Il venture capital italiano consolida la ripresa e guarda al 2026 con segnali di rafforzamento. Il 2025 rappresenta il secondo miglior anno di sempre per il VC italiano, avvicinandosi ai livelli record del 2022 e confermando il superamento strutturale della soglia del miliardo di euro investiti in startup italiane.
Numeri che arrivano dal Venture Capital Monitor 2025, il rapporto annuale sul comparto realizzato da AIFI e Università LIUC, con il contributo di Intesa Sanpaolo Innovation Center e KPMG e il supporto di CDP Venture Capital Sgr e IBAN. E raccontano molto chiaramente di questa ripresa (e di qualche gap ancora da colmare).
I numeri del venture capital italiano
345 operazioni totali (initial e follow on), con un +15% rispetto al 2024 e un ammontare investito in startup italiane che ha toccato quota 1,6 miliardi di euro (+37% sul 2024), distribuiti su 313 round (+16%). Da dove arrivano i capitali? La maggior parte da operatori domestici (55%), anche se resta alto l’interesse degli investitori internazionali (45%). Un altro dato interessante emerso è che un’operazione su quattro vede la partecipazione di una realtà corporate (pari al 24%).
In calo l’ammontare investito in startup fondate da italiani con sede all’estero: registra un -17% sul 2024 (pari a 600 milioni di euro), ma crescono le operazioni, passate da 30 a 32 (+7%).
Nel complesso, quello del venture capital italiano è un mercato che oggi vale 2,2 miliardi di euro (tra startup italiane ed estere fondate da italiani) e conta 345 round. Tutti dati in crescita, se paragonati a quelli dello scorso anno (1,9 mld di euro e 300 round).
La seconda parte dell’anno è stata proficua per sostenere la crescita del comparto. Nel quarto trimestre si è registrato un aumento corposo degli investimenti nell’early stage (pre-seed, seed, first stage). Un segnale della vivacità di questo segmento che si contrappone a una fragilità persistente nella fase di scale-up delle startup italiane, come ha confermato Claudia Pingue, senior partner, responsabile del Technology Transfer di CDP Venture Capital SGR, in occasione della presentazione del rapporto.
Geografia del venture capital
Dal punto di vista settoriale, l’ICT si conferma il più interessante, con una percentuale che nel 2025 si attesta al 40% e resta in linea con i dati del 2024 e 2023 (entrambi al 38%). Nello specifico, all’interno del comparto si registra una maggiore attrattività per le tecnologie al servizio delle imprese rispetto alle piattaforme che offrono servizi digitali al consumatore.
Seguono l’energia e l’ambiente, i servizi finanziari, l’healthcare e le biotecnologie.
Per quanto riguarda invece la distribuzione geografica del VC italiano, il Nord continua a mantenere il suo primato, con un valore pari al 71% del totale del mercato, con la Lombardia a fare da capofila tra le regioni settentrionali. Seguono il Centro (15%) e il Sud (14%). Un trend che potrebbe iniziare a invertirsi nei prossimi anni, come ha sottolineato Giovanni Fusaro, Direttore del VeM, se si considera l’avvio di alcune misure regionali previste, per esempio, in Puglia e Lazio.
La corsa del technology trasnfer
Il VeM, giunto alla sua 18ª edizione, ha festeggiato quest’anno con due novità, illustrate da Anna Gervasoni, Rettore dell’Università LIUC e direttrice generale di AIFI, ancor prima dei numeri del 2025. La prima è l’inserimento del venture capital nel TUF (Testo Unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria). Un riconoscimento che dimostra la crescente rilevanza del comparto all’interno dell’intera industria finanziaria. La seconda è il ruolo decisivo assunto dal technology transfer all’interno dell’ecosistema del VC, ma anche, più in generale, nel nostro Paese.
Il Rapporto di AIFI ha confermato che gli investimenti nelle startup della ricerca nel 2025 hanno raggiunto un ammontare di circa 600 milioni di euro, distribuiti in 93 operazioni, triplicando così i numeri del 2024 (223 milioni).
“C’è stato un salto di quantità ma anche di qualità”, ha commentato Claudia Pingue, citando alcuni esempi di mega round di startup nate dalla ricerca, protagoniste dello scorso anno, tra cui G-Bionics e Nanophoria.
Scenario globale del venture capital
A fronte di risultati positivi a livello nazionale, il cumulato investito sulle startup italiane, comprese quelle estere fondate da italiani, si discosta nettamente dalla media europea. In Francia e Germania, per esempio, si registra un livello di investimenti superiore di 3-5 volte rispetto a quello italiano. Una dimostrazione del fatto che la strada è ancora lunga, ma i segnali restano comunque positivi.
Usa vs. Europa: numeri e trend
Anche ampliando la view a un livello più globale, i numeri sono la prova di un mercato che resta molto attivo. I dati riportati da Alessandro Soprano, partner di KPMG, durante la presentazione del rapporto parlano di un ammontare investito che, a livello globale, nel 2025 ha superato i 500 miliardi. Mentre il numero delle operazioni ha registrato un calo, a fronte di una concentrazione di investimenti in round molto avanzati (late stage) – in controtendenza rispetto a ciò che accade nel nostro Paese.
Il 70% degli investimenti si registra negli Usa che resta in pole position all’interno del mercato globale, con una larga parte destinata ai big deal.
In Europa, invece, il 2025 ha rappresentato il terzo anno più solido degli ultimi dieci anni. Anche in questo caso i numeri risultano in calo dal punto di vista delle operazioni. Una diminuzione motivata da una più attenta selezione delle startup in cui investire. Oltre a Revolut nel Regno Unito, le principali operazioni europee si sono verificate in Francia e Finlandia.
Healthcare, biotech, healthtech, ma anche semiconduttori e battery infrastructure tra i temi più interessanti al centro degli investimenti in VC europeo.
Senza dimenticare l’AI, che resta il settore più attrattivo a livello globale. In particolare, come ha sottolineato Soprano, l’attenzione degli investitori si sta spostando verso quelle soluzioni B2B che possono aiutare a trasformare il business o soluzioni che mirano a migliorare il livello di formazione ed education.
In conclusione
Se l’early stage appare oggi più dinamico e strutturato, resta però aperta la sfida dello scale-up e dell’attrazione di capitali per i round più avanzati. È su questo terreno che si giocherà la capacità dell’Italia di colmare il divario con i principali mercati europei.

