Borsa Italiana sempre più povera, ma è un fenomeno globale

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
10.3.2022
Tempo di lettura: 3'
La capitalizzazione di mercato di Borsa Italiana è diminuita negli ultimi anni, nonostante le quotazioni siano state superiori ai delisting. Il private equity spinge le aziende fuori dalla Borsa

Negli ultimi 20 anni le ammissioni a Piazza Affari sono state 448 (la maggior parte nel mercato non regolamentato EGM, ex AIM Italia) mentre i delisting sono stati 336 (la maggior parte sul listino principale EXM, già MTA)

Il saldo netto è comunque positivo e, a fine 2021, è stata superata la soglia record di 400 società quotate (407) a Piazza Affari, con una mutazione del profilo del mercato azionario, più orientato verso le small cap

I delisting hanno causato una importante perdita di capitalizzazione per Piazza Affari, superiore, negli ultimi 5 anni, a 55 miliardi di euro

Nel corso degli ultimi anni la capitalizzazione di Piazza Affari è diminuita. Non sono bastate le 448 nuove ammissioni dal 2022 ad oggi per far fronte alla perdita di valore dovuta ai 336 delisting avvenuti nello stesso periodo. Negli ultimi cinque anni quest'ultimi si sono mangiati infatti quasi un quarto della crescita dei corsi azionari dello stesso periodo, una perdita pari a 55 miliardi di euro. Tuttavia, a ben vedere, non si tratta di un caso solo italiano. La maggiore concorrenza del private equity e degli investitori istituzionali  ha causato lo spopolamento dei listini borsistici in tutto il mondo. A fare il punto è la ricerca “Sliding Doors: il flusso di listing e delisting sul mercato azionario di Borsa Italiana (2002- 2021)" a firma Politecnico di Milano e Intermonte.




I dati mostrano che nel corso degli ultimi 20 anni le ammissioni a Piazza Affari sono state 448, mentre i delisting sono stati 336 di cui ben 268 sul listino principale (EXM, già MTA), che ne ha guadagnate 'solo' 185; per contro il mercato non regolamentato per le PMI (EGM, già AIM Italia, che conta oggi ben 174 società quotate) ha attratto 263 imprese quotate e ha visto solo 68 cancellazioni. Si è quindi osservato un trend di costante arretramento del numero di società quotate dal listino principale, a fronte di una forte crescita del segmento non regolamentato.

Il saldo netto di listing e delisting è comunque positivo e, a fine 2021, è stata superata la soglia record di 400 società quotate (407) a Piazza Affari, ma si è vista anche una mutazione del profilo del mercato azionario, molto più orientato verso le small cap.




I delisting hanno però causato una importante perdita di capitalizzazione per Piazza Affari,  negli ultimi 5 anni pari a 55 miliardi di euro. In particolare, fra il 2017 e il 2021, sono ben 105 le emittenti che hanno dato l'addio a Piazza Affari. Al 31.12.2021 in Italia il rapporto fra capitalizzazione di mercato e pil era del 43,8% (vs 218,2% USA; 102,0% UK; 107,6% Francia; 59,4% Germania).










Guglielmo Manetti, amministratore delegato di Intermonte, ha commentato: «I risultati dell'analisi mappano diversi comportamenti compositi da parte di aziende quotate e investitori (privati, corporate, fondi di private equity o altri), ma forniscono un'evidenza rassicurante per imprese e mercato: per le aziende sane la quotazione in Borsa risulta essere un acceleratore della crescita e remunera gli investitori in maniera soddisfacente. Il messaggio finale che ne traiamo è che la quotazione in Borsa rappresenta un vantaggio competitivo di lungo termine. In quest'ottica, utilizzare l'ipo come “porta scorrevole” può essere sì una forte tentazione laddove ci siano condizioni attraenti, ma vanifica numerose opzioni future di sviluppo e valorizzazione della società. Con queste evidenze ci auguriamo quindi di fornire interessanti spunti di riflessione per i molti soggetti coinvolti (aziende, investitori privati e pubblici, gestori del risparmio, intermediari e legislatore). Un particolare ringraziamento va al Politecnico di Milano, con cui prosegue il proficuo rapporto di collaborazione iniziato nel 2016».

Giancarlo Giudici, Professore ordinario della School of Management del Politecnico di Milano e referente scientifico della Ricerca, ha aggiunto: «Ringraziamo Intermonte per la rinnovata fiducia e per l'opportunità di indagare di anno in anno tematiche di grande interesse per l'intera comunità finanziaria. Ci auguriamo che il nostro studio possa dare un contributo fattivo al dibattito in atto, con l'auspicio che il mercato dei capitali italiano diventi sempre più efficiente. La quotazione va sicuramente considerata un evento che genera opportunità di lungo periodo. Molte aziende solide si quotano, raccolgono denaro, crescono prima e dopo l'ipo, generando occupazione, innovazione, valore e buoni rendimenti. Da qui l'importanza di analizzare attentamente i modelli di business, mantenere un rapporto costante fra comunità finanziaria e imprenditori, a maggior ragione in tempi di transizione dove le imprese dovranno affrontare trasformazioni interne (come la sfida digitale) ed esterne (i megatrend mondiali) mantenendosi competitive. In poche parole, rimanere quotati molto spesso paga di più nel lungo termine rispetto a strategie più opportunistiche di breve respiro».



Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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