Rischio Iran sui mutui variabili: come difendersi dal rialzo dei tassi

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Il rialzo dell’Euribor dopo l’escalation in Iran riaccende i timori per le rate dei mutui variabili. In attesa di capire se lo choc energetico sarà duraturo, chi ha un finanziamento indicizzato può valutare alcune contromisure: dai Cct legati all’Euribor al rimborso anticipato di una parte del debito, fino alla surroga verso il tasso fisso nei casi più esposti.

Indice

Chi ha un mutuo a tasso variabile deve prepararsi a un rincaro della rata a fine marzo. È l’effetto della guerra in Iran sull’inflazione attesa: petrolio più caro, prezzi più alti e, infine, Banca Centrale Europea potenzialmente costretta a rialzare i tassi nel corso del 2026.

Quanto sta accadendo già si osserva sul mercato monetario. L’Euribor a sei mesi — uno dei principali tassi di riferimento per i mutui — è passato dal 2,128% del 27 febbraio, alla vigilia degli attacchi di Stati Uniti e Israele a Teheran, al 2,312% del 16 marzo. Considerando che oggi i tassi ufficiali della Bce sono al 2%, questo movimento implica che gli operatori iniziano a prezzare oltre un rialzo dei tassi nei prossimi sei mesi.

Per l’Euribor a tre mesi, spesso utilizzato per indicizzare le rate dei mutui variabili, l’effetto è stato simile: dal 2,013% al 2,157%.

Di quanto può aumentare la rata? Per ora l’impatto resterebbe contenuto. Su un debito residuo di 150mila euro a 30 anni, ad esempio, questo movimento vale circa 10 euro di rata mensile in più, assumendo un mutuo appena acceso. Con il passare degli anni la sensibilità ai tassi tende infatti a ridursi, perché l’ammortamento alla francese fa diminuire progressivamente la quota di interessi.

Il problema è che potremmo essere solo all’inizio. Se il conflitto dovesse durare più del previsto, oppure se l’impatto sul mercato petrolifero risultasse persistente, questi movimenti potrebbero accentuarsi.

Surroga a tasso fisso: non sempre conviene

Come gestire il rischio di rialzo dei tassi quando si possiede un mutuo variabile?

La prima risposta istintiva potrebbe essere la surroga verso un mutuo a tasso fisso. Tuttavia, nelle condizioni attuali di mercato, questa scelta avrebbe probabilmente l’effetto immediato di aumentare la rata, cristallizzandola su livelli che restano elevati rispetto agli standard degli ultimi quindici anni.

L’Irs a 30 anni — il parametro utilizzato per i mutui a tasso fisso — è infatti oltre il 3%, contro un Euribor a tre mesi intorno al 2,16%. Un divario di circa 80 punti base, tutt’altro che trascurabile.

Questa scelta, a differenza di altre possibili coperture che vedremo di seguito, ha il vantaggio di non richiedere un cuscinetto di risparmio per funzionare. Chi si trovasse nella situazione di avere un budget tirato e nessun risparmio significativo potrebbe considerare se passare a una rata fissa moderatamente più alta sia comunque sostenibile – evitando il rischio di un picco della rata che altrimenti diventerebbe ingestibile. In sintesi: una protezione che probabilmente costa, ma che elimina il rischio nelle situazioni più vulnerabili.

Coprirsi con i Cct indicizzati all’Euribor

Per chi possiede risparmi liquidi o investiti in strumenti facilmente svincolabili, esiste una strategia alternativa per ridurre l’impatto di un eventuale rialzo dei tassi: utilizzare parte di quel capitale per bilanciare il rischio di rialzo dei tassi.

Uno degli strumenti più semplici sono i Certificati di Credito del Tesoro indicizzati all’Euribor (Ccteu). Si tratta di titoli di Stato con la stessa garanzia dei Btp e con la stessa fiscalità agevolata, ma con una caratteristica importante: la cedola è variabile e indicizzata all’Euribor a sei mesi, a cui si aggiunge uno spread fisso.

In altre parole, possedere un Ccteu significa esporsi positivamente agli stessi fattori che fanno salire la rata del mutuo. Se la Bce aumenta i tassi, la rata del mutuo cresce — ma crescono anche le cedole del titolo.

