La corsa dell’oro si è incrinata davvero? La seduta del 21 ottobre ha segnato una delle correzioni più violente degli ultimi anni sul mercato dei metalli preziosi, interrompendo il poderoso rally del 2025. L’oro ha perso il 5,3% in un solo giorno, scendendo fino a 4.021 dollari l’oncia nel minimo intraday del 22 ottobre; l’argento è andato sotto oltre il 7%, platino e palladio rispettivamente -5,2% e -6,1%. I dati di performance fotografano la brusca inversione: -4,18% negli ultimi cinque giorni per l’oro, ma ancora +19% su tre mesi e +53% da inizio anno. “Il catalizzatore è stata la presa di profitto dopo un rally tecnicamente ipercomprato, con un mercato che aveva guadagnato 1.000 dollari/oncia in poche settimane”, osserva Warren Patterson, strategist per le materie prime di ING. A contribuire alla pressione ribassista anche un sentiment di rischio in miglioramento sui mercati globali, complice il segnale distensivo arrivato da Washington sul fronte dei negoziati Usa-Cina. La narrativa di risk-on, tipicamente favorevole alle azioni e avversa ai beni rigugio ha messo in ombra l’oro, mentre gli indici azionari USA sono tornati a ridosso dei massimi storici.
Correzione tecnica o inversione
Le vendite sull’oro sono proseguite nelle prime ore del 22 ottobre, con future oro dicembre in calo a 4.031 dollari e argento a 47,38. La pressione è stata sufficiente da attirare l’attenzione del mercato generale, tradizionalmente meno sensibile alle dinamiche dell’oro. “Un’ulteriore volatilità estrema potrebbe sollevare dubbi sull’efficienza del market making e produrre dislocazioni anche su altre materie prime”, si legge sulla testata specializzata in metalli Kitco News. Eppure, il livello dei 4.000 dollari finora ha tenuto. “Il minimo di giornata si è fermato appena sopra questa soglia psicologica, confermandone il ruolo di supporto”, ha sottolineato Ricardo Evangelista, analista di ActivTrades. A pesare sul metallo, oltre ai realizzi tecnici, è anche il rafforzamento del dollaro il cui valore incide nettamente sul metallo giallo, che viene scambiato in moneta americana. Ma se i fattori tattici hanno premuto il pedale della correzione, i driver strutturali non risultano incrinati: gli acquisti record di Etf a settembre e la continuità della domanda ufficiale — con banche centrali e fondi sovrani ancora compratori netti — rimangono un sostegno di fondo.
Le forze a favore del rialzo
Secondo gli strategist di Lombard Odier, Kiran Kowshik e Luca Bindelli, tre forze continuano a sostenere la domanda di oro: tassi reali Usa in discesa, nel contesto di una Fed che privilegia il mercato del lavoro anche a fronte di un’inflazione ancora oltre il 3%; rischi geopolitici non mitigati, ma semplicemente oscillanti; acquisti costanti di banche centrali, che hanno portato le riserve globali sopra i massimi post-2008.
A questo si aggiunge una struttura di offerta estremamente rigida: la produzione mineraria non può aumentare velocemente, e il riciclo non basta a compensare la domanda. Per questo il team ha alzato il target a 12 mesi da 3.900 a 4.600 dollari l’oncia, restando overweight in portafoglio. Dopo l’ultima ondata di vendita, quindi, si aprirebbe un’opportunità di ingresso, dato che per gli analisti la correzione degli ultimi giorni, appare più come il fisiologico riassorbimento di un eccesso.

