Le spugne blu di Yves Klein colorano Phillips

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Lo splendido Relief Éponge Bleu Sans Titre (RE 49) sarà uno dei pezzi più ambiti dell’asta di maggio dedicata ai maestri del XX secolo

Anche Phillips, come le sue “sorelle maggiori” Christie’s e Sotheby’s, affila le unghie per le aste di maggio. E lo fa aggiungendo al catalogo dell’asta del 18 maggio – dedicata ai maestri del XX secolo – un’opera di Yves Klein, Relief Éponge Bleu Sans Titre (RE 49), monumentale capolavoro della serie Relief éponges, realizzata nel periodo 1958-1961. Il quadro, nell’inconfondibile blu Klein, è dedicato al fotografo e pubblicitario Charles Wilp, amico dell’artista, nonché allievo di Man Ray. La stima è di 14-18 milioni di dollari.

L’opera è importante perché riunisce in sé le due più importanti innovazioni materiali dell’artista: il blu Klein internazionale (IKB) e l’incorporazione delle spugne sulla tela. «Questo lavoro è la perfetta incarnazione del durevole lascito di Klein e del suo profondo impatto sull’arte del dopo guerra», commenta la presidente globale di Phillips Cheyenne Westphal. L’anno della sua realizzazione, il 1961, è importante perché vi si tenne la retrospettiva Yves Klein: Monochrome und Feuer del Museum Haus Lange di Krefeld, l’unica della vita del maestro.

Sul retro, campeggia la dedica all’amico fotografo: “d’abord il n’y a rien, ensuite il n’y a un rien profound, puis une profondeur bleue chez Wilp!” (prima non c’è nulla, poi c’è un nulla profondo, poi una profondità blu da Wilp !). Frase questa ispirata a una citazione del filosofo Gaston Bachelard. Sul davanti, spugne naturali e ciottoli sono intrise del colore simbolo di Klein, e la topografia della superficie cambia sotto gli occhi dell’osservatore a seconda delle ombre che i rilievi proiettano. Per la critica, coniuga “le misteriose profondità degli oceani e visioni di mondi extraterrestri”; testimonia gli avanzamenti dei monocromi IKB bidimensionali verso la terza dimensione. Secondo lo stesso Klein, le spugne rappresentavano il veicolo perfetto per i suoi interrogativi relativi alla possibilità di “materializzare l’immateriale”. 

Charles Wilp era un innovativo fotografo tedesco, montatore video, artista, designer pubblicitario, molto attivo nella post avanguardia di metà secolo (il XX secolo). La sua versatilità lo portò a essere buon amico non solo di Yves Klein, ma anche di Andy Warhol, Joseph Beuys, Lucio Fontana, e dei fondatori del gruppo ZERO Otto Piene, Heinz Mack e Günther Uecker. Wilp documentò il lavoro di Klein per i murali con le spugne per il foyer della Gelsenkirchen Opera House dal 1958 al 1959, come pure la performance dell’artista Anthropométries de l’époque bleue alla Galerie Internationale d’Art Contemporain nel marzo 1960.

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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