Nel 2024 la parola chiave è stata instabilità con il 60% della popolazione mondiale chiamata alle urne e conflitti in Europa orientale e Medio Oriente. La situazione per il 2025 non sembra molto diversa, con i conflitti in espansione, elezioni in Germania, Francia, Canada e l’insediamento di Donald Trump.
Instabilità però non è sempre sinonimo di economia in decrescita e anche questo è stato chiarito lo scorso anno. Ma quali lezione cruciali si possono trarre dagli eventi degli ultimi mesi?
I dati sono possibilità, non certezze
Isabella Hughes, investment specialist di Legal & General Investment Management, analizzando l’anno passato, è arrivata alla conclusione che i dati non sono mai perfetti e bisogna imparare a conviverci. Un esempio è stata la massiccia sottostima delle potenzialità legate all’immigrazione negli Stati Uniti: il forte afflusso straniero ha contribuito a sostenere la spesa per i consumi e a riequilibrare il surriscaldamento del mercato del lavoro statunitense, eliminando i posti vacanti in eccesso e riportando in equilibrio il mercato. Ma non solo, i dati spesso convincono gli investitori di cambiamenti imminenti, che in realtà sono molto più lontano del previsto: come i tagli dei tassi da parte della Federal Reserve che erano previsti per marzo 2024, ma sono arrivati solo a settembre.
Errori? No se gli intervalli di azione sono ampi
Gli ultimi anni hanno costretto le grandi democrazie occidentali ad aprire gli occhi: neanche l’Europa è stata immune alle tensioni geopolitiche e l’incertezza legata a queste ha attraversato tutto il mondo, da Occidente a Oriente. Insomma, i fatti, anche quelli che vengono presi per certezze, cambiano e gli investitori devono essere abbastanza flessibili da sapere come muoversi.
Lo stesso è successo anche per i rendimenti: i rendimenti di varie classi di attività nel 2024 non erano quelli previsti, eppure secondo Hughes “è importante ricordare che i risultati sono spesso all’interno di un ampio intervallo, quindi anche se la realtà è diversa dalle aspettative iniziali, ciò non significa necessariamente che l’analisi e le riflessioni iniziali fossero errate”.
A un mondo complesso, si risponde con flessibilità
Se l’incertezza la fa da padrona, prepararsi a diversi scenari eventuali non è una scelta, ma una necessità. E anzi, molto spesso lo scenario ovvio non è quello che poi si presenterà. Un caso chiaro di ciò sono gli Stati Uniti: dopo il rapido rialzo dei tassi d’interesse statunitensi post-pandemia, c’era un’aspettativa molto diffusa, quasi univoca, che gli Stati Uniti avrebbero finito per soccombere a una recessione, che si è rivelata errata. Ora la situazione è cambiata radicalmente e quello che era il risultato scontato è stato dimenticato.
Lo stesso si può dire per quest’anno, la politica statunitense sotto il governo di Trump è ancora una nuvola grigia, ma si possono fare delle supposizioni a partire dal suo ultimo governo.
Insomma, le previsioni errate non sono una rarità e, allo stesso tempo, non devono preoccupare gli investitori. Secondo l’esperta, “il punto chiave è cercare di fare più previsioni corrette che errate. Oltre a formulare previsioni corrette, una lezione fondamentale è l’importanza della convinzione nel modo in cui le previsioni vengono attuate”.

