Cronistoria dell'India in un 2021 a più velocità

Gloria Grigolon
Gloria Grigolon
27.12.2021
Tempo di lettura: 3'
Un avvio d’anno complesso, una primavera travagliata, un’estate di nuove aspettative e una chiusura d’anno sulla strada del successo. Il viaggio dell’economia indiana in questo 2021 è stato a più velocità. Ripercorriamo assieme le principali tappe con gli esperti di UTI International
Dagli inizi complicati alla svolta: il 2021 è stato un anno a più velocità per l'India. Proprio quando il dramma della pandemia sembrava non raggiungere mai il punto di svolta, il paese ha reagito, deciso a mostrare tutto il suo valore. Non senza alcune difficoltà

Early 2021: Covid alla fine dei giochi?


L'avvio di 2021 ha visto per l'India una fase di progressivo allentamento delle tensioni legate alla pandemia da Coronavirus, dopo il picco di casi giornalieri toccato a settembre 2020 che ha rasentato la cifra di 100 mila infetti, secondo le stime Worldomete (inferiori al picco dei 250 mila casi giornalieri toccati dagli Usa nell'ultimo mese del 2020).
Nel corso del primo trimestre, il premier Narendra Modi ha dichiarato di fatto la vittoria sul virus. Il suo ministro della salute ha rassicurato la popolazione in un comunicato di inizio marzo che l'India aveva raggiunto la “fine dei giochi” della pandemia. Nel suo editoriale dell'8 maggio, The Lancet, rivista medica, scriveva in parallelo che Modi sembrava però “più intento a rispondere alle critiche” sui social media che non a "cercare di controllare la pandemia".

Il dramma d'aprile: Covid, again


La situazione si complica con il mese di aprile. La CNBC titolava allora: India reports record Covid cases again. Il crescere dei casi ha riacceso una problematica che già si era presentata in occasione del picco dell'anno precedente: la carenza di attrezzature medico sanitarie, specie letti ospedalieri, medicinali, dispositivi di protezione e ossigeno, pur attestandosi nell'olimpo dei principali produttori di vaccini. Già prima della pandemia, dati Airfinity, il 60% dei vaccini in circolazione era infatti prodotto tra Calcutta e Nuova Delhi (cui si attribuisce oggi poco meno del 40% della produzione del siero AstraZeneca), insufficiente però di fronte all'incessante ritmo della domanda. L'India è stata tra i principali firmatari di CoVax, realtà nata nel 2021 su iniziativa della GAVI Alliance, cooperazione di soggetti pubblici e privati con lo scopo di migliorare l'accesso all'immunizzazione nei paesi poveri, e dell'Organizzazione mondiale della sanità (l'Oms, che acquista quasi il 70% dei vaccini proprio in India). In base agli accordi iniziali, il Serum Institute of India (SII) avrebbe dovuto produrre circa un miliardo di dosi del vaccino sviluppato all'università di Oxford, destinandone la metà ai paesi meno sviluppati. L'incremento dei contagi entro i confini nazionali ha cambiato però le priorità del paese, con conseguenze sulle forniture globali.
Il 3 giugno 2021 l'India, con la sua popolazione da 1,38 miliardi di abitanti a fine 2020 secondo i dati del Fondo monetario internazionale, registrava da inizio pandemia la quota dei 300 mila decessi, numero più alto di morti al mondo dopo Stati Uniti e Brasile. La ricaduta è stata globale: l'incremento dei contagi entro i confini ha determinato il blocco dell'export di dosi dal paese.
A inizio maggio, Bloomberg apriva col titolo: India's Covid Catastrophe Shows World the Danger of Complacency.

