Fondi pensione: come scegliere quello migliore per te

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Se a parità di rischio finanziario, le performance sono simili, cosa farà mai la differenza? I costi dei vari prodotti ovviamente!

Attenzione ai costi, spesso fanno la differenza!

Oltre i costi, alcuni aspetti molto importanti

Mi capita spesso di trovare clienti molto contenti dei loro fondi pensione. Certo, quando versi qualcosa recuperi anche il 30% o 40% di tasse. I vantaggi fiscali dei fondi pensione accecano il risparmiatore.
Spesso l’aderente non si sofferma nel valutare la bontà del fondo pensione proposto. I vantaggi fiscali non dipendono dal prodotto scelto, è legge dello Stato, ma tra un fondo pensione e l’altro ci può essere una grande differenza!

Mentre i fondi comuni di investimento hanno un’offerta estremamente varia che li porta a proporre, a parità di rischio finanziario, costi e rendimenti molto diversi tra loro, i gestori dei fondi pensione, sempre a parità di rischio, hanno rendimenti pressoché identici.

La differenza tra i fondi pensione è nei costi. Non a caso, la COVIP, l’Autorità di Vigilanza sui Fondi Pensione, evidenzia spesso e chiaramente che un costo di gestione superiore del 1% può provocare nel lungo termine un minor rendimento di circa il 20%.

A questo proposito, la COVIP impone a tutti i fondi pensione di fornire, unitamente alle altre condizioni di contratto, un documento denominato “La mia pensione complementare” in cui il fondo deve riepilogare i propri costi e fornire una tabella in cui prospetta al risparmiatore quanto avrà accantonato al termine della fase contributiva e quanto avrà come montante finale.

Qui è la sorpresa! In molti casi, il montante finale, cioè capitale versato più interessi maturati in 20/30 anni di contribuzione, è pari al solo capitale versato, poco più o poco meno! Pensa, dopo decenni ricevi i tuoi soldi, sarà un salvadanaio, per me è una enorme forma di impoverimento e di perdita del potere di acquisto.

I fondi che generano questo paradosso sono soprattutto i cosiddetti PIP che molti, come la rivista Altro Consumo, sconsigliano.

In questo documento, la compagnia assicurativa deve riepilogare i costi previsti nel contratto.

Qui la differenza è tra chi chiede uno costo fisso di qualche decina di euro all’anno e chi sottrae una percentuale al capitale accantonato.

Queste percentuali possono essere anche del 4/5% che significa centinaia di euro per chi versa mediamente qualche migliaio di euro all’anno.

Nel documento è presente una tabella che fornisce un’idea di quanto il risparmiatore avrà al termine della fase contributiva al fondo.

Nella tabella ciascuno può trovare la situazione a lui più vicina, in base a quando inizia, quanto versa e dipendentemente dalla gestione finanziaria scelta.

Ad esempio, se inizio a 40 anni , contribuirò per 27 anni circa, se penso di versare mediamente 2.500€, al termine della fase contributiva avrò accantonato circa 77.000€.

Questo capitale messo da parte sarà uguale nelle tabelle di tutti i fondi pensione, la differenza è il valore accanto, cioè il montante finale prospettato dal fondo.

Attenzione! Il montante non dipende dalla bravura del gestore finanziario del fondo, la redditività della gestione è fissata uguale per tutti dalla COVIP, l’autorità di vigilanza, la differenza mostra l’enorme impatto dei costi tra un fondo pensione e l’altro.

Pertanto non tutti i fondi pensione sono uguali, molti sono estremamente costosi e le persone non se ne rendono conto perchè badano al vantaggio fiscale senza considerare il resto.

Ricordati che i soldi sono i tuoi e non è giusto che qualcuno ti restituisca solo gli stessi senza interessi dopo decenni di contribuzione.

Ci sono tante altre caratteristiche da conoscere. Ad esempio la presenza di una rendita controassicurata oppure di commissioni di performance. Insomma, conviene sempre analizzare bene il fondo con un professionista preparato.

di Vumbaca Gianluca

Aiuto le persone nella gestione del risparmio facendo consulenza finanziaria in modo onesto e trasparente.
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