Tasse su Bitcoin e disparità con Etf, Lega pronta a correggere il tiro

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Una moneta Bitcoin d'oro sporge da un portafoglio in pelle marrone, posizionato sulla tastiera di un computer portatile.

Una tassa che punisce gli asset cripto, ma non i prodotti finanziari che ne replicano il valore: un’anomalia che varie imprese del settore reputano incostituzionale.

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Alla fine, parti della maggioranza di governo sembrano aver riconosciuto che l’articolo 4 della bozza della Legge di Bilancio 2025 conteneva più di un elemento critico. L’introduzione di una web tax sulle società di qualsiasi dimensione, anche piccole realtà in passivo di bilancio, e l’arrivo di un’aliquota “punitiva” al 42% sulle plusvalenze generate dalle cripto-attività sono state investite da un’ondata di critiche anche fuori dal dibattito politico, tra gli addetti ai lavori e vari rappresentanti dell’imprenditoria digitale.

Tuttavia, la compagine parlamentare della Lega sarebbe compatta nel voler rivedere la tassazione delle cripto-attività prevista in bozza, anche se l’emendamento promesso dall’onorevole leghista Giulio Centemero è ancora in lavorazione, ed è presto per scoprire quale correttivo sarà adottato per evitare una singolare penalizzazione per i cripto investitori.

Dal punto di vista giuridico, un trattamento fiscale aggravato sul Bitcoin avrebbe una giustificazione assumendo che il governo reputi l’investimento in criptovalute meno desiderabile di altri per il bene collettivo. Benché non vi sia alcuna affermazione esplicita su questo, la leva fiscale è una potente forma di indirizzo e, in questo caso, il messaggio sarebbe chiaro: vi scoraggiamo a investire in Bitcoin. Alcuni osservatori hanno subito evidenziato come il testo della bozza non avesse assimilato all’investimento in cripto-attività anche i fondi exchange-traded che replicano l’andamento di prodotti cripto come il Bitcoin. In Italia sono acquistabili almeno nove fondi di questo tipo, ma nessuno di essi gestisce almeno un miliardo di dollari, in opposizione agli Etf Bitcoin americani che contano masse per oltre 60 miliardi di dollari.

Bitcoin, la disparità di trattamento con gli Etp

Così com'è, la Legge di Bilancio potrebbe davvero favorire i fondi exchange-traded riducendo l'incentivo al possesso diretto di Bitcoin? “Un’imposta così alta sulla detenzione diretta di cripto-attività spingerebbe gli investitori a cercare alternative subottimali in termini di costo, liquidità e flessibilità, ma fiscalmente meno onerose, come Etf, Etc e Etp, tipicamente promossi da società non italiane”, ha affermato a We Wealth Ferdinando Ametrano, docente di Blockchain all'Università Bicocca di Milano, nonché fondatore e Ceo del custode cripto CheckSig, una società che potrebbe essere direttamente danneggiata da una tassazione aggravata sulle plusvalenze delle cripto. Gli Etf su Bitcoin, “mantengono un’aliquota del 26%, allineata con le rendite finanziarie tradizionali: l’aliquota al 42% risulta quindi chiaramente discriminatoria e probabilmente incostituzionale, perché viola principi fondamentali di equità fiscale”.

“Come minimo, l'articolo 4 della legge è stato formulato senza tenere conto della disparità che avrebbe creato fra cripto-attività e prodotti finanziari che investono sugli stessi asset”, ha affermato a We Wealth Alessandro Ronchi, co-CEO dell'exchange italiano Cryptosmart. “Non sappiamo se sia stato un favore consapevole all'industria finanziaria, tuttavia, se il principio dovesse essere punitivo nei confronti dell'utilità sociale del Bitcoin, andrebbe capito che quest'ultima non cambia se ci si investe tramite un Etf”.

We Wealth ha cercato di raggiungere due fra i principali fornitori di fondi exchange-traded su Bitcoin, ma entrambe le società hanno preferito evitare commenti sul possibile assist del governo italiano.

Va sottolineato che la misura non si applica solo alle criptovalute, ma anche a tutti gli asset tokenizzati. Un token sull'oro, con la nuova tassazione, sarebbe soggetto a un'imposta sulle plusvalenze del 42%, mentre l'oro fisico o acquistato tramite Etp sarebbe tassato al 26%”, ha affermato Ronchi, sottolineando come la disparità sia evidente, a parità di sottostante.

Fare cassa sul Bitcoin: funzionerà?

Se lo scopo del governo fosse esclusivamente quello di fare cassa sulla speculazione collegata alle criptovalute, ci sarebbe poi da considerare l'elusione, tutt'altro che impossibile, dell'imposta da parte dei grandi patrimoni. “Gli investitori italiani possono spostare la residenza fiscale in Germania, dove le plusvalenze non sono tassate per investimenti detenuti per almeno 12 mesi, o in Svizzera, dove le plusvalenze non sono tassate”, ha affermato Ametrano, “non è semplice trasferire la residenza fiscale, ma è economicamente conveniente per grandi patrimoni”.

E i numerosi exchange italiani, le piattaforme di scambio che potevano fregiarsi dell'italianità? Secondo Ronchi, la tassazione al 42% sarebbe “estremamente penalizzante” per le società crypto italiane. Il rischio è che molte non riescano a sopravvivere al colpo. “Per le aziende di servizio e le piattaforme, invece, risulterà più ragionevole focalizzarsi su mercati non penalizzati come quello italiano e quindi magari anche trasferirsi”, ha sostenuto Ametrano. “Il governo ha opzioni più eque ed efficaci per aumentare il gettito legato al settore cripto”, ha concluso il fondatore di CheckSig, “incentivare gli operatori come CheckSig che agiscono come sostituto d’imposta, in modo analogo a quanto fanno gli intermediari tradizionali per gli investimenti tradizionali; favorire l'emersione dei patrimoni oggi detenuti al di fuori del circuito degli intermediari autorizzati. In questo modo il fisco otterrebbe migliori risultati, senza introdurre aliquote penalizzanti che ottengono invece l’effetto contrario e penalizzano l’industria e l’innovazione tecnologica in Italia”.

Lo scorso 17 ottobre è stata presentata una lettera aperta al Mef in opposizione al nuovo trattamento fiscale sulle cripto-attività, che vede fra i firmatari non solo vari esponenti imprenditoriali del mondo crypto italiano (fra cui gli stessi Ametrano e Ronchi), ma anche il presidente di Nafop, Cesare Armellini e la direttrice dell'Osservatorio Blockchain del Politecnico di Milano, Valeria Portale.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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