Ragaini (Aipb): così i dati spingeranno la competizione nel private

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Aipb: così i dati spingeranno la competizione nel private

L’open finance abiliterà un accesso regolamentato ai dati dei clienti per tutti i servizi finanziari. Ragaini (Aipb): “Rafforzare la consulenza evoluta sarà un’arma indispensabile per cavalcare il cambiamento”

Indice

  • Secondo un’indagine di Aipb, l’open finance avrà un impatto sul private banking aumentando competizione (72%) e trasparenza dei costi (66%)
  • Panebianco: “L’impegno europeo e degli operatori di mercato sullo sviluppo dell’open finance impatterà positivamente sull’evoluzione del private banking”

L’industria del private banking dovrà affrontare tre sfide nei prossimi anni: attrarre nuove generazioni di clienti, estendere il concetto di protezione e cogliere le opportunità offerte dall’utilizzo dei dati e dall’intelligenza artificiale. Sfide che cambieranno il lavoro del consulente, anche in vista della versione finale del regolamento Financial date access (anche noto come “Fida”) in arrivo nel 2025, quando entreremo nell’era dell’open finance. Se l’open banking ha portato finora benefici limitati in Europa, basti pensare che i clienti delle banche digitali che utilizzano questa tipologia di servizi è inferiore al 2%, i leader di settore intravedono in questo caso una portata potenzialmente rivoluzionaria: l’open finance abiliterà infatti un accesso regolamentato ai dati dei clienti per tutti i servizi finanziari, aprendo nuove opportunità per la consulenza evoluta.

Financial date access: cosa cambia con le nuove regole

“Rafforzare la consulenza evoluta sarà un’arma indispensabile per cavalcare il cambiamento”, spiega infatti Andrea Ragaini, presidente di Aipb intervenuto nell’ambito di una conferenza sul tema organizzata in collaborazione con PwC. “Secondo un’indagine condotta dall’associazione, l’open finance avrà un impatto sul private banking aumentando competizione (per il 72% dei leader intervistati) e trasparenza dei costi (66%)”, racconta Ragaini. Il private banker, in questo contesto, sarà chiamato a spiegare alla clientela i benefici generati dalla condivisione di una grande quantità di informazioni riservate, dagli investimenti finanziari alle cripto-attività fino ai prodotti assicurativi. Sarà infatti il cliente a dover autorizzare ed eventualmente revocare il trattamento dei propri dati finanziari. Attualmente, la bozza di quadro normativo prevede che, previo consenso del cliente appunto, le istituzioni finanziarie saranno tenute a fornire a terze parti autorizzate (i cosiddetti Fornitori di servizi di informazioni finanziarie o Fisp) l’accesso a tali dati, che verranno poi condivisi attraverso schemi centralizzati.

Relazione fiduciaria tra banker e cliente resta al centro

“Il ruolo del consulente sarà rilevante per costruire fiducia nei clienti e generare opportunità”, interviene Paolo Gusmerini, director payment & digital banking di PwC Italia. “Opportunità come una migliore valutazione delle esigenze dei clienti stessi, un minor rischio associato al credit trading, un’estensione del servizio di consulenza a una fascia più ampia della clientela, un’attività di pianificazione finanziaria e patrimoniale avanzata e servizi di consulenza su masse non gestite direttamente”. Dello stesso avviso Ragaini che parla di “un’opportunità straordinaria”, spiegando come i banker resteranno al centro ma i dati li aiuteranno ad amplificare la loro capacità di azione e la loro capacità predittiva e di interpretazione delle esigenze dei clienti.

Panebianco: “Aumenterà qualità e valore dei servizi offerti”

“L’impegno europeo e degli operatori di mercato sullo sviluppo dell’open finance impatterà positivamente sulla crescita del settore finanziario e sull’evoluzione del private banking”, aggiunge Mauro Panebianco, partner di PwC Italia, asset & wealth management advisory Emea leader. “La spinta all’innovazione è fondamentale per la competitività del settore e per le aziende che vi operano, ma garantirà anche una maggiore inclusione finanziaria verso la clientela e i consumatori. L’approccio armonizzato e integrato dell’open finance, infatti, aumenterà la qualità e il valore aggiunto dei servizi offerti e il settore del private banking è pronto a cogliere le opportunità e i benefici che emergeranno dal nuovo scenario disegnato”, dice Panebianco. Poi conclude: “Negli Stati Uniti le gestioni patrimoniali personalizzate stanno diventando un caso di successo, i clienti vogliono essere parte attiva. L’augurio è che l’industria sia un volano per l’implementazione dell’open finance”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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