Più anziani, single e coppie informali: come cambia la consulenza

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Una persona con i capelli corti e una giacca verde è seduta in un interno, con in mano uno smartphone e un tablet, immersa nella tecnologia. Sullo sfondo di un vivace centro commerciale con luci brillanti e un'energia vibrante, la scena cattura l'essenza della vita moderna che aspira alla longevità.

Il secondo trend demografico è in parte conseguenza del primo, ma non solo. Le famiglie individuali o senza figli sono anche tra i giovani. Modelli sociali nuovi, che stanno generando una consulenza di precisione

Indice

I dati Istat più recenti confermano i trend che conosciamo: aumenta la quota di anziani grazie all’aumento dell’aspettativa di vita e al crollo della natalità; aumentano i single, che passeranno dagli attuali 8,8 mln (dato Coldiretti) a 10 mln nel 2050. Può sembrare che la seconda tendenza sia la diretta conseguenza della prima e in parte lo è. Sempre più anziani sempre più longevi significa che aumenta il numero di vedove, soprattutto, ma anche vedovi. Eppure, la crescita dei single non riguarda solo le classi più anziane. C’è una crescente quota di single giovani e di monogenitori. E con loro, di coppie cosiddette more uxorio, cioè non sposate, spesso senza figli. Un tipo di famiglia molto diversa dal modello classico.

Lo slittamento in avanti delle fasi del ciclo di vita, particolarmente l’entrata nell’età adulta, così fortemente legata all’autonomia finanziaria che tarda ad arrivare, genera una quantità di persone che a loro volta procrastinano la vita di coppia, in attesa della sua sostenibilità economica. Tanta precarietà è forse corresponsabile di una scelta, quando le coppie si creano, spesso e volentieri diversa dal matrimonio. Secondo ADN Kronos, “tra gli adulti di età compresa tra i 25 e i 64 anni, è raddoppiata (rispetto al 2002, ndr) la quota di chi vive senza partner e più che raddoppiata quella di chi vive in coppie non sposate”. Inoltre, “sempre più persone over 65, in particolare tra i 65 e i 74 anni, sperimentano unioni non tradizionali, come le libere unioni o famiglie ricostituite”.

L’Italia vede il 33% di famiglie non tradizionali

In sostanza il nostro Paese già oggi vede il 33% di famiglie cosiddette non tradizionali: unipersonali o coppie di fatto. Una quota in aumento rispetto al 20% del 2002, su un totale di famiglie in aumento anch’esso per numero di nuclei, ma in contrazione per numero di membri: gli attuali 2,3 membri medi per famiglia sono stimati, infatti, in ulteriore contrazione a 2,1 nel 2050. E pensare che non siamo nemmeno il Paese con più anime sole: campione assoluto è la Svezia, con il 51% delle famiglie monopersonali; seguono Danimarca 44%, Lituania 42%, Germania e Finlandia 41%. Solitudine, quindi, non più necessariamente come croce di vecchiaia, ma sempre più come opzione di vita, non più stigmatizzabile nel confronto con le famiglie tradizionali che tradizionali lo sono sempre meno. Anche noi dovremo lavorare alla nostra lingua per inventare un modo di chiamare questa solitudine, per avere come gli anglosassoni due modi: loneliness, la solitudine che si patisce, e solitude, la solitudine scelta.

Come valutare questa tendenza dal punto di vista della consulenza finanziaria?

I dati di Coldiretti dicono che i single spendono per vivere fino all’80% in più della quota pro capite in una famiglia media di tre persone. Questo è un primo punto. Si tratta dell’assenza di economie di scala che rendono più sostenibile economicamente una famiglia di tre persone rispetto a tre persone indipendenti. Ma come dovrà pianificare il proprio futuro, specie la seconda parte della vita, una persona rappresentante di quel terzo di famiglie italiane che non corrispondono al nucleo di genitori sposati con figli della nostra (passata) tradizione? Non è solo questione di energie risparmiate per la pianificazione successoria. Forse vivere solo aumenterà le chance di fare carriera e salire di posizione, guadagnando di più, e forse, al netto dell’azzeramento delle economie di scala, una persona sola finirà per avere più risparmi.

Sicuramente l’assenza di una famiglia lo/la esonererà dalla protezione in favore dei membri e dalla responsabilità civile sugli stessi, ma si aprirà il capitolo autosussistenza: cosa succede se perde il lavoro, se perde l’abilità al lavoro, se perde l’autonomia? Con chi condividerà gli anni più anziani e dove deciderà di viverli sapendo che l’isolamento in quell’età può aggravare le condizioni fisiche e cognitive? E le coppie non sposate? Quante di loro riflettono e prendono misure per gestire l’assenza totale di diritti successori nel caso uno dei due venisse a mancare? E persino di diritti sulla casa, se del defunto, in cui convivevano magari da decenni. Tanto meno diritti ad assegni divorzili se la coppia scoppia. Stupisce non sentirne parlare nei convegni della finanza. Forse sarebbe ora di combinare l’invecchiamento del Paese con l’aumento della longevità e la riduzione delle famiglie classiche. Per entrare sempre di più nella consulenza di precisione.

Articolo tratto dal n° di gennaio 2025 di We Wealth.
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