggermente inferiori rispetto ai normali Btp a cedola fissa”, ha dichiarato a We Wealth Jacopo Ceccatelli, responsabile clientela istituzionale di Finint Private Bank. “Ciò è ancora più vero per i Btp Italia, i titoli emessi dal Tesoro italiano a favore degli investitori retail, legati all’indice italiano di inflazione (Indice Foi dei Prezzi al Consumo per le Famiglie di Operai e Impiegati). Quest’ultimo, infatti, sia nel 2023 che nel 2024 è cresciuto a ritmi molto bassi, inferiori all’1% annuo, ben al di sotto del 2% circa dell’indice europeo”.
Anche se la sensazione può essere quella opposta, dunque, oggi l’inflazione non è più al livello di un paio di anni fa: ed è il confronto anno su anno quello che conta ai fini della rivalutazione del Btp Italia. “La storia recente, quindi, non sembra particolarmente favorevole alla nuova emissione di Btp Italia, con scadenza settennale, che avverrà nel mese di maggio”, ha detto Ceccatelli. “Proprio negli ultimi mesi, tuttavia, le dinamiche di inflazione dell’indice Foi a cui sono legate le cedole dei Btp Italia sono tornate a crescere, con un incremento dell’1% in soli 4 mesi”.
Per chi volesse capire meglio da che parte sta tirando il vento, non ci sarebbero grandi certezze dal contesto macroeconomico. Certo, la Bce sta tagliando i tassi e l’inflazione sta scendendo grazie a una serie di eventi concomitanti. Anche per l’Italia “la politica di dazi portata avanti dall’amministrazione Usa potrebbe spingere tutte le principali economie mondiali verso un periodo di recessione, il che spingerebbe al ribasso la crescita dei prezzi”, ha affermato Ceccatelli, aggiungendo che non possono essere esclusi effetti di segno opposto, qualora le aziende produttrici dovessero spostare la produzione dove costa di più per evitare i dazi. Per l’Europa, che sta limitando le rappresaglie, sembra prevalere la tesi deflattiva – ossia prezzi che scendono più del previsto e Btp Italia quindi meno conveniente nel confronto con il Btp tradizionale a tasso fisso.
Btp Italia: quale rendimento minimo
Il rendimento minimo garantito del Btp Italia sarà comunicato solo il 26 maggio. Si tratta del rendimento che si otterrebbe dal titolo anche se l’inflazione, per i sette anni di durata del titolo, rimanesse a zero (o scendesse al di sotto di tale soglia).
Che cosa possono aspettarsi i risparmiatori a questo giro? Per capirlo è utile richiamare il seguente principio di fondo: il valore corretto per la cedola del Btp Italia sarebbe quello che, nel momento dell’emissione, lo rende virtualmente uguale, in termini di rendimento atteso, a un normale Btp, se l’inflazione sarà pari a quella prevista. Per ricavare quest’ultimo elemento i calcoli non sono complessi. “Si può fare un confronto tra un Btp Italia con scadenza simile e un Btp tradizionale a tasso fisso con la stessa durata. La differenza nei rendimenti tra i due strumenti riflette l’inflazione implicita attesa dal mercato”, ha spiegato a We Wealth la responsabile dell’Area obbligazionaria di SoldiExpert Scf, Barbara Giani. “Ad esempio, al 9 maggio 2025 il Btp Italia giugno 2030 rende circa 1,56% senza indicizzazione, mentre il Btp tradizionale giugno 2030 rende 2,68%. La differenza di rendimento tra i due, pari a 1,12%, rappresenta l’inflazione media annua attesa dal mercato nel prossimo quinquennio. Se l’inflazione futura sarà superiore a questa soglia, il Btp Italia risulterà più vantaggioso e remunerativo del Btp tradizionale. Viceversa, se l’inflazione media sarà inferiore, avrà reso meno”.
E se caliamo questa analisi all’orizzonte di sette anni, con cui si confronterà l’emissione di Btp Italia di fine maggio 2025? “Attualmente il Btp tradizionale con scadenza giugno 2032 offre un rendimento di circa 3,05%, e se ipotizziamo che anche per questo orizzonte temporale l’inflazione implicita sia pari a 1,15%, la cedola base del nuovo Btp Italia 2032 potrebbe posizionarsi intorno all’1,90%, valore che renderebbe i due strumenti comparabili e indifferenti in termini di rendimento atteso. Ai dati attuali, e a parità di altri fattori, sembra improbabile che possa essere superiore al 2%”.
Per Rocco Probo, analista di Consultique Scf, le aspettative di inflazione medie per i prossimi 7 anni per l’economia italiana sono pari a circa 1,35% annuo. Conseguentemente, il rendimento reale del titolo dovrebbe attestarsi leggermente sopra all’1,75% annuo reale lordo, per pareggiare un rendimento del 3,1% di un Btp a tasso fisso settennale.
Conviene coprirsi dal rischio-inflazione con i Btp?
“Gli strumenti che permettono un’indicizzazione all’inflazione sono rilevanti in una pianificazione complessiva, poiché possono svolgere una funzione assicurativa a livello di portafoglio finanziario. L’utilizzo di singoli titoli è preferito rispetto a soluzioni di risparmio gestito (fondi e/o ETF), in quanto è possibile avere una maggiore flessibilità nel definire l’orizzonte temporale di investimento e la duration di portafoglio”, ha affermato Probo, “per queste ragioni utilizziamo obbligazioni indicizzate all’inflazione, tra cui – ma non solo – i Btp Italia”.
“Come consulenti finanziari indipendenti, riteniamo opportuno valutare l’inserimento di titoli indicizzati all’inflazione come parte di una strategia di diversificazione del portafoglio obbligazionario”, è l’opinione di Giani. “Non si tratta di scommettere, ma di proteggersi da scenari alternativi, in cui un ritorno dell’inflazione strutturale possa incidere sulla redditività complessiva degli investimenti. Il Btp Italia 2025 che andrà in scadenza a fine mese ha reso molto di più nel corso della sua vita rispetto al corrispettivo Btp tradizionale, a dimostrazione di quanto questi strumenti possano rappresentare una buona protezione in fasi economiche instabili e imprevedibili”.
Chi detiene patrimoni importanti o desidera proteggersi a lungo termine dal rischio di un picco inflattivo più avanti nel tempo, può cogliere l’opportunità di coprire un pezzo del portafoglio. Nell’incertezza sugli effetti dei dazi, “la percentuale di questa tipologia di titoli sul totale investimento obbligazionario dovrebbe restare, a nostro avviso, all’interno dell’intervallo 15%-30%”, dice Ceccatelli. Chi non possiede nemmeno un Btp o altro titolo coperto dal rischio-inflazione, quindi, potrebbe certamente considerare l’emissione di fine maggio.

