Il private banking sedotto dal capitalismo naturale

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L’impact investing è la strada privata, da affiancare a quella pubblica, per finanziare progetti di “crescita verde”

I clienti che dispongono di grandi patrimoni sono sempre più consapevoli di generare un impatto attraverso i propri consumi e investimenti

Tra i settori, dichiarano di privilegiare turismo ed energia pulita

Il bisogno di combinare la preservazione dell’ambiente con lo sviluppo economico si fonda su un criterio economico orientato al miglioramento qualitativo, anziché prettamente quantitativo.
Il capitalismo naturale a cui l’economia e l’industria finanziaria dedicano oggi massima attenzione, riguarda le infinite possibilità di trasformazione che emergono dalla nascita di un nuovo tipo di industria, entro un’economia che consumi quantità di energie e materie prime decisamente inferiori grazie a pratiche applicative che non dovranno risultare più costose ma, al contrario, redditizie.
Lo stesso discorso vale per l’innovazione sociale, che chiama lo Stato a rendere la spesa pubblica sempre più efficiente, ma soprattutto a creare maggiore “valore pubblico”. Questo obiettivo è sempre più insito anche negli obiettivi di investitori e operatori privati.

L’impact investing può rappresentare una soluzione di riferimento per attirare capitali e competenze private con l’obiettivo di rispondere meglio ai bisogni della collettività. I rischi legati a questo tipo di investimenti, è bene ricordarlo, sono significativi soprattutto se si tratta di operazioni con un orizzonte temporale di lunghissimo periodo, ma la partecipazione dei privati sarà fondamentale per la ripartenza del nostro Paese.

Fino al 19 febbraio 2020, prima dello scoppio della pandemia Covid-19, i prodotti finanziari legati a progetti di crescita economica e sociale erano solo una possibile alternativa per provare a incrementare il rendimento dei portafogli. Oggi, gli strumenti finanziari che investono in economia reale e infrastrutture possono diventare la strada privata, da affiancare a quella pubblica, per finanziare progetti di “crescita verde e a impatto”.

Ne è convinta la Commissione Europea, che a breve presenterà nuove proposte per finanziare le Pmi, grazie a un database comune con informazioni gratuite su prodotti di investimento e aziende europee.

In arrivo entro la fine dell’anno anche norme più snelle per rendere più attraenti strumenti di investimento alternativi di lungo periodo (Eltif), in risposta alle segnalazioni del mercato che ritiene eccessivamente penalizzanti le attuali norme su processi di autorizzazione, vincoli agli investimenti e limiti alla commercializzazione. Intanto i clienti del private attendono la nascita di nuove opportunità di investimento alternativo.

Cresce, infatti, la percentuale di quelli pienamente consapevoli di generare impatti attraverso consumi e investimenti, salita dal 58 al 69% tra il 2020 e il 2021. Un cluster di investitori d’avanguardia, secondo la Ricerca Aipb/Einaudi sulle famiglie private italiane, incline a informarsi sull’economia, finanziariamente istruito e portato a impiegare tempo nel seguire i propri investimenti. Se interrogati, dichiarano di privilegiare per i propri portafogli gli investimenti nel turismo (23%) e nell’energia pulita (44%).

Sul fronte del rilancio del Paese, rimarcano maggiormente la necessità di investire in scuola, università e ricerca, in cultura, in sanità (61 %), sulla banda larga (12,6 %) e sulle infrastrutture (41,6 %). Per i clienti private sono quindi evidenti le differenze tra ciò che ritengono un buon investimento per il portafoglio e ciò che ritengono utile per il Paese. Tutto questo dimostra come l’affiancamento degli operatori di private banking aiuti i clienti a formarsi priorità meno orientate ad adottare i comportamenti della maggioranza. Aiuta a non seguire le mode e a concentrarsi sulla concretezza dei mezzi per raggiungere gli obiettivi, siano essi i propri o quelli del Paese.

(Articolo scritto da Simona Maggi, direttore scientifico Aipb, tratto dal magazine di dicembre 2021)

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