Materie prime, la forza della diversificazione

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Minore correlazione con azioni e obbligazioni, protezione nei cicliinflattivi e un ruolo tattico nei momenti di stress dei mercati. Lematerie prime possono rafforzare la tenuta del portafoglio: comeintegrarle oggi attraverso strumenti indicizzati

È difficile dimenticarlo: nel 2022 il ritorno dell’inflazione ha innescato una dolorosa caduta simultanea di azioni e obbligazioni. In quel contesto, a reggere meglio l’urto sono state le materie prime, tornate al centro dell’attenzione come elemento di equilibrio nei portafogli. Una componente tipicamente difensiva che, con i giusti equilibri, può contribuire a bilanciare una serie di rischi che bond e azioni, da soli, faticano a mitigare.

La correlazione positiva con l’inflazione e il beneficio di diversificazione sono infatti i primi due elementi che spingono gli investitori a cercare esposizione nelle commodity, ha ricordato Benedetta Goldner, Director – ETF Relationship Manager di BlackRock. Ma le materie prime possono risultare interessanti anche in termini di potenziale di rendimento, in presenza di squilibri di mercato o in fasi di crescita economica, che tendono a favorire gli asset ciclici.

“Negli ultimi 28 anni, tutte le volte in cui l’inflazione americana è andata oltre il 3%, quello che emerge è che Brent, rame e oro hanno dato rendimenti positivi, mentre azioni e obbligazionario sono rimasti più o meno piatti”, ha spiegato Goldner nel corso di un workshop al Wealth Management Summit di We Wealth. “C’è poi un beneficio di decorrelazione rispetto alle asset class tradizionali, perché abbiamo una correlazione con l’azionario pari a circa il 30% e con l’obbligazionario intorno al 10%”.

Fra tutte le commodity, l’oro è una delle più presenti nei portafogli degli investitori retail. Anche nel 2025 l’inserimento del metallo prezioso in allocazione ha dato risultati rilevanti in termini di performance, con un apprezzamento vicino al 65% in dollari su base annua. La domanda resta sostenuta soprattutto dalle banche centrali dei Paesi emergenti e, nel corso dell’ultimo anno, anche dalla crescente partecipazione degli investitori attraverso ETF ed ETC.

In questo contesto, BlackRock ha strutturato la propria offerta sia per un’esposizione diretta all’oro fisico, tramite iShares Physical Gold — che ha superato i 35 miliardi di dollari di masse — sia per un’esposizione più tattica attraverso l’ETF dedicato ai produttori auriferi, iShares Gold Producers UCITS ETF.

“I gold miners hanno un beta intorno a 2 rispetto all’oro, quindi quando quest’ultimo va bene, i produttori di oro tendono a fare circa il doppio”, ha sottolineato Goldner, ricordando come tra il 2021 e il 2024 il metallo avesse sovraperformato le azioni delle compagnie estrattive, che hanno poi recuperato terreno nel corso del 2025 registrando rendimenti oltre il 150%.

Un ulteriore elemento di interesse è la diversificazione geografica del settore. “L’industria dell’estrazione aurifera è uno dei pochi comparti in cui si ottiene una vera diversificazione geografica, con esposizioni significative a Canada, Australia e Sud Africa”, ha osservato, nel corso dello stesso workshop, Vidushan Ragukaran, Director, Global Equities & Thematic Indices di S&P Dow Jones Indices. “Se guardiamo ai mercati globali, circa il 70% della capitalizzazione è concentrata negli Stati Uniti; nel settore dei gold miners questa quota scende a circa il 15%”.

La recente crescita delle società aurifere ha avuto anche ragioni tecniche legate alla materia prima sottostante, con una differenza rilevante rispetto all’oro fisico. “Nelle società minerarie i costi sono relativamente fissi e questo ha portato a un forte incremento dei free cash flow; quello che stiamo vedendo è una maggiore disciplina finanziaria da parte di queste società, con un utilizzo crescente di questi flussi per distribuzioni agli azionisti e programmi di buyback”, ha spiegato Ragukaran.

