Da quando l’oro è rientrato dal suo ultimo record a 4.398 dollari l’oncia, lo scorso 21 ottobre, si è mantenuto attorno alla soglia psicologica dei 4.000 dollari. La forza del mercato azionario americano, rafforzata dalla nuova fase di dialogo fra Stati Uniti e Cina, ha ridotto la spinta verso il bene rifugio per eccellenza. Nel 2025 l’oro sta battendo la performance delle azioni, ma non perché queste siano crollate: l’S&P 500 ha registrato da inizio anno una crescita del 16,5% al 3 novembre, mentre l’oro ha guadagnato oltre il 51%.
I dati sulla domanda di oro nel terzo trimestre spiegano in parte chi stia sostenendo la prosecuzione di questo rally. La domanda globale ha superato ancora una volta il massimo storico, sia in termini di quantità che di valore. Considerando anche i mercati OTC, la domanda fisica ha raggiunto 1.313 tonnellate (+3% annuo), mentre in valore sono stati acquistati 146 miliardi di dollari (+44%). Un trend che consolida i primi nove mesi dell’anno: 3.717 tonnellate e 384 miliardi di dollari secondo il World Gold Council.
Chi sta comprando? Da mesi sono soprattutto gli investitori finanziari – tramite ETF e oro fisico – a guidare la crescita, non più soltanto le banche centrali. Gli ETF sull’oro hanno accumulato 222 tonnellate nel terzo trimestre, superando nelle consistenze il picco del 2020. Nello stesso periodo, la domanda di lingotti e monete ha raggiunto 316 tonnellate.
Anche le banche centrali hanno accelerato gli acquisti fra fine giugno e settembre, aggiungendo 220 tonnellate (+28% trimestre su trimestre), anche se il WGC prevede che chiuderanno il 2025 con acquisti inferiori rispetto al 2024.
La corsa all’oro ha innescato una componente di FOMO (Fear of Missing Out): la paura di restare alla finestra mentre i portafogli globali si riposizionano, tra timori di declino del dollaro, debito pubblico elevato e l’ipotesi che le banche centrali possano tollerare più inflazione in futuro. Ma questa corsa proseguirà o siamo già all’eccesso?
“Il ritmo sorprendente di accumulo degli ETF sull’oro ha superato i massimi del 2020: la FOMO è ormai parte integrante del mercato. (…) In proporzione ai portafogli complessivi, l’oro è ancora sottorappresentato e un nuovo afflusso di investitori potrebbe facilmente spingere le consistenze oltre i massimi precedenti, dato che il caso strategico per detenerlo resta valido”, osserva il World Gold Council.
Un altro segnale da non sottovalutare è che anche le banche centrali stanno continuando a comprare nonostante i prezzi record:
“Le banche centrali continuano a comprare oro anche a prezzi record: un segnale di fiducia strategica, non di emergenza. (…) Il nostro sondaggio annuale mostra la più forte intenzione di acquisto dal 2019”.
Sul fronte della dedollarizzazione, la lettura è simile. Secondo gli analisti di Banca del Fucino:
“Lo status del dollaro come unica moneta egemone appare messo in discussione; né l’oro né alcuna valuta è però in grado di sostituirlo. È lecito attendersi una forma di multipolarismo monetario”.
La quota di riserve delle banche centrali detenute in valute diverse da dollaro ed euro è infatti passata dal 9% del 2009 a oltre il 22% nel 2024.
Cosa potrebbe alimentare un nuovo rialzo dell’oro?
Secondo Banca del Fucino:
“L’intero processo di diversificazione fuori dal dollaro potrebbe accelerare in caso di una forte correzione al ribasso dei mercati finanziari USA. Il mondo è oggi più propenso a ricercare nuovi equilibri monetari”.
Se il futuro sarà davvero multipolare, le probabilità che la FOMO dell’oro continui – alimentata da geopolitica, sfiducia monetaria e domanda istituzionale – restano elevate.

