Previdenza e rischi, paura dell’inflazione triplicata nel 2021

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Mentre gli Usa attraversano i rincari più ampi dal 1982 i risparmiatori riportano l’inflazione in cima alle preoccupazioni per la pensione

Un sondaggio Allianz Life sulla popolazione americana ha mostrato un radicale mutamento in quelle che sono percepiti come i maggiori rischi per il piano pensionistico personale. Emerge un quadro coerente con gli sviluppi macroeconomici dell’ultimo anno

Per orientarsi in queste sfide, però, diminuisce la propensione alla ricerca di un consulente finanziario. Stando alle risposte, gli americani sono diventati più bravi a far da sé. Solo il 12% degli intervistati includono la pianificazione finanziaria nelle loro risoluzioni per il 2022, ed è minimo storico

Mentre gli Stati Uniti viaggiavano verso il tasso d’inflazione più elevato dal 1982, gli americani si sono espressi con una certa ansia su quello che potrebbe essere l’impatto dell’aumento dei prezzi sul proprio piano pensionistico. Per chi gestisce investimenti a lungo termine finalizzati all’accumulo di risorse per la terza età, un tasso d’inflazione più elevato rischia di erodere buona parte del rendimento reale (ossia al netto dei rincari) degli investimenti.

Fra il 2020 e il 2021 questo rischio è salito in cima alle preoccupazioni degli americani, con un balzo dall’8 al 25%. E’ quanto emerge dall’ultimo New Year’s Resolutions Study condotto a novembre da Allianz Life su un campione rappresentativo della popolazione generale, composto da 1.115 maggiorenni statunitensi.

Per un americano su quattro, dunque, l’aumento dei prezzi è qualcosa con cui fare decisamente i conti nella pianificazione previdenziale. Al contrario, nel 2021 si è ridotta l’attenzione su tutti gli altri fattori di rischio che l’anno scorso precedevano l’inflazione, in particolare l’incremento dei costi sanitari (citati dal 13% nel 2020, e ora dall’8%), il rischio di vivere più a lungo dei propri risparmi (dal 10% all’8%) e la sicurezza occupazionale (dal 12% al 7%).

“Dati i cambiamenti apparentemente costanti con la pandemia, non è una sorpresa che sia in cima ai pensieri della maggior parte degli americani mentre pensano a risparmiare e spendere nel nuovo anno”, ha detto Kelly LaVigne, vice presidente di Consumer Insights, Allianz Life. “Tuttavia, l’inflazione è chiaramente una preoccupazione più pressante, dato che le persone ci convivono giorno per giorno”. Questo fenomeno, inoltre, starebbe “costringendo i risparmiatori a pensare su come mitigare questo rischio significativo per la loro sicurezza nel percorso di pensionamento”.

Il quadro dipinto dal sondaggio è perfettamente coerente con quanto si è osservato nell’ultimo anno nell’economia americana. Infatti, nel novembre 2020, i timori sanitari erano nettamente più elevati dal momento che vaccino anti-Covid era ancora in attesa di approvazione; il tasso di disoccupazione, poi, era di due punti e mezzo più elevato rispetto ad oggi. Infine, dal novembre 2020 a al novembre 2021 il tasso d’inflazione è passato dall’1,2% al 6,8%.

La domanda, a questo punto, è se nei prossimi anni l’inflazione si manterrà più elevata rispetto al passato in modo persistente, fatto che potrebbe richiedere una ricalibrazione della propria strategia di investimento. E’ un interrogativo che potrebbe essere “girato” a un professionista, qualora non si fosse in possesso di competenze specifiche. In molti casi, però, questo parere non verrà domandato. Quest’anno, infatti, la propensione alla pianificazione e alla ricerca di un consulente finanziario si è decisamente ridotta.

Solo il 12% degli intervistati nel sondaggio di Allianz Life includono la pianificazione finanziaria nelle loro risoluzioni per il 2022, al minimo storico. Se questo genere di pianificazione non viene effettuata è perché si ritiene di avere già un piano solido (34%), oppure perché l’esiguità delle proprie entrate non giustifica lo sforzo (26%). Rispetto al 2020, poi, è scesa dal 27 al 22% la quota di americani che si dice propenso a cercare a cercare il consiglio di un professionista finanziario.

Secondo Allianz Life questa evoluzione potrebbe essere dovuta al fatto che “più persone sembrano essere attive nella gestione delle loro finanze – sia nell’eliminare le cattive abitudini finanziarie che nello stabilire comportamenti positivi”. Infatti le cattive abitudini finanziarie riportate nel 2020 si sarebbero ridotte quest’anno: il 28% degli americani ammette di “spendere troppo”, in calo dal 32% dell’anno scorso, mentre la quota degli intervistati che afferma di non risparmiare “quanto potrebbe” è scesa dal 27 al 23%. Nel frattempo, è salita dal 28 al 33% la percentuale di americani che non ritiene di avere cattive abitudini finanziarie.

Assistiti da un professionista finanziario o meno “è fondamentale considerare i vari rischi che, come l’inflazione, possono far deragliare la vostra strategia finanziaria, in modo da regolarsi di conseguenza”, ha aggiunto LaVigne, “indipendentemente dall’età o dalla quantità di tempo che vi separa dal pensionamento, è importante prendere in considerazione tutti questi problemi e iniziare a ideare un piano d’azione per mitigare questi rischi”.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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