La tarda primavera dell'economia indiana


In un contesto complesso, aggravato dalla stampa internazionale, determinante per la ripresa è stato l'intervento del governo, su tutti i fronti. Le autorità hanno anzitutto confermato i principali aiuti fiscali disposti nel 2020 a favore di privati cittadini e imprese, i più celebri dei quali la dilazione nei pagamenti delle imposte per le piccole e medie imprese e la facilitazione al credito da parte bancaria per i detentori dei mutui.
Il 21 giugno venivano resi disponibili e gratuiti i vaccini per tutti i cittadini con più di 18 anni. Le somministrazioni giornaliere superano così per la prima volta 6 milioni (dati CEIC, HSBC di ottobre 2021). Il 21 ottobre scorso viene tagliato il traguardo di un miliardo di dosi somministrate e il 27 ottobre il Ministero della salute e del benessere della famiglia annuncia l'avvio di una campagna di vaccinazione “porta a porta” della durata di un mese per immunizzare tutte le persone idonee.
Per quanto riguarda il fronte economico, la Reserve Bank of India (Rbi) già intervenuta nel marzo 2020 con un taglio dei tassi di 75 punti base (come la maggior parte delle altre banche centrali), ha attuato una serie di misure di stimolo per favorire l'immissione di liquidità nel sistema. A fronte della ricaduta del 2021, la Rbi ha annunciato il 7 aprile l'avvio del programma di acquisizione titoli di Stato G-SAP 1.0 da 1 lakh crore, (pari a circa 13,5 miliardi di dollari) atto a sollevare il mercato obbligazionario dalle pressioni di breve e a ridare fiato al sistema del credito. La misura è stata poi riproposta il 4 giugno 2021 con un secondo piano G-SAP 2.0 da 1,2 lakh crore (pari a 15,8 miliardi di dollari). A dicembre, la Rbi ha inoltre confermato un approccio supportivo per l'economia e il mercato domestico, lasciando inalterati i tassi al 4%.

I nuovi numeri verso la crescita


Il rapido percorso di ripresa intrapreso ha aperto la strada verso un futuro promettente per l'India.
A settembre Reuters evidenziava: India reports smallest rise in COVID-19 deaths since mid-March.
La borsa valori indiana ha iniziato a registrare crescite record: il 25 maggio la capitalizzazione del mercato indiano ha raggiunto e superato per la prima volta i 3 mila miliardi di dollari (soltanto 4 anni prima era pari a 2 mila miliardi). A conferma di tale traguardo è anche il dato legato all'ingente numero di Ipo avvenute nel 2021: secondo l'India IPO Trends Report: Q2 2021 di EY, la crescita registrata è pari al +156% rispetto al 2020 e ha permesso all'India di posizionarsi al dodicesimo posto nella classifica mondiale.
Un trend di crescita destinato a proseguire? “La valutazione delle azioni indiane è innegabilmente elevata, eppure riteniamo che l'India possa ancora offrire rendimenti azionari maggiori rispetto agli altri mercati emergenti” commenta Praveen Jagwani, Chief executive officer di UTI International. Secondo l'esperto, ci sono 4 ragioni chiave a sostegno di questa convinzione: la presenza di una classe media giovane, in crescita e lavoratrice; un livello di debito in capo a famiglie e aziende molto basso rispetto ai coetanei globali e le prospettive di una prossima fase in cui un boom del credito alimenterà il motore dei consumi; le riforme strutturali degli ultimi anni, che hanno iniziato a generare contributi economici e che potrebbero far sentire il proprio impatto durante questo decennio; infine, il vento geopolitico a favore: le catene di approvvigionamento globali si spostano infatti dalla Cina all'India, verso una crescita guidata dalla produzione e dalle esportazioni.

India 2021: the world's fastest growth?


A conferma della buona luce sul futuro indiano, le prospettive della World Bank (Wb): a gennaio l'istituto ipotizzava una crescita del Prodotto interno lordo (Pil) del 5,4%; con l'inizio della ripresa di giugno, la WB ha poi aggiustato le proprie attese all'8,3% per il 2021 e al 7,5% per il 2022. D'altro canto, le proiezioni del Fondo monetario internazionale (Fmi) di gennaio riportavano una crescita del Pil pari al 11,5% per il 2021 e al 6,8% per il 2022. In questo caso l'aggiustamento condotto a giugno (e riconfermato a novembre) è stato a favore di una crescita ridotta ma più prolungata: 9,5% per l'anno in corso e 8,5% per il successivo.
Il 31 agosto, Bloomberg evidenziava: Strong demand keeps India on path to world's fastest growth.
Chi alimenterà, quindi, il prossimo round di ripresa globale? “Al momento, tutti i segnali puntano verso l'India”, commenta Praveen Jagwani. Delhi ha infatti dimostrato “di avere l'aspirazione e la determinazione di controbilanciare la Cina nell'Indo-Pacifico”, continua. Questi dati, infatti, lasciano spazio per ipotizzare una crescita indiana superiore a quella della Cina. L'India, dal canto suo, avrà inoltre a disposizione dieci anni in più di tempo (target al 2070) rispetto a Pechino (target al 2060) per il raggiungimento dell'obiettivo net zero, fissato dal governatore Narendra Modi durante la conferenza sul clima Cop26 delle Nazioni Unite lo scorso novembre. Una finestra di tempo più ampia che darà spazio di crescita anche a quella nuova fascia di popolazione indiana che negli anni sta uscendo dalla soglia di povertà, che contribuirà ad alzare il livello di fabbisogno di energia e consumi.

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