Alibaba, Jack Ma deve dire addio ai servizi fintech?

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La Banca centrale della Cina ha intimato al magnate di Alibaba Jack Ma di ridimensionare il business dei servizi fintech della sua Ant Group. L’accusa ufficiale è di «scarso rispetto delle regole». Ma si tratta solo dell’ultimo episodio di una diatriba che prosegue da quando l’uomo più ricco del paese ha osato criticare l’inefficienza delle banche di Stato

Dopo l’autorità antitrust, anche la PoB (People Bank of China) mette un freno alle ambizioni di “mister Alibaba” Jack Ma. Le accuse della Banca centrale cinese suonano gravi e fanno seguito ai rimbrotti antitrust di qualche giorno fa. Ant avrebbe «poca conoscenza della legalità» e starebbe «chiudendo un occhio sui requisiti di compliance», scrive il vice-governatore dell’istituzione.
Le schermaglie con l’amministrazione cinese si sono aggravate lo scorso novembre dopo che Ma, uomo più ricco del paese, aveva pubblicamente accusato le banche statali cinesi di seguire una filosofia da «monte di pietà». Approccio di ben poco supporto e stimolo all’iniziativa imprenditoriale privata e alle piccole imprese. Un discorso che le autorità cinesi hanno ritenuto «sfacciato». La risposta immediata alle parole di Ma è stato lo stop dell’attesa quotazione della gigantesca Ant Group (ex Ant Financial e Alipay), fintech della piattaforma di e-commerce Alibaba.

Dopo la mancata ipo, la società sta cercando di dimostrare al governo di non avere intenzioni monopolistiche. Molte le misure in tal senso, come la sospensione del servizio di deposito per le banche regionali. A farne le spese, anche il credito al consumo. Il colosso fintech ha posto un tetto al credito al consumo per i più giovani, adducendo motivazioni di educazione a una spesa «più responsabile». App di credito al consumo come Jiebei venivano infatti abitualmente utilizzate dai millennial anche solo per acquistare una borsa Gucci, come riporta il Ft.

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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