Guerra in Iran, non è il 2022 per i bond: possono tornare attraenti

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Dopo il rialzo iniziale dei rendimenti, legato allo shock energetico, i bond potrebbero tornare a svolgere un ruolo difensivo se il conflitto impatterà sulla crescita. In uno scenario stagflazionistico, l’attenzione dei mercati si sposterebbe dall’inflazione al rallentamento economico, favorendo un calo dei rendimenti e penalizzando l’azionario, mentre il dollaro resterebbe forte solo nella fase iniziale della crisi.

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La crisi energetica e geopolitica del 2022 ha insegnato che le obbligazioni possono cadere proprio quando gli investitori che le hanno messe in portafoglio per attutire il colpo si aspettavano stabilità. In queste prime settimane di conflitto in Iran i rendimenti obbligazionari sono aumentati, ripetendo su scala più moderata la stessa dinamica.

Mentre le azioni europee sono crollate del 9% nell’ultimo mese al 20 marzo, il Btp a 10 anni ha visto un aumento dei rendimenti di 61 punti base e il Btp a 2 anni di oltre 80 punti base. Nell’orizzonte compreso fra i due e tre anni i rendimenti hanno mostrato il maggior incremento, segnalando che per il momento i mercati hanno iniziato a incorporare gli effetti a breve termine dei rincari petroliferi.

Ma non tutti gli analisti sono convinti che i bond proseguiranno la loro caduta nei prossimi mesi. Se si assume lo scenario peggiore, quello di un conflitto che trasmette i suoi effetti anche sulla crescita economica provocando un rallentamento, allora il focus passerà dall’inflazione alla capacità di stabilizzare il rendimento rispetto a utili aziendali che andranno a contrarsi, rendendo meno attraenti nel confronto le azioni.

Dalla paura dell’inflazione al rischio crescita: quando i bond tornano a proteggere

“Per gli investitori, ciò che conta sono gli sviluppi che incidono sulla durata e sull’intensità della guerra”, ha affermato in una nota Elliot Hentov, Chief Macro Policy Strategist. “Gli indicatori ribassisti indicano sviluppi che suggeriscono una guerra di logoramento più lunga o una maggiore propensione al rischio, mentre gli indicatori rialzisti indicano fattori che prefigurano una conclusione più rapida. In questo contesto, vale la pena ricordare che le guerre aeree generalmente non sono sostenibili per lunghi periodi dato che le munizioni sono finite (non è possibile rifornire missili e intercettori alla stessa velocità con cui vengono utilizzati)”.

“È difficile vedere come l’Iran possa mantenere questo livello di potenza di fuoco per più di 2-3 settimane, ammesso che possa farlo”, ha concluso Hentov sul punto. Le conseguenze sulle rotte commerciali del petrolio potrebbero però protrarsi più a lungo del conflitto militare, con effetti in grado di favorire proprio i bond.

“In uno shock petrolifero stagflazionistico in cui la crescita risulterebbe più penalizzata, i mercati obbligazionari inizierebbero a reagire in modo diverso rispetto a quanto visto finora. Quando i mercati inizieranno a focalizzarsi sulle preoccupazioni per la crescita, i rendimenti si muoveranno nella direzione opposta, mentre l’azionario soffrirà per il peggioramento delle prospettive economiche”, ha aggiunto Hentov. “Inoltre, il posizionamento resta complessivamente orientato al rischio, lasciando ampio spazio a un eventuale ridimensionamento”.

In uno scenario simile, la funzione di copertura delle obbligazioni verrebbe temporaneamente ripristinata, con un eventuale supporto della Fed attraverso tagli dei tassi sul breve termine.

Dollaro e flussi globali: una forza destinata a durare?

“La stessa dinamica si applicherebbe al dollaro Usa, che dovrebbe continuare a mostrare forza (in particolare rispetto ai Paesi importatori di energia) finché non si manifesteranno rendimenti obbligazionari più bassi”, ha aggiunto il capo strategist macro di State Street. “Va inoltre notato che gli Stati Uniti dispongono di maggiore margine e di una banca centrale più agile per tagliare i tassi rispetto ai Paesi importatori di energia, il cui percorso dei tassi probabilmente rimarrebbe più elevato nonostante una crescita più debole”.

In questo quadro, anche la dinamica valutaria diventa parte integrante della lettura sui bond. Nel breve termine, il dollaro continua a beneficiare dello shock energetico e della sua funzione di bene rifugio, sostenuto anche dall’autosufficienza energetica degli Stati Uniti, che rappresenta “uno shock positivo sui rapporti di scambio per il Dollaro rispetto alle altre valute di riserva”.

Tuttavia, secondo il Global Fixed Income, Currency and Commodities Group di J.P. Morgan Asset Management, si tratta di una forza destinata a rivelarsi temporanea. Le dinamiche belliche tendono infatti a innescare un rimpatrio dei capitali verso le economie domestiche, riducendo una fonte strutturale di domanda per gli asset denominati in dollari, mentre “il ciclo globale si sta spostando verso una leadership della crescita non statunitense”.

In parallelo, l’impulso iniziale del petrolio ha sostenuto il biglietto verde, con il DXY in rialzo di circa l’1,4% dall’inizio delle ostilità, ma “i venti contrari sulle valutazioni potrebbero tornare in seguito a una de-escalation”, soprattutto se la crescita fuori dagli Stati Uniti dovesse confermarsi più solida.

Per gli investitori obbligazionari, questo implica che la recente forza del dollaro potrebbe lasciare spazio a una fase di indebolimento, in un contesto di progressiva riallocazione dei flussi globali e minore attrattività relativa degli asset statunitensi.

Domande frequenti su Guerra in Iran, non è il 2022 per i bond: possono tornare attraenti

Perché i bond potrebbero tornare ad essere attraenti nonostante la guerra in Iran?

La crisi energetica e geopolitica del 2022 ha dimostrato che le obbligazioni possono subire perdite inaspettate. Tuttavia, in queste prime settimane di conflitto in Iran, i rendimenti obbligazionari sono aumentati, suggerendo un potenziale ritorno di attrattiva per gli investitori.

Qual è stata la dinamica dei rendimenti obbligazionari durante il recente conflitto in Iran?

Nei primi periodi del conflitto in Iran, si è osservato un aumento dei rendimenti obbligazionari. Questo fenomeno, seppur su scala più contenuta, ripete una dinamica simile a quella vista in precedenza.

Come si sono comportate le azioni europee rispetto ai bond a 10 anni italiani nel periodo recente?

Nell'ultimo mese fino al 20 marzo, le azioni europee hanno registrato un calo del 9%. Nello stesso periodo, il Btp a 10 anni ha visto un aumento dei suoi rendimenti di 61 punti base.

Cosa ha insegnato la crisi energetica e geopolitica del 2022 riguardo alle obbligazioni?

La crisi del 2022 ha evidenziato che le obbligazioni, spesso considerate un rifugio, possono diminuire di valore proprio quando gli investitori si aspettano stabilità. Questo ha messo in discussione il loro ruolo di ammortizzatore in periodi di turbolenza.

Quali fattori potrebbero rendere i bond nuovamente interessanti per gli investitori?

L'articolo suggerisce che il passaggio dalla paura dell'inflazione al rischio di crescita potrebbe rendere i bond nuovamente uno strumento di protezione. L'aumento dei rendimenti osservato in concomitanza con eventi geopolitici come il conflitto in Iran rafforza questa prospettiva.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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