Obbligazionario: 3 ragioni per cui guardare ai bond targati Usa

Mentre il mercato si interroga se e quando la Fed inizierà l’allentamento monetario, con il primo taglio dei tassi, le condizioni sembrano farsi mature per un periodo di sovraperformance delle obbligazioni statunitensi. Ne sono convinti in Fidelity International. Ecco perché

Se in Europa il tanto atteso taglio dei tassi c’è stato, con la riunione dello scorso 6 giugno in cui la Bce ha avviato la fase di allentamento monetario, Oltreoceano la sforbiciata si fa attendere. Il pivot della Fed, ovvero la svolta a 180 gradi della politica monetaria, che sembrava dovesse scattare già nei primi mesi dell’anno, slitta di meeting in meeting e lo scenario è più incerto di fronte a una inflazione che rimane persistente.

Eppure, qualcosa sta cambiando e secondo Fidelity International si stanno creando le condizioni per un periodo di sovraperformance del mercato obbligazionario statunitense. “Finora la strategia di detenere bond Usa è stata un’attesa non corrisposta”, afferma Rick Patel, gestore di Fidelity International, che però continua: “A nostro avviso, le premesse per un periodo di sovraperformance delle obbligazioni statunitensi ci sono tutte quando, come spesso accade, il consenso viene confuso”.

Secondo il gestore, sono soprattutto tre le ragioni per cui guardare ai bond targati Usa:

1: La discesa dell’inflazione core

Il primo fattore da osservare è la discesa, seppur lenta, dell’inflazione core degli Stati Uniti, ovvero quella depurata dalle componenti più volatili come alimentari ed energia. Ad aprile questo dato è scivolato sul minimo di tre anni e a maggio dovrebbe registrare un’ulteriore discesa, secondo le aspettative del mercato, attestandosi al 3,4% su base annua. “Ci sono buone ragioni per aspettarsi che l’inflazione di base dei servizi e dei beni continui a scendere” sostiene Patel.

Secondo l’esperto, una componente importante dell’inflazione dei servizi di base riguarda l’affitto equivalente dei proprietari, che calcola quanto pagherebbe in affitto chi possiede un immobile per viverci. Anche i prezzi dei beni di base rimangono una componente chiave e in questo senso “un eventuale rallentamento della domanda dovrebbe sostenere una continua disinflazione, che a sua volta darebbe alla Fed più spazio per tagliare i tassi”.

2: I consumi sotto pressione

A proposito di rallentamento della domanda, l’esperto di Fidelity International ne è piuttosto convinto: non è una questione di “se” ma solo di “quando”. A suo avviso, infatti, c’è una porzione sempre più ristretta di americani che è in grado di continuare a spendere come ha fatto dopo la pandemia. “Lo stress dei consumatori di fascia bassa è ben noto, ma quelli con un reddito medio vedono una crescita del reddito reale pari ad appena il 25% dei livelli del 2023, oltre all’esaurimento dei risparmi in eccesso e alle continue pressioni sul costo della vita”.

3: Il mercato del lavoro meno solido (di quanto si pensi)

Attenzione anche al mercato del lavoro statunitense, perché potrebbe essere meno robusto di quello che si immagina. È vero che a maggio le nuove buste paga nel settore non agricolo (nonfarm payrolls) si sono attestate a 272mila, ben al di sopra delle 180mila previste dal consensus, ma la lettura del mese precedente è stata rivista leggermente al ribasso, da 175 a 165 mila unità. “La recente forza occupazionale riflessa nelle buste paga non agricole è stata dominata da settori non ciclici come l’istruzione, l’impiego pubblico e parte della sanità – aggiunge Padel – La maggior parte degli altri settori è rimasta ferma o ha perso posti di lavoro”. A smorzare in parte la solidità del quadro generale è anche il tasso di disoccupazione che in maniera inaspettata è salito dal 3,9% al 4,0%.

Inoltre, alcuni indicatori anticipatori della crescita occupazionale starebbero dando segnali di rallentamento. Tra questi, il sondaggio della National Federation of Independent Business (NFIB) sulle intenzioni di assunzione delle piccole imprese e l’occupazione a tempo parziale rispetto a quella a tempo pieno.

Fed e il dilemma del taglio tassi

Di fronte a questo quadro, Fidelity ritiene che la Fed dovrà procedere a tagli dei tassi a una velocità superiore a quella attualmente prevista dal mercato, man mano che l’inflazione cala. “Sarà la velocità della disinflazione a dettare la velocità di questi tagli, in assenza di shock sulle prospettive di crescita e del mercato del lavoro che ne accelerino il ritmo”.

L’attesa per l’inizio del ciclo di tagli anche da parte della Fed potrebbe trascinarsi ancora, ma le ragioni per aspettarsi che l’attuale consenso venga rovesciato sono sempre più forti. E “le obbligazioni statunitensi di alta qualità dovrebbero ottenere buoni risultati se e quando si verificherà questo cambiamento”.

di Valeria Panigada

Giornalista professionista, è laureata in Economia e Commercio presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca. In We Wealth scrive di mercati, economia e investimenti. Conduce la trasmissione Weekly Bell.

Domande frequenti su Obbligazionario: 3 ragioni per cui guardare ai bond targati Usa

Perché l'articolo suggerisce di guardare ai bond statunitensi nonostante l'incertezza sui tassi della Fed?

L'articolo indica tre ragioni principali per considerare i bond USA: la discesa dell'inflazione core, la pressione sui consumi e un mercato del lavoro meno solido del previsto. Questi fattori potrebbero influenzare le future decisioni della Fed riguardo ai tassi di interesse.

Qual è la differenza principale tra la politica monetaria della BCE e quella della Fed riguardo ai tassi di interesse?

Mentre la BCE ha già avviato una fase di allentamento monetario con un taglio dei tassi il 6 giugno, la Fed sta ritardando la sua decisione di tagliare i tassi. Questo slittamento è dovuto a un'inflazione che rimane persistente oltreoceano.

Quali sono i segnali che indicano un possibile cambiamento nella politica monetaria della Fed?

Nonostante l'inflazione persistente, l'articolo menziona che 'qualcosa sta cambiando'. Questo suggerisce che i dati economici, come quelli relativi all'inflazione core, ai consumi e al mercato del lavoro, potrebbero presto portare la Fed a riconsiderare la sua strategia.

In che modo la discesa dell'inflazione core negli Stati Uniti potrebbe influenzare i bond?

Una discesa dell'inflazione core è generalmente un segnale positivo per i bond, poiché tende a ridurre la pressione per aumenti dei tassi di interesse. Questo potrebbe rendere i bond USA più attraenti per gli investitori in cerca di rendimenti stabili.

Qual è l'impatto atteso dei consumi sotto pressione sul mercato obbligazionario statunitense?

I consumi sotto pressione possono indicare un rallentamento dell'economia, il che potrebbe spingere la Fed a considerare un taglio dei tassi per stimolare l'attività economica. Questo scenario renderebbe i bond, in particolare quelli a reddito fisso, più interessanti.

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