L’opzione nucleare europea: scaricare i Treasury. Può accadere?

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Dalle tensioni sulla Groenlandia alle prime mosse dei fondi nordici, l’ipotesi di una vendita coordinata dei titoli Usa torna nel dibattito. I dati, però, raccontano una realtà più complessa

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Gli Stati europei potrebbero realmente utilizzare una vendita coordinata dei Treasury Usa per influenzare le politiche della Casa Bianca? È questa una delle domande che circola fra analisti, banche d’affari, fino a raggiungere i tavoli della politica — che si è affrettata a minimizzare. La Danimarca, con i suoi 100 miliardi di dollari in titoli di Stato Usa, è stata definita “irrilevante” dal segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent: “L’investimento della Danimarca nei Treasury statunitensi, come la Danimarca stessa, è irrilevante”, ha dichiarato Bessent a Davos. “Vendono Treasury da anni. Non sono affatto preoccupato”.

Groenlandia, tregua sui dazi ma tensione alta

Nel frattempo, l’aumento dei rendimenti dei decennali si è interrotto, in seguito alla prospettiva di un accordo sulla Groenlandia che non prevedrà l’uso dei dazi contro alcuni Paesi europei. Ma, a fronte dell’obiettivo strategico di arrivare a controllare l’isola autonoma del Regno di Danimarca — reiterato a Davos dallo stesso presidente Trump — l’attenzione resta molto alta.

I primi segnali: i fondi nordici

Le prime mosse, ancora di portata simbolica, si sono già viste: un fondo pensione danese, AkademikerPension, ha dichiarato martedì di aver deciso di disinvestire dai Treasury Usa, giustificando la mossa sulla base del rinnovato rischio-Paese e delle mire espansionistiche sulla Groenlandia, che pure fa parte della Nato in quanto territorio del Regno di Danimarca. “Non è direttamente collegata alla frattura in corso tra Stati Uniti ed Europa, ma ovviamente questo non ha reso più difficile prendere la decisione”, ha dichiarato a CNBC il responsabile degli investimenti del fondo.

Anche il fondo pensione svedese Alecta ha annunciato di aver venduto la maggior parte delle proprie partecipazioni in Treasury Usa nel 2025. Secondo Ray Dalio, fondatore di Bridgewater Associates, non è da escludere che i fondi sovrani possano gradualmente allontanarsi dal debito statunitense, ha affermato a CNBC.

I dati smentiscono (per ora) la fuga dagli Usa

Per il momento, la detenzione estera dei Treasury non è stata intaccata — benché il 2025 avesse già alimentato il dibattito su un possibile declino del dollaro e della centralità finanziaria degli Stati Uniti. In particolare, i Treasury detenuti fuori dagli Usa hanno raggiunto un massimo storico a novembre, secondo un’analisi di Citi, e l’Europa ha rappresentato l’80% degli acquisti di titoli di Stato Usa fra aprile e novembre 2025 — lo stesso periodo successivo alla crisi dei dazi.

Questo non esclude che lo scenario possa cambiare se a entrare in gioco fossero questioni di sicurezza nazionale, come nel caso Groenlandia.

Scope Ratings: vendita coordinata improbabile

“I Paesi europei, insieme a Giappone e Cina, detengono quote rilevanti dei Treasury statunitensi in circolazione. Tuttavia, riteniamo improbabile che gli investitori europei procedano a una vendita massiccia e coordinata di asset statunitensi in risposta all’attuale aumento delle tensioni politiche, data l’elevata quota di titoli detenuta da investitori privati”, afferma Eiko Sievert, executive director Sovereign and Public Sector di Scope Ratings. “Inoltre, se uno scenario teorico di questo tipo dovesse verificarsi, potrebbe innescare dinamiche di ‘fire sale’ rischiose, con un forte calo di valore anche degli asset degli stessi investitori, destabilizzando il sistema finanziario globale in cui operano”.

Il rischio di lungo periodo: premio per il rischio più alto

“Detto ciò, alla luce dell’aumento dell’incertezza sulla politica statunitense, è probabile che gli investitori continuino a diversificare gradualmente le loro esposizioni verso gli Stati Uniti”, ha aggiunto Sievert. “Questo processo, combinato con il crescente onere del debito pubblico americano, potrebbe esercitare pressioni al rialzo sui premi per il rischio delle future emissioni di debito, accentuando le vulnerabilità fiscali man mano che la spesa per interessi continua a crescere”.

Parole che riecheggiano i timori espressi anche da Ray Dalio: “Se si considerano i conflitti, non si può escludere la possibilità di guerre dei capitali. In altre parole, potrebbe venir meno la stessa propensione ad acquistare… debito statunitense e simili”.

Domande frequenti su L’opzione nucleare europea: scaricare i Treasury. Può accadere?

Qual è la principale opzione strategica europea discussa nell'articolo riguardo ai Treasury USA?

L'articolo esplora la possibilità che gli Stati europei utilizzino una vendita coordinata dei Treasury USA come leva per influenzare le politiche della Casa Bianca. Questa opzione è oggetto di dibattito tra analisti e politici.

Qual è la reazione degli Stati Uniti alla potenziale vendita di Treasury da parte di paesi come la Danimarca?

Il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha definito l'investimento della Danimarca nei Treasury USA, pari a circa 100 miliardi di dollari, come 'irrilevante'. Questa dichiarazione suggerisce una minimizzazione dell'impatto di tali vendite coordinate.

Ci sono segnali concreti di una fuga dagli investimenti in Treasury USA da parte dei fondi nordici?

L'articolo menziona i fondi nordici come un possibile segnale iniziale, ma i dati disponibili al momento smentiscono una fuga significativa dagli investimenti in Treasury USA. La situazione è monitorata per eventuali cambiamenti.

Qual è la probabilità di una vendita coordinata dei Treasury USA secondo Scope Ratings?

Secondo Scope Ratings, una vendita coordinata dei Treasury USA è considerata improbabile. L'agenzia di rating suggerisce che tale scenario non è al momento uno scenario di base.

Quali sono i rischi a lungo termine associati a un potenziale aumento del premio per il rischio sui Treasury USA?

Il rischio di lungo periodo menzionato è un premio per il rischio più alto sui Treasury USA. Questo potrebbe implicare un aumento dei costi di finanziamento per gli Stati Uniti e potenziali ripercussioni sui mercati finanziari globali.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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