Mercato dell'arte, la posizione del fisco su speculazione e collezionismo

01 Luglio 2019 · 3 min

Il mercante d’arte produrrà redditi d’impresa che saranno tassati ai fini Irpef, Irap e Iva. Ma quali sono le conseguenze fiscali per lo speculatore occasionale e il collezionista? Andrea de’ Mozzi, dottore commercialista ed equity partner di Pedersoli Studio Legale, fa un punto sulla posizione del fisco nel mercato dell’arte

Il mercato dell’arte tra speculazione e collezionismo: qual è il punto di vista del Fisco?

Il fisco mira a individuare tre tipologie di soggetti. Il primo è il mercante d’arte, ovvero il soggetto che in modo abituale e professionale investe in opere d’arte ai fini di trarne profitto. Il secondo è quello dello speculatore occasionale, ovvero il soggetto che in modo non abituale investe in opere d’arte al fine di generare dell’utile. L’ultima categoria è quella del collezionista, ovvero il soggetto che compra e vende opere d’arte al fine di incrementare la propria collezione d’arte.

Il mercante d’arte, lo speculatore occasionale e il collezionista: quali sono le conseguenze fiscali?

Le conseguenze sono differenti a seconda del profilo soggettivo. Il mercante d’arte produrrà redditi d’impresa tassati ai fini Irpef, Irap (se dotati di una struttura organizzativa) e Iva. Al contrario, lo speculatore occasionale tasserà i propri redditi come redditi diversi. Infine, i redditi del collezionista non avranno rilevanza ai fini fiscali.

Quali sono gli elementi di discrimine tra il mercante d’arte e il collezionista?

Gli indicatori principali presi in considerazione dalla giurisprudenza sono l’importo dell’investito per gli acquisti, il giro di affari prodotto, la frequenza e il numero delle transazioni, il tempo di possesso dell’opera e il motivo per il quale hanno spinto a vendere le opere stesse. Questi elementi servono a capire se l’acquisto e l’eventuale vendita sono stati dettati dall’obiettivo di generare del guadagno o per accrescere l’opera d’arte. Non c’è finalità di lucro in caso di vendita di beni in concomitanza con esigenze finanziarie oppure in caso di permute effettuate dai collezionisti per accrescere le opere d’arte. Infine, bisogna escludere la rilevanza reddituale in caso di vendita di opere d’arte provenienti da donazioni o da lasciti ereditari.