Tra inflazione e incertezza geopolitica: cosa succede ai bond?

I primi sei mesi dell’anno non sono stati tra i più luminosi per il comparto dei bond, che ha sofferto molto per l’inflazione che stenta ad abbassarsi e le incertezze geopolitiche. Cosa accadrà nei prossimi mesi? Parola a Vontobel

Il 2024 sembra l’anno della politica, con più di 4miliardi di persone chiamate alle urne. Ma è bene ricordarsi che gli effetti delle elezioni non solo superano i confini statali, ma anche quelli politici. La prima metà dell’anno è infatti stata dominata da una discreta volatilità, proprio indotta dalle elezioni, sia quelle programmate, che quelle arrivate a sorpresa nel Regno Unito e in Francia. Se a questo si aggiunge un’inflazione di fondo che si sta dimostrando più ostinata del previsto, è sorprendente come l’economia globale ha continuato a mostrare livelli di crescita sani negli Stati Uniti, ma anche in Europa.

Ma mentre la crescita e la forza del mercato del lavoro stanno supportando il rally azionario, i tassi di default e gli spread creditizi sono invece stati contenuti e anche i titoli di Stato hanno offerto rendimenti solo modesti.

Tra titoli di Stato e credito

Se a fine 2023 si pensava che un taglio dei tassi fosse ormai imminente, l’inflazione che stentava a scendere ha costretto le banche centrali a ritardare i tagli dei tassi, che in Europa sono arrivati a giungo ma per gli Stati Uniti sono ancora lontani. E questo ha, chiaramente, avuto un effetto sui titoli di Stato: al 30 giugno, i Treasury statunitensi a 10 anni avevano registrato un rendimento di circa -1,4% nell’arco di un anno, mentre i titoli di Stato equivalenti di Germania, Giappone e Regno Unito avevano registrato una performance inferiore, rispettivamente del -2,4%, -2,5% e -2,6%. E secondo Felipe Villarroel, portfolio manager di Vontobel Institutional Clients, la seconda metà dell’anno è iniziata in modo molto simile con un netto sell-off dei mercati sovrani.

Al contrario invece, nonostante gli alti tassi di interesse, il mercato del credito si è portato a casa dei buoni risultati durante il primo semestre. A fine giugno, infatti, i titoli high yield statunitensi, europei e inglesi avevano reso rispettivamente il 2,6%, il 3,15% e il 4,5%.
Considerando che per i prossimi sei mesi le tendenze macro rimarranno per lo più simili, è lecito immaginarsi che anche in questo settore non ci saranno cambiamenti radicali.

Un occhio verso il futuro

Guardando ai prossimi mesi e agli eventi che accompagneranno gli investitori fino alla fine dell’anno, sono due gli aspetti che rimarranno fondamentali per capire cosa potrebbe accadere al mercato: inflazione ed elezioni.
Come abbiamo già visto, al momento vi è molta incertezza su quanto tempo sarà necessario aspettare prima che l’inflazione rientri nel target del 2%. Infatti, nonostante questa si stia abbassando – più in Europa che negli Stati Uniti – sono proprio gli ultimi passi ad essere i più complicati. In ogni caso, è lecito pensare che questa rimarrà il principale stimolo per le banche centrali.
In quest’ottica, secondo l’esperto, “è probabile che la volatilità dei titoli di Stato persista, ma ciò non equivale necessariamente a rendimenti totali negativi o scarsi, semplicemente la nostra ipotesi è che i Treasury statunitensi a 10 anni, i Bund e i Gilt rimangano in una fascia ampia simile a quella osservata negli ultimi mesi. Mentre riteniamo che il credito sovraperformerà i titoli di Stato anche nel secondo semestre”.

Per quanto riguarda le elezioni, invece, questo secondo semestre è iniziato con forza, nel giro di una settimana si sono infatti tenute sia le elezioni in Francia sia nel Regno Unito, ma il loro effetto sul mercato è stato ben presto contenuto. A lasciare molte domande senza risposta e con un forte potenziale per muovere i mercati in modo consistente sono invece le elezioni presidenziali statunitensi, che si terranno il prossimo 5 novembre. Dopo il dibattito del 27 giugno, dove Joe Biden è sembrato particolarmente stanco e in difficoltà, le quotazioni di Donald Trump sono aumentate e, se dovesse effettivamente tornare alla casa Bianca, potrebbe spingere la crescita del paese, ma anche l’inflazione e il deficit di bilancio.
In tal senso, secondo Villarroel è bene rimanere cauti, “in quanto un rallentamento dell’economia statunitense potrebbe portarci in un trading range più basso, mentre una vittoria di Trump con un Congresso repubblicano potrebbe avere l’effetto opposto”.

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