Guardando ai prossimi mesi, il mercato offre una sola certezza, a farla da padrone sarà l’incertezza. Sembra una tautologia ma, in realtà, non è né una sorpresa né una novità. Sul mercato infatti non c’è mai una certezza totale, anche se il 2025 inizia con ben più punti di domanda di quelli che gli investitori potevano immaginarsi. Le domande principali girano intorno alla figura di Trump e tutte le decisioni che passeranno dai suoi comizi elettorali alla realtà.
Trump e il suo impatto sui mercati
Durante la presentazione dell’outlook di Pimco, Nicola Mai, economista e analista del credito sovrano per il gruppo, ha spiegato come il cambiamento ai vertici di governo negli Stati Uniti ha il potere di accrescere l’incertezza economica a livello globale, soprattutto in quattro diversi aspetti: tariffe, immigrazione, spinta fiscale e deregolamentazione.
Sicuramente, “le politiche commerciali legate alle tariffe e all’immigrazione andranno a rallentare l’economia globale, ma potrebbe soffrirne anche il mercato statunitense”, ha spiegato l’esperto. In Europa, e soprattutto in Germania, l’incertezza sulle tariffe rallenterà il mercato. Mentre negli Stati Uniti l’imposizione di tariffe sull’estero avrà un impatto al rialzo sull’inflazione nel breve periodo, facendo diminuire il potere d’acquisto dei consumatori. D’altra parte, però, le politiche energetiche, come l’aumento della produzione del petrolio, potrebbero agire da contrappeso, cercando di riportare l’inflazione al ribasso. In generale, però, l’inflazione sta rientrando a livello globale, anche se a un ritmo più sostenuto in Eurozona.
Insomma, è innegabile che l’Europa si trovi strutturalmente in grande difficoltà, con la Germania in difficoltà economica, la Francia con problemi politici e la paura delle tariffe, ma siamo oggi in un ambiente migliore rispetto a cinque anni fa. La Bce è infatti disposta a intervenire in caso di fragilità, la cooperazione tra paesi si è rafforzata e l’euroscetticismo è in declino. Quindi, in quest’ottica, l’Europa, rispetto ad altri paesi, offre un nuovo livello di stabilità.
Banche centrali nel 2025
Come rispondono le principali banche centrali a queste nuove incertezze del mercato? Il mercato ha iniziato a scontare per i prossimi mesi che la Federal Reserve continu nel suo piano di taglio dei tassi, ma con molta lentezza, optando per massimo due tagli da 25 punti base nel 2025. Eppure, Mai si posiziona controcorrente, ritenendo che la Fed non si fermerà a tassi pari al 4% per un lungo periodo, bensì che a partire dal 2026 inizierà nuovamente con una politica accomodante, scendendo nuovamente. In Europa, dove la crescita è più lenta, ci sono meno ostacoli ai tagli di tassi. Proprio per questo ci si può aspettare che la Banca centrale europea continui a tagliare in modo più sostenuto, raggiungendo così l’obiettivo del 2%, se non anche inferiore. Il taglio dei tassi dovrebbe spingere verso la ripresa della crescita e i consumi dovrebbero migliorare, ma vista l’incertezza in Germania, la crisi politica in Francia e il rischio di elevate tariffe, allora è lecito immaginare una crescita sotto il trend, ma non una recessione.
Bond o azioni? 2025 l’anno del mercato obbligazionario
Analizzato il contesto, non ci sono molti dubbi: tutto questo crea un ambiente incredibilmente attraente per il reddito fisso, soprattutto se paragonato ai livelli di partenza del 2019. I tassi oggi sono sopra i tassi pre-pandemia, con rendimenti ben più interessanti. Questo vale contemporaneamente per Stati Uniti, Europa, e anche per i mercati emergenti, anche se in questo caso è fondamentale essere selettivi sui paesi.
Infatti, mentre il 2024 è stato un anno d’oro per il mercato azionario, trainato dalle Big Tech statunitensi, la storia insegna che c’è uno spazio limitato per ulteriori sostenuti guadagni dell’azionario alle attuali valutazioni. Al contrario l’obbligazionario di alta qualità offre opportunità interessanti sia sul breve che sul medio periodo. Dopo un periodo in cui bond ed equities sono sembrate correlate, ora la curva è tornata ad invertirsi, permettendo alle obbligazioni di tornare ad occupare il loro ruolo di protezione nei portafogli.
In generale, l’esperto riconosce una duration molto attraente sia per gli Stati Uniti che per l’Europa, soprattutto Regno Unito e, allontanandoci dai classici mercati, Australia. Fino a poco tempo fa il cash dava rendimenti più alti dei bond, ma ora la curva si è disinvertita, è ora di estendere nuovamente la duration, puntando sulla pancia della curva (5/10 anni).
In conclusione, secondo Adriano Nelli, Executive vice president e responsabile per l’Italia di Pimco, è vero, “l’incertezza è una cosa certa, ma a fronte di questo ci accorgiamo che gli attivi hanno premi al rischio molto ristretti, mentre le obbligazioni ad alta qualità, le obbligazioni più liquide sul mercato, oggi scambiano in modo molto elevato, offrendo rendimenti interessanti”. È tornato il momento per guardare al fixed income di alta qualità come uno strumento che offre rendita e permetta di diversificare.

