Il rischio-recessione sta aumentando, fra tassi e sanzioni

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Le banche centrali sono costrette a rispondere all’impennata dei prezzi, aggravata dalla crisi Ucraina: quale impatto sulla crescita

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Nel 2023 né la Fed né la Bce prevedono una recessione, ma secondo l’ultimo rapporto degli economisti di Goldman Sachs le probabilità di una contrazione economica, negli Stati Uniti, sono salite al 20-35%

Nel frattempo, l’indice Zew, rappresentativo degli umori degli investitori tedeschi, è sceso da 54,3 a -39,3 punti: il crollo più brusco mai visto da quando questo sondaggio viene eseguito

La crisi Ucraina, il suo impatto sull’inflazione e la necessaria reazione restrittiva delle banche centrali sono fattori che potrebbero portare in recessione le economie americana ed europea  già l’anno prossimo. E’ un timore che sta aumentando fra gli economisti, andando oltre le già decise revisioni al ribasso sulla crescita del 2022 pubblicate sia dalla Banca centrale europea (da +4,2 a +3,7%) sia dalla Federal Reserve (da +4 a +2,8%).

Nel 2023 né la Fed né la Bce prevedono una recessione, ma secondo l’ultimo rapporto degli economisti di Goldman Sachs le probabilità di una contrazione economica, negli Stati Uniti, sono salite al 20-35%. E anche per l’anno in corso la banca d’affari è decisamente più pessimista della Fed, visto che si aspetta di vedere un tasso di crescita dell’1,75% – più basso di oltre un punto rispetto all’ultima previsione della banca centrale americana.

“Anche se la nostra previsione di base presuppone che un’ulteriore riapertura del settore dei servizi e la spesa derivante dai risparmi in eccesso manterranno la crescita del Pil reale positiva nei prossimi trimestri, l’incertezza intorno alle prospettive è più alta del normale”, ha scritto Goldman Sachs, “vediamo i rischi di una recessione come ampiamente in linea con le probabilità del 20-35% attualmente implicite nei modelli basati sulla pendenza della curva dei rendimenti”.

Ancor più netto il capo economista della Rosenberg Research, David Rosenberg, che al New York Times ha definito come “molto alto il rischio di una recessione”, dal momento che la Fed “non si è mossa abbastanza velocemente con i tassi e ora deve muoversi aggressivamente”.

Il presidente della Fed, Jerome Powell, ha cercato di trasmettere sicurezza in merito alla solidità della crescita economica americana, considerata forte a sufficienza da poter digerire altri sei rialzi e un tasso dell’1,9% a fine 2022. “La probabilità di una recessione nel prossimo anno non è particolarmente elevata”, ha detto Powell ai giornalisti, elementi come il mercato del lavoro e i redditi delle famiglie, infatti, “indicano che questa è un’economia forte, e che sarà in grado di prosperare di fronte a una politica monetaria meno accomodante”. Il profilo dei rendimenti dei Treasury non sembra aver prezzato un rischio recessione elevato, ma il gap fra i rendimenti a 2 e 10 si è ridotto a 20 punti base, dai 77 di inizio anno.

I mercati cercheranno con grande attenzione di capire se la visione ottimista della Fed sulla robustezza dell’economia sarà tale da non patire troppo il ciclo di rialzi dei tassi in arrivo. In caso di un rallentamento economico deciso i mercati azionari potrebbero impiegare molto più tempo ha recuperare il terreno perduto in questo inizio anno funestato dalla guerra in Ucraina.

I rischi per la crescita in Europa

In Europa le prospettive economiche sono ancor più dipendenti dai possibili sviluppi del conflitto in Ucraina, vista la maggiore dipendenza energetica europea dalla Russia. Quest’ultima renderebbe un’eventuale stop immediato alle importazioni di gas e petrolio russi particolarmente pericoloso. Sebbene, per il momento, la Commissione abbia delineato una progressiva riduzione dell’import di due terzi entro l’anno, ben 100 euro deputati hanno espresso congiuntamente la richiesta di un divieto immediato.

Secondo le stime della Bce un calo del 10% nelle forniture di gas all’Eurozona costerebbe alla crescita 0,7 punti di Pil – la Russia pesa circa per il 40% delle importazioni di gas.

Il cancelliere dello scacchiere britannico, Rishi Sunak, ha affermato in un incontro ripreso dai media nazionali che tagliare immediatamente le importazioni di gas e petrolio russi porterebbe l’economia europea (Regno Unito incluso) in recessione. Colpire il Cremlino nel modo più deciso, dunque, avrebbe un costo economico molto elevato con prevedibili ripercussioni anche sugli utili societari e sull’azionario.

Nel frattempo, il sentiment ha iniziato a deteriorarsi: lo scorso 15 marzo l’indice Zew, rappresentativo degli umori degli investitori tedeschi, è sceso da 54,3 a -39,3 punti: è stato il crollo più brusco mai visto da quando questo sondaggio viene eseguito, ossia dal 1991. Secondo il presidente dell’istituto Zew, Achim Wambach, questi segnali indicano che “una recessione sta diventando sempre più probabile” e che “la guerra in Ucraina e le sanzioni contro la Russia stanno smorzando significativamente le prospettive economiche per la Germania”, la principale economia europea.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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