Non tutte le aziende, tuttavia, hanno beneficiato allo stesso modo di questo contesto, rafforzando l’argomento a favore di un approccio diversificato al settore, ottenibile anche tramite ETF.

Accanto all’oro, attirano sempre più l’attenzione anche i cosiddetti metalli essenziali, fondamentali per sostenere la crescente domanda legata allo sviluppo dei data center e alla transizione energetica. Si tratta di risorse chiave per infrastrutture digitali, elettrificazione e tecnologie rinnovabili, la cui raffinazione è fortemente concentrata e spesso al centro di tensioni geopolitiche.

“La Cina, da sola, raffina tra il 70% e il 95% di molte delle materie prime energetiche più importanti”, ha ricordato Goldner, citando metalli come nichel solfato, cobalto solfato, manganese e grafite.

Esporsi direttamente a queste risorse non è semplice, anche per l’assenza di mercati sufficientemente liquidi per strumenti ETC dedicati. In questi casi si è costretti a ricorrere alle aziende, per esempio attraverso ETF specifici come iShares Essential Metals Producers. Per costruire prodotti di questo tipo, l’approccio di S&P Dow Jones Indices si focalizza sull’analisi dei ricavi, così da individuare le aziende maggiormente esposte ai metalli critici e limitare il “rumore” tipico di un indice genericamente dedicato all’industria estrattiva.


Articolo tratto dal magazine We Wealth di marzo 2026, in collaborazione con BlackRock

Domande frequenti su Materie prime, la forza della diversificazione

Quali sono i principali aspetti da considerare quando si investe in Materie prime, la forza della diversificazione?

Quando si investe in Materie prime, la forza della diversificazione, è fondamentale considerare diversi fattori chiave per una strategia efficace. Il primo elemento da valutare è il proprio orizzonte temporale, poiché investimenti a lungo termine permettono di affrontare meglio la volatilità e beneficiare dell interesse composto. La tolleranza al rischio personale è un altro aspetto cruciale, che determina l allocazione tra asset più aggressivi e quelli più conservativi.

Come posso iniziare a investire in Materie prime, la forza della diversificazione con un capitale limitato?

Iniziare a investire in Materie prime, la forza della diversificazione con capitale limitato è assolutamente possibile grazie a diverse strategie accessibili. I fondi comuni di investimento con versamenti minimi bassi rappresentano una ottima opzione per chi dispone di poche risorse iniziali, consentendo l accesso a portafogli diversificati con somme contenute, spesso a partire da 100-200 euro.

Quali sono i rischi principali associati a Materie prime, la forza della diversificazione?

I rischi associati a Materie prime, la forza della diversificazione sono molteplici e richiedono una attenta valutazione preventiva. La volatilità del mercato rappresenta il rischio più evidente, con fluttuazioni di valore che possono essere significative e improvvise, influenzate da fattori economici, geopolitici o settoriali.

Quali sono le prospettive future per Materie prime, la forza della diversificazione?

Le prospettive future per Materie prime, la forza della diversificazione sono influenzate da un complesso intreccio di fattori strutturali e congiunturali che richiedono una analisi approfondita. L evoluzione tecnologica rappresenta uno dei principali motori di cambiamento, con l intelligenza artificiale, l automazione e le tecnologie emergenti che stanno ridisegnando interi settori economici.

Come posso valutare la performance dei miei investimenti in Materie prime, la forza della diversificazione?

La valutazione della performance degli investimenti in Materie prime, la forza della diversificazione richiede un approccio multi-dimensionale che consideri diversi parametri oltre al semplice rendimento assoluto. Il rendimento totale è la metrica primaria da considerare, includendo sia le plusvalenze che i dividendi o interessi generati.

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di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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