Squadra che vince non si cambia. Il Tesoro italiano ha delineato la strategia per le emissioni di titoli di Stato nel 2026, confermando la prosecuzione delle emissioni dedicate ai risparmiatori retail, come Btp Valore e Btp Più. I dettagli operativi — scadenze, cedole e strutture finanziarie — verranno calibrati in funzione delle condizioni di mercato. Tuttavia, dalle Linee guida diffuse dal ministero dell’Economia emerge già con chiarezza l’impostazione di fondo sulle preferenze in termini di durata dei nuovi titoli.
In sintesi, meno spazio alle scadenze molto lunghe — diventate più onerose dopo l’aumento dei rendimenti osservato nel 2025 oltre l’orizzonte dei dieci anni — e maggiore concentrazione sul tratto medio-lungo della curva, in particolare attorno ai sette anni, dove oggi si colloca il miglior compromesso tra costo di servizio del debito e orizzonte temporale. Un Btp a sette anni rende attualmente circa il 3,20% (dato al 22 dicembre), circa 10 punti base in più rispetto a un anno fa, mentre salire a una scadenza quindicennale comporta per lo Stato un costo vicino al 4% annuo, circa 20 punti base in più rispetto alle emissioni di pari durata di dodici mesi fa.
Oggi il costo medio del debito italiano, calcolato come rapporto tra gli interessi e lo stock di debito delle Pubbliche Amministrazioni, si attesta intorno al 2,97%. Per il Mef può quindi risultare ragionevole mantenere sotto controllo questo parametro limitando il ricorso alla parte più lunga della curva, oggi particolarmente remunerativa per gli investitori e, di conseguenza, più costosa per l’emittente. Un approccio che non sarebbe isolato: anche altre amministrazioni pubbliche, alla luce degli elevati rendimenti sul lunghissimo termine, stanno riducendo le emissioni “matusalemme”, come osservato ad esempio in Giappone.
Alla luce di queste dinamiche, non è escluso che un’eventuale nuova emissione di Btp Valore possa orientarsi proprio su una scadenza intorno ai sette anni, in coerenza con le preferenze strategiche annunciate dal Tesoro.
Btp, avanti con le emissioni per le famiglie
«Il Tesoro prosegue da anni una politica volta ad ampliare la partecipazione dei piccoli risparmiatori al debito pubblico. La quota retail è cresciuta sia per l’andamento dei tassi sia grazie all’introduzione di strumenti dedicati come Btp Italia, Btp Futura e Btp Valore», si legge nel documento del Mef. «Nel 2026, alla luce dell’ottimo riscontro delle emissioni retail, il Tesoro continuerà a proporre tali strumenti con l’obiettivo di consolidare il coinvolgimento di questa platea».
In un altro passaggio delle Linee guida il ministero anticipa anche la possibilità di introdurre nuove caratteristiche finanziarie. Con il Btp Valore è già stato introdotto lo schema della cedola crescente step up, mentre nel 2025 il Btp Più ha sperimentato l’opzione di rimborso anticipato alla pari, configurando di fatto una durata strutturata 4+4 anni.
«Nel 2025 sono state effettuate due emissioni di Btp Valore (febbraio e ottobre) per un ammontare complessivo di circa 31,5 miliardi di euro, in linea con le previsioni di inizio anno. Nel 2026 il Tesoro valuterà una o più nuove emissioni, mantenendo massima flessibilità su scadenza, tipologia e periodicità delle cedole, premio finale per gli investitori retail ed eventuale opzione di rimborso anticipato del capitale», si legge nel documento.
Anche il Btp Italia, il titolo indicizzato all’inflazione nazionale, potrebbe tornare in campo con una nuova emissione, anche in considerazione del fatto che nel 2026 andrà in scadenza un titolo per circa 6,45 miliardi di euro. «Il Tesoro potrà valutare una nuova emissione, mantenendo flessibilità sulla scelta della scadenza. I titoli manterranno l’indicizzazione all’inflazione italiana e il premio finale per gli investitori retail», precisano le Linee guida.
La strategia sulle emissioni
Nel 2026 il Tesoro prevede di collocare sul mercato 350–365 miliardi di euro di titoli di Stato, un ammontare «sostanzialmente in linea con il 2025». Dietro una somma complessiva simile, tuttavia, verrà affinata la distribuzione delle scadenze, per adattare il costo del debito a un contesto caratterizzato da una curva dei rendimenti ancora ripida.
Per comprendere la strategia sarà quindi determinante osservare l’andamento delle emissioni nette, ossia il saldo tra nuovi collocamenti e titoli in scadenza nel corso dell’anno.
Sulle scadenze molto lunghe, tra 15 e 30 anni, è previsto un aggiustamento netto: nel 2026 andranno infatti in scadenza titoli per complessivi 31,6 miliardi di euro, che non verranno rifinanziati sullo stesso orizzonte temporale.
Il perno delle nuove emissioni si sposterà invece sul settennale, una scadenza più coerente con la durata media del debito in essere e caratterizzata da rendimenti che, al momento, non hanno registrato lo stesso aumento osservato sulla parte più lunga della curva. «Sul settennale il Tesoro prevede volumi in aumento rispetto al 2025, con un incremento del peso sul totale delle emissioni lorde. A fronte della scadenza di un solo titolo per 16,2 miliardi, si stimano emissioni nette ampiamente positive, anche in virtù della riduzione graduale delle emissioni a breve», si legge nel documento, con almeno due nuovi titoli previsti su questa scadenza.
Anche il decennale continuerà a rappresentare il punto di riferimento della curva dei rendimenti italiani. I volumi saranno «in linea o lievemente inferiori al 2025», ma le emissioni nette risulteranno positive alla luce di scadenze per 37,7 miliardi di euro. Nel corso dell’anno potranno essere emessi fino a tre nuovi Btp decennali.
Sul fronte del medio termine, è previsto un riequilibrio tra i Btp a tre anni, che registreranno emissioni nette negative, e quelli a cinque anni, che al netto delle scadenze resteranno sostanzialmente stabili, pur con volumi lordi complessivamente inferiori rispetto al 2025.
Novità, infine, per i Btp Short Term, per i quali «la strategia del Tesoro continuerà a essere orientata a una graduale riduzione del peso dei comparti a breve termine sul totale delle emissioni, con conseguente redistribuzione dei volumi sulle scadenze di medio termine». Gli importi collocati nel 2026 potranno risultare «in linea o lievemente inferiori» rispetto all’anno precedente, mentre le emissioni nette potrebbero essere positive.
L’obiettivo è «consolidare i risultati già acquisiti in termini di esposizione ai principali rischi, in particolare quello di tasso di interesse e di rifinanziamento». In altri termini, il Tesoro intende ridurre la quota di debito da rifinanziare frequentemente, in una fase in cui l’evoluzione dei tassi resta incerta e il rischio di nuovi cambiamenti nel ciclo monetario, nel medio periodo, non può essere escluso.

