Ibridi e debito immobiliare, nuovo Eldorado per gli investitori

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Nicolo Piotti

Con rendimenti tra 300 e 500 punti sopra l’Euribor e investimenti crescenti nei settori sottostanti, queste asset class rappresentano un’interessante diversificazione per i portafogli. Ecco perché secondo Nicolò Piotti, Head of Asset Management di Edmond de Rothschild Italia

In un mercato che evolve alla velocità della luce, la strategia vincente cerca strumenti alternativi che uniscano flussi di rendimento a rischio controllato: debito infrastrutturale, debito Real Estate, Cocos e obbligazioni “Hybrid”. Questa è la strategia di Edmond de Rothschild Asset Management Italia, come racconta a We Wealth Nicolò Piotti, alla guida dell’asset management da due anni, dopo un’esperienza in Morgan Stanley IM e Payden & Rygel. Piotti ha introdotto un approccio pragmatico e strategico alla gestione degli asset, che valorizza non solo la performance finanziaria ma anche impatto sociale e sostenibilità. “L’allineamento di interessi tra la holding di famiglia e i nostri clienti è fondamentale. Non si tratta solo di investire, ma di farlo in modo da creare valore a lungo termine, con un forte impegno verso l’ESG e la filantropia”, afferma Piotti.

Come descriveresti l’evoluzione della vostra strategia e qual è stato il tuo focus principale in questi due anni?
Edmond de Rothschild a livello di gruppo ha due anime: private banking e asset management, con circa 180 miliardi di masse equamente divise tra le due attività. La nostra forza sta nel mantenere un approccio distintivo: la holding di famiglia investe in tutte le strategie che offriamo ai clienti, garantendo un forte allineamento di interessi. Negli ultimi anni, il Gruppo ha integrato l’ESG in tutte le strategie e ha ampliato la diversificazione dei prodotti gestiti, sia tradizionali che alternativi, per anticipare le esigenze degli investitori.

Edmond de Rothschild AM fa parte di una holding familiare diversificata che si occupa anche di filantropia e di settori come vino e leisure. Come si integra questo con la gestione degli investimenti e quale impatto ha sulla vostra strategia complessiva?
La holding ha una visione diversificata e a lungo termine, che va oltre il business della finanza. Oltre alla banca, investe in attività reali come vini, champagne, hotellerie e leisure, e si impegna in progetti filantropici come il sostegno a ospedali e la lotta contro le malattie infettive infantili. Questo ci consente di mantenere una prospettiva ampia e di essere pionieri non solo nel rendimento finanziario ma anche nell’impatto positivo.

Come integrate i fattori ambientali, sociali e di governance nelle vostre strategie?
L’ESG è ormai centrale in ogni decisione d’investimento. Abbiamo sviluppato tre strategie chiave sul mercato tradizionale: una tematica, Human Capital, focalizzata su aziende che valorizzano il capitale umano, una legata ai Big Data, attiva da quasi dieci anni, e una strategia per il mercato azionario Euro chiamata Euro Sustainable Equity (Art. 9 SFDR). La sostenibilità è una chiave per creare valore a lungo termine. Anche nel private equity adottiamo la stessa filosofia, con strategie orientate alla rigenerazione urbana, agrifoodtech, innovazioni tecnologiche in settori di nicchia, e interventi in economia reale nei paesi africani.

Quali sono i settori o le asset class più promettenti, e come si posiziona Edmond de Rothschild AM in queste aree?
Ci distinguiamo soprattutto nella gestione del debito infrastrutturale e nel real estate. Gestiamo 12 miliardi in strategie real estate, con focus sulle opportunità nel debito immobiliare, e 7 miliardi nel debito infrastrutturale. Vediamo grandi opportunità nelle infrastrutture medio-piccole, sia in USA che in Europa, dove il gap infrastrutturale è ancora significativo. Siamo anche tra i principali gestori globali di titoli corporate ibridi, che uniscono caratteristiche di debito e capitale proprio, con rendimenti elevati e un profilo di rischio contenuto.

Cosa rende il debito infrastrutturale e il real estate particolarmente appetibili in questo momento?
Il debito infrastrutturale e il debito real estate sono interessanti per investitori istituzionali come family offices, fondazioni bancarie e assicurazioni. Offrono rendimenti tra i 300 e i 500 punti sopra l’Euribor, con un profilo di rischio contenuto. Investire in infrastrutture medio-piccole, specie in Europa e USA, garantisce flussi cedolari stabili e un rischio inferiore rispetto ad altri asset alternativi. Il nostro approccio qui è legato all’ESG. Anche nel private equity puntiamo su strategie che investono in infrastrutture e rigenerazione urbana in Europa.

Può spiegare il funzionamento dei titoli corporate ibridi e perché sono così attraenti per gli investitori?
I titoli corporate ibridi, emessi da società industriali, stanno guadagnando popolarità per i loro rendimenti simili a quelli delle emissioni High Yield ma con rating investment grade. Permettono di creare portafogli con duration contenuta e rendimenti elevati. Sulle emissioni bancarie preferiamo strategie che investono sia in componenti senior sia nei CoCos (Contingent Convertible Bonds), che offrono un rendimento interessante, ma con un rischio di conversione in azioni in caso di crisi dell’emittente. La selezione degli emittenti è quindi fondamentale.

Quali settori potrebbero beneficiare o essere penalizzati dai risultati delle elezioni USA?
Le elezioni USA sono cruciali per i mercati. Le banche centrali manterranno probabilmente un atteggiamento accomodante, ma le politiche fiscali dipenderanno dall’esito elettorale: con Trump, un’espansione fiscale favorirebbe le infrastrutture; con i democratici, politiche più restrittive potrebbero impattare su settori tecnologici e finanziari. È essenziale tenere conto di questi scenari nella costruzione dei portafogli.

Tra i mercati emergenti, quali ritiene più promettenti?
Preferiamo l’India alla Cina per la sua economia più diversificata e stabile. L’India offre opportunità in settori legati al consumo interno e all’innovazione tecnologica, con prospettive di crescita a lungo termine. Al contrario, la Cina è in un periodo di incertezza, che ci induce alla cautela. Scegliamo mercati emergenti con stabilità e crescita duratura, mantenendo focus anche sul mercato obbligazionario aziendale, dove abbiamo un ruolo di primo piano.

di Laura Magna

Giornalista professionista dal 2002, una laurea in Scienze della Comunicazione con una tesi sull’intelligenza artificiale e un master della Luiss in Giornalismo e Comunicazione di Impresa. Scrivo di macroeconomia, mercato italiano e globale, investimenti e risparmio gestito, storie di aziende. Ho lavorato per Il Mattino di Napoli; RaiNews24 e la Reuters a Roma; poi Borsa&Finanza, il Mondo e Plus24 a Milano. Fino al 2025 si è occupata del coordinamento del Magazine We Wealth. Collaboro anche con MF Milano Finanza.

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