Il digitale per la ripresa, Bonomi: abbattere prima le diseguaglianze

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Il mercato digitale italiano si prepara a sfondare il tetto dei 95 miliardi entro il 2024, sotto la spinta del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Ma secondo il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, bisogna partire dal superamento di quattro grandi diseguaglianze

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A fine 2020 la spesa in beni e servizi digitali ha registrato un calo dello 0,6%, per un valore complessivo di 71,5 miliardi di euro. Ma nel 2024 potrebbe raggiungere i 95 miliardi

Gay: “Un’accelerazione a tutte queste dinamiche verrà data dalle riforme e dalle risorse stanziate dal Pnrr. La cornice all’interno della quale dovremo incanalare gli sforzi”

Dopo aver retto l’urto della crisi chiudendo lo scorso anno con un risultato migliore rispetto alle attese (-0,6%), il mercato digitale italiano si prepara a invertire la rotta. Grazie anche alle risorse e alle riforme contenute nel Piano nazionale di ripresa e resilienza. Ma secondo il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, per godere dei frutti di quello che definisce “un momento magico” bisogna partire dal superamento delle “grandi diseguaglianze” che affliggono il Paese. Non solo tra nord e sud.
“Nonostante le difficoltà attraversate, oggi abbiamo tutte le possibilità per ripartire e tutte le caratteristiche per tornare a essere un Paese importante nello scacchiere mondiale dal punto di vista politico ed economico”, spiega il numero uno della confederazione generale dell’industria italiana intervenuto in occasione dell’evento di presentazione del rapporto annuale Il digitale in Italia 2021 realizzato da Anitec-Assinform in collaborazione con NetConsulting cube. “Ma la finalità da cui dobbiamo partire è rispondere a quattro grandi diseguaglianze: di genere, generazionale, di territorio e competenze. Se falliremo questo obiettivo, falliremo non solo nella progettualità del Pnrr, nel piano di coesione settennale dell’Europa e nella realizzazione delle necessarie riforme strutturali ma anche nella risposta ai nostri cittadini rispetto alle loro attese di ripartenza”.

Mercato digitale verso i 95 miliardi nel 2024

Diseguaglianze che, tra l’altro, dividono la Penisola anche nell’adozione delle tecnologie digitali. Basti pensare che la spesa sostenuta dalle grandi imprese, stando al rapporto, è impennata nel 2020 del +1,4%, a fronte di un crollo del -2,4% e del -5% per le aziende di medie dimensioni e le organizzazioni più piccole. Senza dimenticare il gap geografico, con il nord ovest che raccoglie il 35,2% dell’intero mercato e il centro Italia con il 25,8%. Ma con le risorse europee in arrivo, secondo gli esperti, potrebbero aprirsi nuovi scenari. “Il Piano nazionale di ripresa e resilienza è la cornice all’interno della quale dovremo incanalare gli sforzi, per fare in modo che la trasformazione digitale si rafforzi e consenta di tramutare la ripresa in crescita”, osserva Marco Gay, presidente di Anitec-Assinform. Si parla di circa 50 miliardi di euro allocati per la digitalizzazione, che nelle stime (più ottimistiche) dell’associazione potrebbero portare il mercato a sfiorare i 95 miliardi di euro nel 2024 (dai 71,5 miliardi dello scorso anno).

Tali previsioni di crescita, tuttavia, sono legate anche all’utilizzo annuo dei fondi stanziati. Il rapporto delinea a riguardo quattro scenari. Nel caso di un intero impiego già nel 2021 di tutti i fondi previsti per gli investimenti in digitale, il mercato potrebbe raggiungere i 77,6 miliardi di euro entro la fine dell’anno, contro i 74 miliardi attesi in base alla sola crescita fisiologica (per una crescita dell’8,5%). Per gli anni successivi, l’impatto varia tra il 4,5% e lo 0,6% in più sul tasso di crescita dello scenario base a seconda che i fondi saranno impiegati completamente, per il 70% o per il 50%. E i settori maggiormente impattati sarebbero quelli della pubblica amministrazione, sanità, industria, telecomunicazioni, travel & transportation e energy & utilities.

“Offrire alle nuove generazioni un’Italia più moderna”

“Il digitale rappresenta lo strumento più efficace per ridurre i gap di produttività e di efficienza del nostro sistema economico, migliorare i servizi resi dalla pubblica amministrazione, sostenere la nascita di nuova imprenditorialità”, continua Gay. “Gli obiettivi che ci attendono richiederanno l’impegno e la collaborazione di tutti gli attori pubblici e privati, in una logica di rispetto reciproco di ruoli e competenze. La pandemia ha comportato perdite umane che non saranno mai compensate negli affetti. Anche per loro, abbiamo il dovere di guardare al futuro e alle nuove generazioni costruendo un’Italia più forte che si regga su basi solide e competitive”.

Dello stesso avviso anche Cesare Avenia, presidente di Confindustria digitale, che parla dell’obbligo “di regalare” alle future generazioni un Paese più moderno. “Il tema dei divari è fondamentale. È vero che dobbiamo puntare tutto sulla trasformazione digitale e ambientale, ma tutto parte dalla coesione. Ed è fondamentale che tutte le parti in causa prendano parte a questo progetto. Le opportunità che abbiamo davanti a noi sono di gran lunga superiori alle sfide che abbiamo dovuto affrontare nei mesi scorsi. Guardiamo loro con grande apertura e determinazione”. Chiude il dibattito Vincenzo Amendola, sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio (affari europei), che ricorda a sua volta come “l’unità di tutte le parti” e la velocità siano “fondamentali” per consentire all’Italia di recuperare posti in classifica sul fronte della digitalizzazione. “Oggi le infrastrutture digitali devono ricucire l’ossatura di una pubblica amministrazione al servizio di cittadini e imprese. Il mio invito a tutti coloro che, su questa spinta, desiderano portare il Paese fuori dalla crisi è un impegno a lavorare uniti con progetti, riforme e l’esecuzione di un piano con cui l’Italia si assume una grande responsabilità: contribuire a rafforzare il volto dell’Unione europea”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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