MoMA, arte in vendita per finanziare il digitale

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Il celebre museo si aspetta di incassare 70 milioni di dollari dalla vendita – tramite la casa d’aste Sotheby’s – di alcuni capolavori in prestito da una importante fondazione. Il ricavato andrà a potenziare la sua offerta digitale

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Nelle prossime settimane arriveranno sul mercato delle aste d’arte pezzi dal pedigree eccellente: quello del MoMA, il leggendario Museum of Modern Art di New York. La celebre istituzione ha infatti deciso di dismettere tramite la casa d’aste Sotheby’s 29 delle 81 opere appartenenti alla collezione donata (in realtà prestata «a lungo termine») al museo dalla fondazione di William S. Paley, fondatore del network televisivo CBS scomparso nel 1990. Come rivelato prontamente dal Wall Street Journal, il ricavato delle vendite frutterà al museo circa 70 milioni di dollari, destinati ad alimentare il fondo che andrà a finanziare le sue offerte digitali. Ma quali sono questi capolavori?

MoMA, in vendita Bacon e Picasso per finanziare il digitale

Innanzitutto, il trittico di piccolo formato di Francis Bacon, Tre studi per il ritratto di Henrietta Moraes (1963), che secondo le stime di Sotheby’s realizzerà almeno 30 milioni di sterline (34,7 milioni di dollari) il 14 ottobre a Londra. 

Poi, la Chitarra su tavolo di Picasso (1919), che una volta era appesa nella camera da letto di Manhattan del magnate televisivo, la quale dovrebbe raggiungere un prezzo compreso tra i 20 e i 30 milioni di dollari a New York il 14 novembre. Sempre di Picasso, Boy Leading a Horse (1905-06) e L’Estaque (1882-83) di Cézanne, rimarranno invece al museo.

 

Glenn Lowry, direttore del MoMA, ha dichiarato al Wall Street Journal che, a causa del calo delle presenze al museo, non sono ancora tornate ai livelli precedenti la pandemia, il museo sta cercando di aumentare il proprio traffico online: «Dobbiamo aumentare la nostra capacità fuori sede e online». Si vogliono aumentare le passeggiate virtuali delle mostre, la produzione di contenuti curatoriali, l’offerta di corsi in collaborazione con Coursera.

 

Il legame di Paley con il Museum of Modern Art

 

Paley iniziò a costruire la sua collezione negli anni ’30, quando scegliere l’arte moderna era ancora segno di audacia. Entrò a far parte del consiglio di amministrazione del MoMA appena otto anni dopo la sua fondazione. Durante i suoi 50 anni di mecenatismo fu sia presidente che direttore del museo, acquisendo opere come Les Demoiselles d’Avignon di Picasso.

William C. Paley, figlio del collezionista e vicepresidente della fondazione che porta il suo nome, ha dichiarato i due enti hanno lavorato di comune accordo per selezionare i pezzi da vendere, affermando che «è una grande soddisfazione che la fondazione sia in grado di utilizzare questo gruppo di opere della sua collezione per sostenere ulteriormente il MoMA, a cui era così dedito».

Oltre a Bacon e Picasso, arriveranno sotto il martelletto di Sotheby’s il 14 novembre a New York pure Pierre-Auguste Renoir con il suo mucchio di fragole su un tavolo, Les Fraises (1905 circa; stima: tra i 3 e i 4 milioni di dollari); una natura morta del 1939 raffigurante una ciotola di frutta di Pierre Bonnard (2,5-3,5 milioni di dollari); il dipinto del 1949 di due figure stravaganti di Joan Miró (700.000 – un milione di dollari); lo studio in bronzo di una figura dell’opera di Auguste Rodin (5 milioni – 3,5 milioni di dollari), I Burgers of Calais (concepita tra il 1887 e il 1895), senza stima.

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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