Imprese familiari, il passaggio generazionale è la chiave per il rinnovamento

16 Dicembre 2019 · 3 min

Il passaggio generazionale non deve essere considerato un “momento” ma un “processo”. Secondo Salvatore Sciascia, professore ordinario dell’Università Cattaneo – Liuc, una corretta pianificazione può essere la giusta strada per il rinnovamento.

In che modo le imprese familiari italiane si approcciano alla quarta rivoluzione industriale?

“Le imprese familiari sono molto eterogenee in termini di età, dimensione, complessità del business e coinvolgimento della famiglia nell’impresa. Nell’ambito di questa eterogeneità ci sono sia imprese familiari molto capaci di affrontare le nuove sfide di questo contesto competitivo, sia imprese che non ce la fanno. Queste ultime forse fanno più rumore delle prime, però le ricerche ci dicono che medialmente le imprese familiari sono molto più capaci di quelle non familiari di performare bene in termini di redditività, innovatività, resilienza e di crescita del fatturato. Per poter appartenere a questo gruppo di imprese familiari molto performanti occorrono tre cose:

  1. strategie chiare, condivise e formalizzate
  2. strumenti e organi di governance sia familiare che aziendale
  3. apertura del capitale, del management e del board”.

Il passaggio generazionale può essere un buon momento per rinnovarsi?

“Certamente, il passaggio generazionale è il momento in cui potersi rinnovare. Tuttavia, non deve essere un momento, ma un processo. Le imprese che affrontano il passaggio generazionale come un momento lo vivono come un trauma, quelle che invece pianificano un percorso possono approfittare di questa grande opportunità di rilancio. Certo non è facile pianificare: occorre stabilire cosa trasferire, a chi, quando e in che modo. Per questa ragione, viste queste difficoltà, molte imprese vivono il passaggio generazionale come una grande minaccia, ma in realtà una grande minaccia è la non-successione, il non-passaggio generazionale, lasciare la generazione precedente alla guida di un’impresa che ha di fronte nuove sfide”.

Che ruolo svolgono in questo contesto le nuove generazioni?

“Il loro ruolo è decisivo. Oggi la maggior parte delle imprese familiari è guidata dai cosiddetti baby boomers, cioè da coloro che hanno tra i 55 e i 70 anni, e un impresa su quattro è addirittura guidata da ultrasettantenni. Urge un passaggio di consegne alla generazione X, coloro che nel 2019-2020 hanno fra i 40 e i 55 anni. E’ una generazione molto capace sia di leggere gli ultimi dati del precedente paradigma tecnologico, ma anche di comprendere le dinamiche del nuovo paradigma tecnologico e sociale. Seguono i millennials, coloro che sono nati tra gli anni ’80 e gli anni ’90, che oggi hanno delle posizioni di middle management, ma che presto prenderanno in mano delle posizioni di leadership. Saranno sicuramente dei grandi innovatori orientati all’innovazione sostenibile, che è nelle loro corde”.

E la generazione Z in particolare?

“Attualmente sono fra i banchi dell’università. Questa nuova generazione di nativi digitali va preparata non solo alle nuove sfide del nuovo paradigma tecnologico, ma anche alle sempreverdi sfide delle imprese familiari”.