Nel settembre 2025, l’ultra ottantenne Larry Ellison ha superato il poco più che cinquantenne Elon Musk nel diventare, vincendo in ambito “Tech” una battaglia transgenerazionale ‘al contrario’, l’uomo più ricco del mondo, con un patrimonio netto di 393 miliardi di dollari. Il sorpasso è stato fulmineo: in meno di 24 ore, Ellison ha guadagnato 101 miliardi grazie a un’impennata del 40% delle azioni Oracle, la società da lui fondata nel 1977. Un balzo storico, alimentato dal boom dell’intelligenza artificiale e dalla crescente domanda di infrastrutture cloud. E così, anche Oracle, che non ha sempre avuto vita facile e che per lungo tempo aveva fatto paventare di non riuscire ad uscire dalla crisi delle dot.com di inizio Millennio, si trova a capitalizzare nell’intorno di mille miliardi di Dollari, diventando di diritto membro del club dei “magnifici sette”, ora, con lei, otto.
Ellison, una storia di riscatto
Nato nel Bronx nel 1944 da madre single e adottato da una coppia di parenti, Ellison ha avuto un’infanzia modesta. Dopo aver abbandonato gli studi universitari, si trasferisce in California e inizia a lavorare come programmatore. Nel 1977, insieme a due soci, fonda la Software Development Laboratories, che diventerà Oracle Systems Corporation. Il primo cliente? La CIA, che commissiona un database relazionale chiamato proprio “Oracle”. Negli anni ’80 e ’90, Oracle si afferma come leader mondiale nei database, diventando un pilastro per banche, governi e multinazionali. Ellison guida l’azienda con uno stile aggressivo, tra acquisizioni strategiche (come Sun Microsystems, notissima per la piattaforma Java e Open Office, e PeopleSoft) e una visione sempre orientata all’innovazione.
La metamorfosi di Oracle, da colosso dal cloud a mago dell’AI
Il recente successo di Oracle è legato alla sua trasformazione in colosso del cloud computing e dell’AI. L’azienda ha siglato quattro contratti multimiliardari nel settore dell’intelligenza artificiale, tra cui uno recentissimo da 300 miliardi di Dollari relativo all’acquisto di potenza di calcolo nei prossimi 5 anni da OpenAI per la fornitura di 4,5 gigawatt di energia elettrica destinata ai data center. Ironia della sorte: Musk, cofondatore di OpenAI, ha tentato invano di riacquistarla nel 2024.
Oracle ha registrato un backlog di ordini pari a 455 miliardi di dollari, in crescita del 359% rispetto all’anno precedente. Secondo le previsioni, i ricavi dell’infrastruttura cloud potrebbero raggiungere i 144 miliardi di dollari entro il 2030. L’azienda punta a diventare il fornitore principale per i carichi di lavoro AI, sfidando giganti come Microsoft, Amazon e Google. Un altro fattore chiave è la vicinanza di Ellison all’amministrazione Trump. A gennaio 2025, Oracle è stata inclusa nel Project Stargate, un piano da 500 miliardi di dollari per costruire mega data center e consolidare la leadership americana nell’AI. Il progetto coinvolge anche OpenAI, SoftBank e fondi sovrani mediorientali, e ha rafforzato la fiducia degli investitori.
Il bad boy della Silicon Valley
Ellison non è solo un magnate del tech, ma anche un personaggio eclettico. Soprannominato il “bad boy” della Silicon Valley, è stato sposato sei volte e ha due figli, entrambi produttori cinematografici di successo. Appassionato di vela, ha finanziato il team Oracle Team USA e (cosa financo un tantino banale per uno della sua caratura) possiede isole private, jet e ville da sogno. Oracle si trova in una posizione strategica. Con l’AI come catalizzatore. Ellison, che detiene circa il 41% delle azioni, continua a guidare la strategia tecnologica come presidente esecutivo e CTO. La sfida sarà mantenere il vantaggio competitivo in un settore in rapida evoluzione, dove ogni innovazione può cambiare le regole del gioco.
Il sorpasso su Musk non è solo una questione di numeri, ma il simbolo di un cambio di paradigma: dall’auto elettrica all’intelligenza artificiale, dal sogno spaziale alla potenza dei dati. E in questo nuovo mondo, Larry Ellison è il protagonista assoluto.