Non si tratta di una copertura perfetta. Il mutuo potrebbe essere molto più grande del capitale investito e, inoltre, le cedole del Ccteu vengono pagate ogni sei mesi mentre la rata del mutuo è mensile. Tuttavia il principio di compensazione resta valido.

Lo stesso ministero del Tesoro sottolinea questo aspetto: “i Certificati di Credito del Tesoro indicizzati all’Euribor, in qualità di titoli a tasso variabile, garantiscono una remunerazione sempre in linea con i rendimenti di mercato” e “offrono una efficace opportunità di protezione per gli investitori le cui passività siano correlate all’andamento dell’Euribor (come i mutui immobiliari a tasso variabile)”.

Un esempio concreto aiuta a capire. L’ultimo Ccteu emesso dal Tesoro a febbraio prevedeva uno spread dello 0,8% lordo sopra l’Euribor a sei mesi rilevato il giorno precedente alla data di godimento della cedola. Se la cedola fosse calcolata oggi, 17 marzo, offrirebbe quindi un rendimento del 3,1% lordo (0,8% più Euribor al 2,312%), pari a circa 2,71% netto.

Un ulteriore vantaggio è la bassa volatilità di prezzo. Essendo indicizzati ai tassi di mercato, i Ccteu tendono a oscillare molto meno rispetto ai Btp a tasso fisso di pari durata (fino a sette anni). Questo significa che, qualora fosse necessario venderli prima della scadenza, le probabilità di realizzare una perdita significativa sono generalmente più contenute.

Ridurre direttamente il debito

Un’altra strategia, quando si dispone di risparmi, consiste nel rimborsare anticipatamente una parte del mutuo. In questo modo si riduce il debito residuo e quindi anche la base su cui vengono calcolati gli interessi.

Il vantaggio è evidente: il risparmio sugli interessi sarà tanto più elevato quanto più alto sarà il tasso applicato al mutuo negli anni futuri.

Rispetto all’investimento in Ccteu questa soluzione elimina qualsiasi rischio finanziario — non esiste infatti il rischio, per quanto remoto, che lo Stato non rimborsi il titolo. Ha però un limite importante: il capitale utilizzato per ridurre il mutuo non è più recuperabile in caso di necessità.

Un vincolo non trascurabile, soprattutto se confrontato con i Ccteu, che hanno scadenze fino a sette anni e possono essere venduti in qualsiasi momento sul mercato.

Domande frequenti su Rischio Iran sui mutui variabili: come difendersi dal rialzo dei tassi

Qual è il principale rischio per i mutuatari a tasso variabile menzionato nell'articolo?

Il principale rischio è un aumento della rata del mutuo a fine marzo, causato dall'effetto della guerra in Iran sull'inflazione e dalla potenziale necessità per la Banca Centrale Europea di rialzare i tassi nel corso del 2026.

Come influisce la guerra in Iran sui mutui a tasso variabile?

La guerra in Iran può portare a un aumento del prezzo del petrolio, che a sua volta alimenta l'inflazione. Questa inflazione potrebbe spingere la Banca Centrale Europea ad aumentare i tassi di interesse, con conseguente aumento delle rate dei mutui variabili.

Quale tasso di riferimento per i mutui è stato influenzato dagli eventi recenti?

L'Euribor a sei mesi, uno dei principali tassi di riferimento per i mutui, è aumentato passando dal 2,128% del 27 febbraio, alla vigilia degli attacchi.

Oltre alla surroga a tasso fisso, quali altre opzioni vengono suggerite per proteggersi dal rialzo dei tassi?

L'articolo suggerisce di considerare i Cct indicizzati all’Euribor come strumento di copertura e di valutare la possibilità di ridurre direttamente il debito residuo del mutuo.

Quando si prevede che la Banca Centrale Europea potrebbe essere costretta a rialzare i tassi di interesse?

L'articolo indica che la Banca Centrale Europea potrebbe essere potenzialmente costretta a rialzare i tassi di interesse nel corso del 2026, a causa dell'inflazione.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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