India o Cina: qual è il mercato più promettente nel 2023?

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Da novembre la Cina ha visto grande recupero sui mercati, battendo il mercato indiano nel periodo. Ma entrambi i Paesi saranno il motore della crescita nel 2023

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Il 2023 per diverse economie avanzate potrebbe essere un anno segnato dalla recessione. Nonostante i rischi si siano parzialmente ridotti, il Fondo monetario internazionale vede due importanti motori per la crescita globale quest’anno: la Cina e l’India. Assieme, i due Paesi rappresenteranno metà dell’incremento del Pil mondiale che si osserverà nel 2023, ha affermato il Fmi nel suo ultimo outlook di gennaio. Al confronto, gli Usa e l’Eurozona varranno complessivamente un decimo della crescita globale prevista nel 2023.

L’India è una conferma, mentre la Cina, dopo il freno della politica di intransigente contenimento del covid è più la sorpresa. Secondo le ultime previsioni del Fondo, il Paese guidato da Narendra Modi sarà primo per crescita del Pil nel 2023 fra tutte le economie maggiori, con un tasso del 6,1%. La Cina, invece, passerà da un tasso di crescita storicamente basso del 3%, nel 2022 a un più robusto 5,2%.

L’accelerazione economica cinese è già stata in buona parte convogliata nel ritorno degli investitori sui titoli cinesi. Da inizio anno al 2 febbraio, l’indice Csi 300 ha guadagnato il 7,54%; nello stesso periodo, invece, l’indice di riferimento del mercato indiano, il Sensex, ha ceduto circa il 2%. Il recupero dell’azionario cinese è stato deciso a partire da inizio novembre, mentre da inizio dicembre l’indice indiano ha perso un po’ di slancio – pur essendosi confermato fra i meno colpiti del 2022. Nei 12 mesi al 2 febbraio è stato il Sensex a strappare la migliore performance: +1,95% contro il -9,77% registrato dal Csi 300.



Quale sarà, fra quello indiano e cinese, il mercato più performante nel 2023?

Secondo il team di investimento di Uti International, società pioniera nei fondi dedicati al mercato indiano, i due Paesi stanno attraversando fasi economiche differenti nel 2023. “La Cina sta finalmente abbandonando la sua politica di Zero covid dopo che tre anni di misure severe e soffocanti imposte dal governo hanno portato la sua economia sull’orlo di una recessione. Il mercato immobiliare è in crisi, il tasso di disoccupazione è vicino ai livelli massimi e i profitti industriali si sono ridotti”, ha affermato Uti a We Wealth, “in confronto, l’India si è già lasciata alle spalle la fase di ripresa della pandemia ed è pronta per la prossima fase di crescita”.

Un’altra delle differenze importanti fra Cina e India sono i livelli dell’inflazione e dei tassi d’interesse, di gran lunga più elevati nel Paese guidato da Narendra Modi. “La Banca centrale indiana ha aumentato i tassi di interesse dall’anno scorso per combattere l’inflazione. L’inflazione sembra aver raggiunto il suo picco e si prevede un’ultima fase di rialzo dei tassi. Nel complesso, l’economia mostra segni di resistenza e di crescita costante”, hanno affermato gli analisti Uti International, “l’economia cinese è stata sotto scacco per la maggior parte dello scorso anno e l’inflazione era bassa. Di conseguenza, anche i tassi di interesse sono stati mantenuti bassi”.

Il mercato, come dimostrano le performance di inizio anno, ha deciso di recuperare il terreno perduto sul mercato cinese acquistando azioni in previsione di una nuova fase di crescita. Una buona parte degli analisti ha espresso, al momento, una visione rialzista sul mercato cinese nonostante si sia già osservato da ottobre in poi un deciso recupero. Per quanto riguarda le prospettive di sovraperformance cinese nel solo 2023, Credit Suisse aveva affermato che nel Paese si osserva un eccesso di liquidità e di depositi bancari disponibili che potranno supportare gli acquisti di titoli nazionali. 

“Con l’apertura dell’economia, gli indicatori economici cinesi mostreranno probabilmente un miglioramento su base annua su una base bassa nel 2021″, ha affermato Uti, “tuttavia, i tempi e il ritmo dell’inversione di tendenza dell’economia sono uno scenario di attesa. Il rallentamento del mercato immobiliare del Paese rappresenta inoltre un grave rischio per l’economia”.

“Il mercato azionario cinese ha imboccato una traiettoria discendente e negli ultimi due anni (2021-2022) ha perso più di un terzo della sua capitalizzazione di mercato. Nello stesso periodo, invece, il mercato azionario indiano ha registrato rendimenti positivi a due cifre”, ha affermato Uti, aggiungendo che l’esperienza storica suggerisce che “il mercato azionario indiano ha fornito rendimenti di gran lunga migliori rispetto a quello cinese, ancor più negli ultimi anni”. In un certo senso, gli ultimi sviluppi di mercato potrebbero suggerire un maggior potenziale di crescita per le azioni cinesi a breve termine, se il Paese riuscirà a rimettersi in moto dopo la fine delle restrizioni senza futuri intoppi.

In ogni caso, le scelte degli investitori a inizio anno sembrano “risolvere” il problema del dualismo Cina-India esponendo il portafoglio a entrambi i mercati. Secondo gli ultimi dati sui flussi dei fondi pubblicati da Bank of America i capitali più consistenti, da inizio anno al 25 gennaio, si sono diretti proprio verso l’azionario di Cina (8,1 miliardi di dollari) e India (582 milioni).

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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