Azioni Usa, è record nella fiducia dei gestori: Europa nell’angolo

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Un grande gaur, un bue selvatico, è in piedi sulla terra davanti a un muro verde acqua con delle piante sullo sfondo. Ha un corpo scuro, una corporatura muscolosa e grandi corna ricurve. L'ambientazione sembra essere all'aperto, in un ambiente naturale o zoologico.

I livelli di liquidità nei portafogli sono ai minimi storici: un segno di ottimismo che, solitamente indica un buon momento per vendere, dicono da BofA

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L’esuberanza degli investitori globali ha raggiunto un livello che, sulla base dell’esperienza storica, suggerisce di vendere e portare a casa il risultato: l’esposizione alla liquidità dei gestori, infatti, è scesa al di sotto del 4% nel mese di dicembre, mentre l’allocazione alle azioni statunitensi ha raggiunto un nuovo massimo storico, con un 36% netto che dichiara di avere un sovrappeso in portafoglio. A fare da sfondo ci sono attese sempre più rosee sull’andamento dell’economia globale: un terzo dei fund manager non crede ci sarà alcun rallentamento della crescita (“no landing”), mentre solo il 6% prevede un brusco calo (“hard landing”). Fra le sorprese positive più probabili per l’economia globale prevale, fra gli intervistati, una crescita cinese in aumento (40%), mentre il maggiore rischio sullo scenario sarebbe una guerra commerciale globale (39%), seguita da un nuovo ciclo di rialzi dei tassi Fed.
Lo mostrano i dati raccolti da Bank of America nell’ultimo Fund Manager Survey, condotto fra il 6 e il 12 dicembre su 204 gestori con 518 miliardi di dollari di masse.

Fra le numerose decisioni “forti” dei gestori in questa fase, spiccano la più bassa esposizione alle materie prime dal luglio 2017, così come il più forte sottopeso in portafoglio per le azioni europee dall’ottobre 2022. Se si considera il confronto Usa-Europa, la preferenza per l’azionario a stelle e strisce non è mai stata tanto forte dal giugno 2012, quando l’Eurozona era colpita dalla crisi dell’euro.

Fra gli orientamenti nei settori, la grande novità è lo spostamento a favore dei titoli finanziari, che hanno fatto il balzo mensile più ampio mai registrato, probabilmente grazie all’ipotesi che i tassi rimarranno più alti del previsto negli Stati Uniti di Trump – le cui politiche dovrebbero sostenere un’inflazione più elevata. Sulle banche, il 41% netto dei gestori riporta un sovrappeso in portafoglio, mentre sulle assicurazioni ci si attesta su un 20% netto.

Le preferenze dei gestori globali: dollaro e tecnologia

La scommessa più gettonata, secondo i gestori, rimane quella sulle Magnifiche 7 azioni tecnologiche (lo afferma il 57% degli intervistati), che si conferma in testa per il 21esimo mese consecutivo. Al secondo posto subentra la posizione lunga sul dollaro (15%), anche in questo caso influenzata dall’effetto che le politiche di Trump potrebbero avere sui rendimenti obbligazionari Usa. Scivola, invece, dalla seconda alla quinta posizione la scommessa sull’oro, preceduta a dicembre dalle posizioni rialziste sull’indice Russell 2000 americano, che comprende anche le società più piccole, e dalla scommessa al ribasso sulle azioni cinesi.

Fra novembre e dicembre, il riposizionamento del portafoglio dei gestori globali ha penalizzato, nell’ordine, i mercati emergenti, l’Eurozona e la liquidità; in testa al carrello degli acquisti, invece, svettano gli Stati Uniti, le banche e le azioni in generale. Rispetto all’allocazione media degli ultimi 20 anni, le scommesse più forti si concentrano ora sul settore bancario, sugli Stati Uniti e sulle assicurazioni. In coda si trovano, invece, la liquidità, l’Eurozona e il settore energetico.

Anche in Europa i gestori virano sulle banche

Se si volge lo sguardo al gruppo di gestori intervistati in Europa, la preferenza per l’America resta molto forte: il 61% dei gestori europei prevede che l’amministrazione Trump avrà un impatto positivo sulla crescita globale, grazie a stimoli fiscali e deregolamentazione, che superano gli ostacoli derivanti da tariffe e restrizioni sull’immigrazione. Allo stesso tempo, il 69% dei gestori del Vecchio Continente prevede che la crescita europea rimarrà debole, con un saldo netto del 14% che giudica la politica fiscale della regione troppo restrittiva, il valore più alto dal 2020.

Nonostante il confronto poco lusinghiero con gli Usa, il 56% netto dei gestori europei prevede un rialzo a breve termine per le azioni europee (in forte aumento rispetto al 25% del mese scorso) e circa il 70% prevede che nel giro di un anno ci sarà un rialzo rispetto ai livelli attuali. Per il 42% degli intervistati, questa crescita sarà guidata da revisioni al rialzo degli utili, seguita dall’allentamento delle politiche delle banche centrali.

Fra le piazze borsistiche europee, Madrid e Londra sono le più apprezzate dai gestori nell’orizzonte a 12 mesi, con Milano al terzo posto. In termini di settori, l’healthcare perde la testa come scommessa più gettonata dai gestori europei, lasciando il podio a utility, banche e assicurazioni. Per il 42% degli intervistati, le banche restano attrattive nonostante il rally azionario già portato a casa, un’opinione sempre più condivisa da settembre in poi. Coerentemente, i servizi finanziari sono il settore che è stato più potenziato in portafoglio nell’ultimo mese. Il comparto auto si conferma il meno apprezzato nell’allocazione strategica, preceduto da vendite al dettaglio e chimici.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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