Collezionisti, la passione batte la componente finanziaria?

Giulia Bacelle
Giulia Bacelle
6.12.2021
Tempo di lettura: 3'
Negli ultimi 10 anni i sondaggi condotti da Deloitte Luxembourg e ArtTactic hanno comparato le ragioni principali che spingono i collezionisti all'acquisto di opere d'arte
Le ragioni finanziarie non reggono il confronto: è la passione a spingere l'acquisto di un'opera d'arte. Lo afferma l'ultima edizione dell'Art & Finance Report di Deloitte Luxembourg e ArtTactic, secondo cui la componente emotiva associata al possesso è centrale per il 93% dei collezionisti intervistati.

Le ragioni finanziarie restano stabili per i collezionisti


La motivazione è la regina tra le risposte sin dal lancio dello studio nel 2011, quando era centrale per il 98% del campione. Ciò nonostante, dal 2011 al 2016 aveva registrato un lento declino, che l'aveva portata ad attestarsi al 71%. Il perché è da ritrovarsi nell'incremento dei collezionisti che reputano importanti le componenti finanziarie legate all'acquisto di un'opera d'arte, in primis i rendimenti generati nell'eventualità di una vendita, che dal 49% del 2011 erano cresciuti progressivamente per raggiungere il 64% nel 2016. Negli ultimi cinque anni, tuttavia, i trend (discendente per la passione e ascendente per i rendimenti) sono lentamente tornati a cifre simili a quelle del 2011, con la prima alta al 93% e il crollo della seconda al 36%. Stabili invece nel corso degli anni le altre motivazioni più finanziarie, come la capacità dell'opera d'arte di fungere come protezione dall'inflazione (ora 27%), di rappresentare un bene rifugio (32%) e di diversificare il portafoglio (47%).


Collezionisti: quali delle seguenti ragioni
sono più importanti nell'acquisto di un'opera d'arte?
Fonte: Art & Finance Report 2021, Deloitte Luxembourg & ArtTactic

Perché includere l'arte nel wealth management


“Come negli anni precedenti, possiamo dire che sia proprio l'andamento lineare di questi fattori la ragione principale affinché i wealth managers includano l'arte nella gestione patrimoniale” si legge nel Report. “L'offerta di servizi sarebbe pertanto ampliata facendo leva sia sulla forte componente emotiva legata al possesso di un'opera che sul crescente valore finanziario che tali beni hanno acquisito negli ultimi 20 anni. I wealth manager sono ben posizionati per gestire, valorizzare e proteggere questa asset class, così come per creare una relazione più forte e a tutto tondo con i propri clienti”.

Le altre ragioni che parlano al cuore dei collezionisti


Motivazioni finanziarie a parte, sono diverse le altre ragioni che parlano più al cuore a spingere i collezionisti secondo Deloitte & ArtTactic. In primis, l'appartenenza dell'opera d'arte alla categoria dei beni di lusso, che nel 2011 era ritenuta importante dal 40% del campione e che negli anni ha registrato una parabola ascendente che l'ha vista toccare l'apice nel 2017 per poi collocarsi sullo stesso di dieci anni prima nel 2021. La stessa dinamica si è verificata per la motivazione che vede centrale il valore sociale, ovvero la capacità dell'arte di segnalare il possesso o la conquista di un determinato status, al 23% nel 2011 e al 47% oggi.

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