Monte dei Paschi di Siena rimanda la gran parte dei dettagli al prossimo 27 febbraio, quando sarà tolto il velo al programma di integrazione con Mediobanca. Per ora, però, alcune cose Luigi Lovaglio ha voluto ribadirle e sottolinearle in occasione dell’ultima trimestrale del 2025. Mediobanca rimane il marchio privilegiato per il corporate and investment banking e per il private banking di fascia alta, ma con l’obiettivo di massimizzare le sinergie con Monte dei Paschi. Fino a che punto e in quale forma — se con un delisting e una fusione o attraverso una soluzione più “light” — resta ancora un elemento da definire.
Per il momento, l’ad di Mps ha dichiarato che sta “accelerando il processo di integrazione con Mediobanca verso un modello operativo specializzato, che valorizzi marchi, competenze e talenti di entrambe le organizzazioni”, con l’obiettivo di “massimizzare il livello di integrazione e di sinergie, anche prima della piena integrazione formale. Il miglior livello di sinergie si otterrà con un’integrazione completa, ma già prima ci saranno sinergie operative concrete”, ha aggiunto il manager. “Il nostro obiettivo è massimizzare le sinergie, ed è per questo che stiamo lavorando per raggiungere la migliore configurazione possibile. Il modello operativo target sarà raggiunto entro la fine del 2026”.
Nelle scorse settimane era emerso dalle pagine del Financial Times un retroscena in merito alle divergenze tra Lovaglio e Francesco Gaetano Caltagirone sulle modalità di integrazione, con l’ipotesi che Lovaglio fosse più propenso dell’imprenditore romano a completare una fusione con relativo delisting di Mediobanca, senza escludere la vendita della quota in Generali portata in dote da Piazzetta Cuccia.
Il nuovo ruolo di Mediobanca e la gestione dei private banker
“Mediobanca rappresenta per noi un asset strategico e avrà un ruolo centrale nel modello di gruppo. Mediobanca manterrà un focus chiaro sul corporate & investment banking e sul private banking di alto livello, ambiti in cui vanta un presidio storico del mercato. Non parliamo di una semplice integrazione, ma di una combinazione che fa leva sulla forza dei marchi e sulle rispettive specializzazioni”, ha dichiarato Lovaglio, ricordando come Mediobanca sia stata “riconosciuta come la migliore attività di private banking in Italia, un vantaggio competitivo che potrà essere ulteriormente sviluppato. Il know-how di Mediobanca verrà condiviso con la clientela private di Montepaschi, elevando la qualità complessiva dell’offerta”.
La nota dolente degli ultimi mesi è stata il tema dei deflussi di private banker da Piazzetta Cuccia, pesati per 1,1 miliardi di euro nell’ultimo trimestre. Da ultimo è stata segnalata la partenza di un gruppo di banker verso Deutsche Bank, sulla spinta — riferiscono fonti citate sempre dal Financial Times — della perdita di prestigio percepito con il gruppo Mps, considerato meno blasonato di Mediobanca nel wealth management di alto profilo. Come naturale in queste situazioni, pesano anche gli incentivi per chi parte e per chi resta.
In merito a questi ultimi, Lovaglio ha affermato che Mediobanca ha “messo in campo iniziative specifiche per trattenere i migliori private banker, che riteniamo fondamentali per lo sviluppo del business. Onestamente possiamo dire che la situazione oggi è sotto controllo: sono sicuro che i vertici di Mediobanca abbiano intrapreso tutte le azioni necessarie per interrompere il deflusso”, ha detto l’ad del Monte. “Continuiamo a monitorare il tema con attenzione e abbiamo ulteriori strumenti pronti, se necessario”.
Nella fase attuale, ha chiarito Lovaglio, “i costi per trattenere i talenti non sono particolarmente elevati. Siamo comunque pronti ad adottare azioni su scala più ampia, se necessario, per garantire la retention dei talenti di Mediobanca”.
I conti 2025: commissioni in crescita e minore ciclicità dei ricavi
Nel 2025 il gruppo consolidato di Mps ha registrato un aumento delle entrate commissionali sui servizi dell’8,2% (di cui wealth/advisory +13,3%), che hanno contribuito a bilanciare il calo del margine d’interesse (-7,4%). Nel complesso, i ricavi sono saliti dell’1% a 4,95 miliardi di euro, con oltre 2,7 miliardi di utile di esercizio di pertinenza della capogruppo.
“Nel 2025 abbiamo registrato un aumento significativo delle commissioni di gestione e di consulenza, che riflette la qualità della raccolta e il miglioramento del mix dei ricavi”, ha dichiarato Lovaglio. “La crescita delle commissioni non è episodica, ma il risultato di una strategia commerciale più focalizzata su prodotti di gestione e advisory. La nostra attività continua a performare in modo solido su tutti i fronti, in particolare nei ricavi da commissioni, sostenuti da dinamiche commerciali robuste. Le commissioni di gestione e consulenza sono cresciute a doppia cifra e rappresentano uno dei principali motori della nostra crescita strutturale”.
Il cambio di passo per Mps vuole essere di lungo periodo, complice la forte dote di Mediobanca sulle entrate commissionali, che renderà Siena meno “ciclica” e meno soggetta alle variazioni della politica monetaria. “Un terzo dei ricavi complessivi del gruppo proviene oggi dall’asset gathering, un’area su cui intendiamo fare pienamente leva grazie alle sinergie con Mediobanca”.

