Rating Esg, verso aziende più trasparenti

13 Dicembre 2019

La sostenibilità è un tema chiave nel mondo degli investimenti finanziari, ma manca ancora una definizione chiara dei criteri con cui attribuire i rating Esg. Quali sono le prospettive? Secondo Maurizio Primanni, amministratore delegato di Excellence Consulting, è necessaria innanzitutto una maggiore trasparenza da parte delle aziende.

Investimenti sostenibili, a che punto siamo?

“Si parla di investimenti sostenibili dal 2015, quando con l’Accordo di Parigi 195 paesi hanno deciso di accordarsi, dandosi delle regole comuni per migliorare il contributo della finanza a rendere la società e l’ambiente più ecosostenibile. Dopodiché sono state sviluppate una serie di evoluzioni normative, che sono passate da un gruppo di studio della Commissione europea a delle proposte di modifica della Mifid2 in maniera tale che, nella valutazione dell’adeguatezza dell’investimento, si tenga conto anche di quanto sia sostenibile. A questa proposta della Commissione europea, l’Abi ha risposto recentemente sostenendo che il mercato dal punto di vista dei prodotti ecosostenibili non sia ancora sufficientemente maturo e i costi di adeguamento per le banche e per le società finanziarie sarebbero molto significativi. Di conseguenza, è stata chiesta una proroga rispetto alla decisione originaria che prevedeva di avere un adeguamento nella logica di valutazione dell’adeguatezza dell’operazione di investimento in 18 mesi, a partire da gennaio 2020. Valutare la sostenibilità di un investimento significa valutare quanto la singola azienda, che è sottostante all’investimento, rispetti l’ambiente e le norme sul lavoro dal punto di vista sociale, abbia un adeguato mix di quote rosa all’interno dell’azienda, e rispetti anche un equilibrato sistema di governance in termini di composizione del Consiglio di amministrazione e di obiettivi affidati agli amministratori delegati”.

Quali sono le prospettive?

“Si parla molto in questo periodo di sostenibilità nel mondo degli investimenti finanziari. E’ un mercato che sta nascendo in questo momento. C’è bisogno di società che valutino effettivamente il rating finanziario di ogni singola azienda, ma ancora non c’è una copertura totale del mercato. Inoltre, c’è bisogno di una definizione chiara dei criteri con cui si attribuisce il rating, che non è stata fatta dal legislatore. Infine, c’è bisogno anche che le aziende siano trasparenti nel fornire tutte le informazioni in maniera tale che chi attribuisce un rating, lo faccia come cognizione di causa. Le prospettive sono quelle di un percorso che si svilupperà negli anni. Siamo soltanto all’inizio”.

Quali prodotti offre il mercato?

“Oggi cominciamo ad avere alcuni prodotti compliant con i criteri di sostenibilità. Le società d’investimento stanno certificando anche i loro processi di investimento facendo sì che chi realizza degli investimenti, oltre a valutare i dati finanziari, le prospettive economiche e i dividendi che distribuiamo in un’azienda, valuti anche quanto quest’ultima sia rispettosa dell’ambiente, del sociale e abbia delle regole di governance che garantiscano una sostenibilità di medio-lungo periodo”.