Bitcoin: una storia di crolli. Ma attenzione a demonizzarlo

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Il Bitcoin è a quota 40.000 dollari. Un tonfo rispetto a inizio maggio quando era arrivato vicino ai 60.000 dollari

Il crollo del Bitcoin del 19 maggio, legato al tweet di Elon Musk, è solo l’ultimo di una lunga serie

Ma attenzione a demonizzare le criptovalute e il loro potenziale

Il Bitcoin è a quota (quasi) 40.000 dollari. Un tonfo rispetto a inizio maggio quando era arrivato vicino ai 60.000 dollari. La regina delle criptovalute è un asset estremamente volatile e lo è sempre stato. Per questo bisogna maneggiarlo con cura. Ma attenzione a demonizzarlo perché presenta anche lato positivi, soprattutto negli ultimi due anni con un’economia globale in seria difficolta. Ma torniamo alla sua storia. Come detto, il crollo del Bitcoin del 19 maggio, legato al tweet di Elon Musk (Tesla ha sospeso gli acquisti di veicoli utilizzando il Bitcoin perché consuma troppa energia) è solo l’ultimo di una lunga serie. Il primo crollo lo si è nel 2012 dove la regina delle criptovalute perse il 42%. Sempre nello stesso anno il Bitcoin crollò una seconda volta del 56%.
Secondo i dati di CoinMarketCap l’anno in questione ebbe “incidenti” ben quattro volte: -32%, -35% e -82%. Dopodiché ci fu un periodo di relativa stabilità fino a quando nel 2016 si registro un nuovo crollo del 86%. Il 2017 fu un anno particolarmente nero per la criptovaluta dato che la sua volatilità si fece particolarmente sentire. Il 2018 tutto sommato ebbe solo un crollo. Nel 2020 il Bitcoin iniziò invece la sua ascesa, grazie anche all’apertura di mezzi di pagamento come PayPall e altri. Ma non solo perché anche le varie banche centrali, tra cui anche la Bce, hanno annunciato di lavorare ad una loro personale valuta digitale. a tutto questo si aggiunge che grandi colossi della finanza hanno deciso di avvicinarsi seriamente al mondo cripto e alcune banche private hanno infatti messo appunto dei programmi per inserire questi asset digitali anche nei portafogli dei clienti che lo richiedono.

Sicuramente dunque il Bitcoin &Co sono molto volatili per loro natura, ma demonizzarli non fa bene. Ricordiamo in Italia gli allarmi lanciati dalla Consob e da Banca d’Italia, ma anche all’estero dalle varie organizzazioni del caso. Secondo Eugenio Sartorelli, vice presidente Siat, lo scagliarsi contro le criptovalute, non ha senso. Al momento queste sono l’unica valuta deflazionista al mondo. “La creazione di liquidità è fuori controllo e i bond mondiali hanno redimenti reali negativi. È una stortura”, spiega Sartorelli. Di questo mondo strano se ne stanno accorgendo anche diversi fondi di investimento che hanno iniziato ad inserire all’interno dei portafogli una piccola percentuale (1-2%) di Bitcoin per stabilizzare gli investimenti e renderli più efficienti. E dunque, demonizzare le valute virtuali sono per colpa di pochi non è corretto.

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