Il Btp Valore, il nuovo titolo a sette anni riservato alle famiglie, è in emissione fino a venerdì 24 ottobre 2025, salvo chiusure anticipate. Per chi lo deterrà fino a scadenza, il rendimento complessivo si attesterà intorno al 3,25% lordo annuo, con cedole crescenti nel tempo e un premio fedeltà che rafforza ulteriormente il profilo cedolare negli ultimi due anni. È tanto o poco? Rispetto a un normale Btp a sette anni, il premio aggiuntivo c’è e vale circa lo 0,3% medio annuo — e, per gli standard storici di questa formula, rientra nella fascia alta della “generosità”.
Ma soprattutto: chi non volesse acquistare il Btp Valore, magari perché già molto esposto al rischio-Italia, quali alternative avrebbe? E ce ne sono alcune che offrano un rendimento superiore a parità di rischio? Considerando i titoli di Stato delle maggiori economie mondiali con la medesima scadenza, la risposta è chiara: trovare un rendimento superiore su debiti denominati in euro, quindi senza rischio cambio, è pressoché impossibile (con due eccezioni che vedremo tra poco).
Per fare un esempio concreto: il titolo francese a sette anni, nonostante la turbolenza politica in atto a Parigi, rende il 2,88% annuo, cioè 0,37 punti in meno rispetto al Btp Valore — e oggi è difficile sostenere che l’esposizione alla Francia comporti un rischio inferiore rispetto all’Italia, nonostante il suo debito pubblico più contenuto. Un titolo spagnolo scenderebbe ulteriormente: 2,58%, in linea con Austria e Portogallo. Fuori dall’euro area si sale con il Regno Unito (4,1%), ma per chi cerca protezione esporsi al rischio cambio significa perdere il controllo sull’esito finale: non è un’alternativa neutra.
Restando invece nell’euro, le uniche due vere eccezioni si trovano nell’Europa orientale. La Romania offre oggi, su una scadenza analoga (luglio 2032) e in valuta euro, un lordo del 5,23%, pari a circa 4,6% netto grazie alla tassazione agevolata al 12,5%. Ma parliamo di un Paese con rating BBB- e outlook negativo, a ridosso del confine con il teatro bellico ucraino. L’Ungheria, con scadenza aprile 2032 e rating BBB stabile, rende intorno al 3,5% lordo, quindi in linea — o lievemente sopra — il Btp Valore. Anche qui, tuttavia, il premio di rendimento è esplicitamente il riflesso di un rischio geopolitico e istituzionale superiore rispetto all’Italia: non sono destinazioni neutre in termini di rischio.
Buoni fruttiferi o Btp Valore? Rendimento risicato a confronto
Fuori dal perimetro dei titoli di Stato, alcune alternative esistono, ma raramente vincono per rendimento. Un buono fruttifero postale ordinario, ad esempio, dopo sette anni rende l’1,14% lordo annuo: quasi un terzo del Btp Valore portato a scadenza. Il beneficio? Per chi avesse un capitale davvero esposto a spese impreviste, il rimborso anticipato sempre alla pari azzera il rischio di uscire in perdita (cosa non garantita in caso di vendita anticipata di un Btp).
I conti deposito, al contrario, non consentono un confronto autentico con il Btp Valore. Anche nelle forme vincolate, non raggiungono orizzonti di sette anni, e le offerte più generose si fermano intorno al 2,5% lordo, tassato al 26% anziché al 12,5%. Chi cerca rendimento garantito su orizzonte medio-lungo, quindi, difficilmente trova condizioni più favorevoli di quelle offerte dal Btp Valore.
Le polizze vita di ramo I a capitale garantito, che si distinguono dal Btp per una maggiore diversificazione interna dei rischi e perché — salvo riscatto anticipato — restano investite per tutta la vita del contraente, offrono un profilo rischio/rendimento più basso. I rendimenti attuali si aggirano attorno al 2,7% (secondo una simulazione realizzata per We Wealth da Facile.it): sensibilmente inferiori, sull’orizzonte dei sette anni, al Btp Valore. Restano strumenti preferibili per chi cerca diversificazione, protezioni accessorie (impignorabilità, insequestrabilità) o pianificazione successoria — non per rendimento assoluto.

