Nel giro di due sedute il future sull’oro è arrivato a perdere il 15,5% del suo valore, l’argento il 41,54%: un movimento estremo seguito all’annuncio di Kevin Warsh come nuovo presidente della Fed, designato da Donald Trump. Un nome il cui passato parla di una postura da “falco” e di un deciso difensore dell’indipendenza della banca centrale, come approfondito in un precedente articolo. È un elemento sufficiente a spiegare la caduta cumulata fra venerdì e lunedì? Sicuramente è parte della storia.
Dopo l’11 gennaio, data in cui Jerome Powell aveva annunciato di essere oggetto di un’indagine — letta dai mercati come un tentativo della politica di influenzare la politica monetaria — l’oro aveva accelerato la sua corsa, passando da 4.500 a 5.600 dollari l’oncia in meno di una ventina di giorni. Un movimento che non si era arrestato nemmeno in seguito al raffreddamento delle tensioni all’interno della Nato in merito alla sovranità sulla Groenlandia. La velocità di questo rally è, probabilmente, il sintomo di una corsa speculativa molto sensibile a un’inversione della narrativa.
Con una Fed più indipendente del previsto, il dollaro ne esce rafforzato e, di conseguenza, l’oro — il cui prezzo è denominato in dollari — risulta indebolito in prospettiva.
Per spiegare il crollo dei metalli preziosi, “il punto centrale è la dinamica precedente dei prezzi”, dice a We Wealth Carlo Alberto De Casa, analista di Swissquote ed esperto del mercato dei metalli. “La salita dell’argento negli ultimi mesi ha avuto caratteristiche più simili a quelle di una criptovaluta che a quelle di un metallo con una lunga storia e un ruolo industriale consolidato come l’argento. È stato un rally anomalo, molto distante dai fondamentali”.
Quando la speculazione conta più dei fondamentali
Alcune delle cause con cui si è cercato di razionalizzare il boom dell’oro sono, a un’analisi attenta, insufficienti a spiegarne il successo. L’attesa di un’inflazione più elevata negli Stati Uniti, per via di una Fed più indirizzata dalla Casa Bianca, avrebbe dovuto innescare in parallelo anche una svendita dei bond — che invece non si è verificata — o favorire le valute rifugio come il franco svizzero, cosa che non è avvenuta.
In altre parole, ad alcune buone ragioni per aumentare l’oro in portafoglio si è quasi certamente aggiunta pura e semplice speculazione — e quella può cambiare direzione improvvisamente anche in assenza di grandi svolte nel mondo reale.
Chiaramente, il nuovo nome indicato per succedere a Powell potrebbe avere un impatto, ridimensionando l’ipotesi di una Fed lassista. Qui il tema è la “fiducia nella riserva”, che resta rilevante perché tocca direttamente l’indipendenza della Federal Reserve, un aspetto che i mercati avevano iniziato a percepire come seriamente in discussione, ha dichiarato De Casa. “In questo contesto, la possibile nomina di Warsh — che dovrebbe essere confermata dal Senato — rappresenta un elemento di parziale rassicurazione. Tra i candidati in campo è visto come una figura attenta al tema dell’inflazione: non è Powell, anche per background, ma ha una storia istituzionale solida e, nel complesso, trasmette una certa tranquillità ai mercati”.
Questo fattore è stato testimoniato dalla stabilizzazione del dollaro. “La decisione di affidare la guida della Federal Reserve a Kevin Warsh sembra aver interrotto la spirale ribassista del dollaro”, hanno commentato gli analisti di Ebury. “Nonostante Warsh si sia mostrato recentemente vicino alle posizioni di Trump a favore di tassi più bassi, il suo passato da ‘falco’ come governatore della Fed suggerisce che sarà meno incline a tagli drastici rispetto ad altri candidati come Hassett o Reider”.
Le ragioni tecniche: margini, leva e liquidazioni
Oltre alla nomina politica, c’è anche una ragione tecnica per cui oro e argento sono andati incontro a una decisa correzione anche lunedì, prima di recuperare parte del terreno perduto. Il CME Group, il mercato dei futures e dei derivati negli Stati Uniti, aumenterà i requisiti di margine sui futures COMEX di oro e argento — fino all’8–8,8% per l’oro e al 15–16,5% per l’argento — proprio per limitare la volatilità a seguito del crollo di venerdì.
Con un margine più elevato, acquistare un future implica un deposito di garanzia superiore (nei futures non si paga l’intero valore del contratto). Questo riduce di fatto la leva, perché con requisiti più alti serve più capitale per ottenere la medesima esposizione. Il che frena i movimenti speculativi. “L’aumento dei requisiti ha costretto molte posizioni — non solo retail — a ridurre l’esposizione”, ha spiegato De Casa, “innescando una serie di liquidazioni che sono ancora in corso, come si vede anche questa mattina con ulteriori ribassi su oro e argento”.
Al momento, hanno ricordato gli esperti di commodity di ING, “i dati sul posizionamento degli investitori mostrano un raffreddamento dell’interesse speculativo sull’insieme dei metalli preziosi: le posizioni nette lunghe dei gestori professionali (managed money) sull’oro COMEX sono diminuite di 17.741 contratti nell’ultima settimana, scendendo a 121.421 contratti, principalmente a causa di una riduzione delle posizioni lunghe lorde. Anche sull’argento gli speculatori hanno tagliato le posizioni nette lunghe di 4.032 contratti: si tratta della terza riduzione settimanale consecutiva, che porta il posizionamento ai livelli più bassi da febbraio 2024”.
In sintesi, la scommessa su una crescita continua dei metalli preziosi si è fortemente ridimensionata.

