Fondo pensione, cosa succede se “fallisce”?

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Le tutele sono molto forti, al punto che tecnicamente non si applica il fallimento ai fondi pensione: ecco tutti i dettagli

I buchi dell’Inps fanno spesso notizia e sono da sempre un argomento portante per il marketing dei fondi pensione. Eppure, l’ansia per gli impegni a lungo termine, tipici della previdenza, rischia di contagiare anche chi ha cercato nel fondo pensione un riparo per il suo futuro. E se fallisce il fondo pensione, che fine farebbero tutti i risparmi previdenziali accumulati negli anni? La risposta, come vedremo nel dettaglio, è: niente di drammatico, grazie a specifiche tutele di legge.

Premessa: la previdenza pubblica e quella privata si somigliano solo in superficie. Mentre i contributi pagati all’Inps vengono in parte utilizzati per finanziare le prestazioni ai pensionati di oggi, i fondi pensione possono solo gestire il capitale per conto di ciascun iscritto. È come se ciascun iscritto avesse il suo cassetto e nessun pensionato, oggi, vi attinge.

Ma soprattutto, il fallimento del fondo pensione è vietato dalla legge: questo protegge il denaro dei sottoscrittori da eventuali debiti del fondo pensione. Nello specifico lo prevede l’articolo 15 del decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, che disciplina le forme pensionistiche complementari: “Nel caso di vicende del fondo pensione capaci di incidere sull’equilibrio del fondo medesimo”… “ai fondi pensione si applica esclusivamente la disciplina dell’amministrazione straordinaria e della liquidazione coatta amministrativa, con esclusione del fallimento”.

Per fare un confronto, le polizze vita di ramo I (le gestioni separate) possono potenzialmente essere intaccate nel valore se la compagnia assicurativa dovesse fallire: è stato lo scenario temuto nel 2023, quando Eurovita andò in crisi, rendendo necessario un “salvataggio” a carico delle altre maggiori compagnie assicurative italiane. Nonostante la garanzia del capitale prevista dalle polizze vita di ramo I e la generale solidità delle assicurazioni, queste tutele non raggiungono il grado di sicurezza dei contributi versati in un fondo pensione. E questo perché i contributi versati al fondo pensione non rientrano nelle attività della società e, per dirla in modo più semplice, non possono mai essere considerati “soldi del fondo” ma solo “soldi di chi versa”. Da questo punto di vista, il versamento nel fondo pensione è ancora più tutelato delle giacenze sul conto corrente oltre i 100 mila euro, che possono essere utilizzate in caso di dissesto della banca per appianare le perdite.

Ma quindi, cosa succede se un fondo pensione è costretto a chiudere? Non si tratta di un’eventualità particolarmente rara o traumatica. Di fatto, le risorse degli iscritti vengono trasferite a un altro fondo pensione, senza andare incontro ad alcuna penalizzazione. Un po’ come avviene quando si cambia fondo pensione per qualsiasi altra ragione o per cumulare i contributi versati in gestioni diverse, a seguito di un cambio di carriera.

Nonostante la paura che accompagna spesso gli impegni a lungo termine, come il risparmio per la pensione, la sorte dei contributi pagati è del tutto slegata dal successo economico del fondo pensione: un conto sono i suoi profitti, un altro quello dei suoi iscritti. La decisione di aderire o meno a un fondo pensione può essere molto complessa sotto vari aspetti, ma alla luce delle tutele di legge, lo scenario del fallimento del fondo non dovrebbe mai costituire un fattore degno di nota. Al contrario, contano gli approcci di investimento (più o meno “aggressivi”, ossia con maggiori quote di azioni in portafoglio) e i costi (più sono bassi, meglio è per le chance di rendimento a lungo termine).

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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