Le small cap sembrano l’ultima scommessa sul mercato americano, dopo mesi in scia alle grandi società dell’S&P 500 e alle Magnifiche 7. A partire dalla pubblicazione dai dati sull’inflazione Usa di giugno, che hanno spinto gli investitori a prevedere con certezza il primo taglio dei tassi Fed a settembre, il mercato ha iniziato ad abbandonare le azioni a massiccia capitalizzazione dell’S&P 500 per riposizionare il portafoglio sulle società più piccole e che potrebbero recuperare redditività grazie al taglio dei tassi. Si tratta di un segmento di mercato che, per mesi, ha mangiato la polvere dei grandi colossi. L’indice Russell 2000, in cui vengono incluse le società a capitalizzazione più modesta, ha reso solo l’1% nella prima metà dell’anno; tuttavia, la scorsa settimana è salito dell’1,7%, a fronte di un calo del 2% segnato dall’S&P 500. Nessuno può dire con certezza se questa tendenza si consoliderà. Chiaramente, però, il terreno da recuperare sembra ancora parecchio, se si considera che l’S&P 500 ha messo a segno un rialzo del 15%, contro il +7,8% del Russell 2000.
In Italia le small cap non hanno ancora svoltato
Qualche piccolo segnale di recupero delle small cap si è visto anche nei listini italiani: se si prendono in considerazione gli ultimi tre mesi l’indice Ftse Small cap ha realizzato una performance del 3,4%, conto il +0,7% realizzato dal Ftse mib. Anche qui, il bilancio da inizio anno lascia l’amaro in bocca a chi, troppo presto, ha scommesso sul recupero delle piccole aziende: infatti, l’indice small cap italiano ha reso ha reso solo il 3,5% da inizio anno al 23 luglio, contro il 13,4% del listino principale. Se si inizia a confrontare l’andamento dei due indici dal marzo 2023, poi, il divario è ancora più evidente, con un indice Small Cap cresciuto del 24,9% contro il 48,8% del Ftse Mib.
Come stanno andando le Magnifiche 7
Le performance delle Magnifiche 7, nel corso delle ultime cinque sedute (all’apertura di martedì) non sono state all’altezza del loro soprannome: Amazon, Tesla e Apple hanno ceduto terreno, mentre sul versante opposto sono salite Meta (+3,7%) e Nvidia (+2,6%). Negli ultimi tre mesi, poi, Microsoft, Amazon e, soprattutto, Meta hanno sottoperformato l’indice S&P 500 – mentre salta all’occhio il forte recupero di Tesla (+71%), benché il bilancio da inizio anno resti appena sopra la parità, rimanendo di gran lunga la meno “magnifica” delle sette.
Le aspettative per almeno una parte delle Big Tech restano molto alte da parte degli analisti. “Si prevede che quattro delle aziende del gruppo delle ‘Magnifiche 7’ saranno tra i primi cinque contributori alla crescita degli utili anno su anno per l’S&P 500 nel secondo trimestre del 2024”, ha dichiarato John Butters di FactSet, “queste quattro aziende sono, nell’ordine, Nvidia, Amazon, Meta Platforms e Alphabet… In aggregato, queste quattro aziende dovrebbero registrare una crescita degli utili anno su anno del 56,4% per il secondo trimestre”. Questo dato si confronta con un incremento atteso del 5,7% per le altre 496 aziende dell’indice di riferimento per l’azionario statunitense. “Gli analisti prevedono che queste quattro aziende nel loro insieme riporteranno una crescita degli utili anno su anno di oltre il 25% per i restanti due trimestri del 2024”, ha aggiunto Butters.
Le trimestrali Usa, dopo le prime 100 pubblicazioni
Per il momento la pubblicazione delle trimestrali, sulla base di 102 società sulle 500 dell’indice di riferimento americano, stanno mostrando nei settori delle comunicazioni, nell’healthcare e nella finanza i migliori tassi di crescita degli utili. In generale, l’80% delle società che ha riportato i risultati del secondo trimestre ha superato le attese degli analisti, secondo i dati di Lseg. Materiali, industria e immobiliare sono fra i settori nella parte più bassa dello spettro.
Man mano che le trimestrali daranno qualche informazione in più sullo stato di salute effettivo delle aziende americane, saranno soprattutto i prossimi mesi a determinare se questo spostamento verso le small cap rappresenti un vero cambio di paradigma o solo l’ennesima falsa partenza.

