Mercato immobiliare: il Regno Unito traina gli investimenti offshore

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Il mercato immobiliare di Londra attrae investitori da tutto il mondo

L’ambito immobiliare a certe condizioni può configurare una strategia di evasione

Gli investimenti offshore in ambito immobiliare tendono a viziare il mercato

Il Regno Unito e, in particolare, Londra, è da sempre una
meta ambita per gli investitori di tutto il mondo. Questo vale tanto per il
mercato finanziario, quanto per quello immobiliare.

Su quest’ultimo
aspetto, come messo in evidenza dall’Eu tax Observatory, nel report “Will we ever
be able to track offshore wealth?
Evidence from the offshore real estate
market in the Uk
”, il Regno Unito costituisce il luogo preferito dagli Hnwi, imprenditori o investitori che intendono sottrarre ricchezza al fisco.

Non è un caso, del resto, se il mercato immobiliare Uk è spesso considerato inaccessibile, per via del valore degli immobili che investimento dopo investimento non si svaluta, ma anzi aumenta di anno in anno. Quasi
costantemente dagli inizi degli anni 2000.

Tuttavia, non è tutto oro ciò che luccica. Il mercato immobiliare
Uk è, per così dire, “gonfiato” da numerosi investimenti che si scoprono essere attuati
da investitori, imprenditori e Hnwi al fine di occultare al paese di residenza la
propria ricchezza.

A tal riguardo, quando ci si riferisce al mercato
immobiliare del Regno Unito si parla anche di mercato immobiliare offshore, in
quanto molti acquisti in Uk vengono posti in essere attraverso società (appunto
offshore, di comodo) situate in paradisi fiscali; questa pratica, benché non illegale,
è idonea a mantenere i beneficiari nel pieno anonimato consentendo loro di non
dichiarare all’amministrazione del paese fiscale di residenza la proprietà
immobiliare acquistata.

L’Eu tax observatory stima che tra il 2013 e il 2016 siano
stati investiti nel mercato immobiliare britannico tra i 16 e i 19 miliardi di
sterline
anche in reazione, tra le altre cose, alle politiche sulla trasparenza
fiscale
. in Particolare in reazione all’implementazione del Common reporting
Standars
, che consente lo scambio automatico di informazioni finanziarie tra
diverse giurisdizioni. Ad avviso dell’Eu tax observatory, scala globale, tra
il 24% e il 27% del denaro è fuggito dai paradisi fiscali in seguito alle nuove politiche di trasparenza fiscale e parte di questo danaro è stato investito in immobili nel Regno Unito, infatti, sono stati effettuati anche in reazione al Crs. 

Gli investimenti offshore in ambito immobiliare tendono a viziare
il mercato: hanno un effetto negativo sui prezzi degli immobili, costringendo
molti residenti storici a lasciare le abitazioni per l’insostenibilità dei
costi, e consolidano il fenomeno del riciclaggio. La maggior parte delle
società di comodo utilizzate per acquistare immobili sono situate presso le Isole
Vergini Britanniche, Jersey o Cipro, rendendo questa forma di investimento
particolarmente attraente per gli investitori che cercano la segretezza.

Per ridurre efficacemente l’evasione fiscale, sostiene l’Eu tax observatory, è necessario un trattato sullo scambio di informazioni veramente globale che
copra tutte le attività economiche, non solo quelle finanziarie. Il primo passo per
raggiungere tale accordo è quello di raccogliere sistematicamente
informazioni sulla proprietà dei beni a livello nazionale e poi renderle accessibili alle diverse autorità straniere.

 

di Nicola Dimitri

Collaboratore dell’area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell’ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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